Stadio della Roma: dalla Raggi e Toninelli nessuna certezza

Dopo mesi di silenzio e imbarazzi, Virginia Raggi torna a parlare dello Stadio della Roma, accompagnata dall’ineffabile ministro Toninelli. Entrambi però sono riusciti a non dire niente, abilità che contraddistingue la Sindaca e il titolare delle Infrastrutture quando hanno a che fare con questioni spinose. E quella dello Stadio è molto spinosa, dopo le inchieste che hanno portato agli arresti del costruttore Parnasi e dell’ex presidente Acea Lanzalone, nominato dalla giunta Raggi come esperto che avrebbe dovuto fluidificare il procedimento.

Altra tegola caduta in testa all’amministrazione pentastellata è quella lanciata dal Politecnico di Torino al quale la Sindaca aveva affidato uno studio sui trasporti e sul traffico nella zona a seguito di partite di calcio o di eventi. La relazione pare sia stata tremenda e abbia bocciato il progetto Stadio così come voluto dai 5Stelle, ma qualcuno adesso parla di una manina che avrebbe modificato lo studio. Queste manine sono spesso presenti quando a governare sono esponenti grillini, forse perché non riescono a tenere sotto controllo i propri collaboratori o forse (come sostiene Di Maio) sono i poteri forti che ostacolano il cambiamento. Sarà stata pure la manina dei poteri forti, ma il testo della relazione del Politecnico arrivato ai giornali parlava di caos e blocchi totali del quadrante sud di Roma ad ogni evento sportivo.

La Raggi, però, smentisce e in una intervista alla Gazzetta dello Sport spiega di aver inviato nuova documentazione ai professori torinesi che ora dovranno rivedere il loro parere. Quale sia questa documentazione non è dato sapere anche se parla genericamente di una mobilità sostenibile che l’amministrazione sta mettendo in campo in tutta Roma. Cosa c’entra la mobilità di tutta Roma con uno Stadio che sfoga 60 mila persone su due stradine strette non si capisce. Ma forse siamo noi ad essere un pochino tardi di comprendonio. E allora cerchiamo di leggere con più attenzione l’intervista rilasciata dalla Raggi alla Gazzetta.

Alla domanda se le infrastrutture pubbliche saranno sufficienti, la Sindaca risponde: “Secondo gli uffici sì. E me lo auguro”! Cioè nessuna assunzione di responsabilità, ma uno scarico sui dipendenti capitolini e poi una esclamazione del tipo “che Dio ce la mandi buona” !?!

Poi arriva la solita storia della colata di cemento che non può mancare quando si parla di questa opera. Secondo la Sindaca, grazie a lei si sarebbero ridotte le cubature del 50%, senza però spiegare che contestualmente sono state eliminate tutte le infrastrutture a carico del privato che ora invece dovranno essere fatte a spese del Comune o dello Stato. Insomma un pessimo affare per i cittadini che dice di difendere.

Infine alla domanda se sarà il 2019 l’anno dell’inizio dei lavori, la Raggi risponde in perfetto politichese pentastellato.

 

Non sembra, insomma, che da questa intervista siano emersi elementi nuovi. Il progetto resta appeso alla costruzione di un ponte, quello di Traiano, senza il quale l’area diventerebbe un imbuto. E su questo punto interviene il ministro Toninelli. Intervistato da Radio Radio ha dichiarato che “il ponte di Traiano è un’opera attenzionata dal governo e se fosse necessario costruirlo questo governo lo farà”. Un po’ pochino come rassicurazione da parte dell’esecutivo. Non solo Toninelli conserva il dubbio della necessità del ponte, ma non indica neanche le fonti di finanziamento che con ogni probabilità non ci sono. Insomma, sia dalla Sindaca, sia dal Ministro delle Infrastrutture non si riesce ad avere una parola chiara sullo Stadio, sui fondi, sui tempi e sulle strade da realizzare.

Dall’arresto di Lanzalone sono passati 8 mesi. Se si procede con questo passo, probabilmente in quello stadio non riusciranno a giocare neanche calciatori giovanissimi come Gerson o Antonucci, ma i loro pronipoti.

 

 

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Pubblicato da Andrea Coia su Venerdì 3 luglio 2020
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