Sindaco ormai in scadenza ma PD ha poco da gioire

Con tutti i giornali che si esercitano al più facile dei tiri al piccione nei confronti del Sindaco Raggi, vista anche la pochezza del bersaglio, ci eravamo affidati al sempre ottimo Malvino per delineare un possibile epilogo della vicenda romana:

Al M5S resta un’unica scappatoia per non pagare a caro prezzo la leggerezza di aver candidato Virginia Raggi al Campidoglio, e chissà che non possa addirittura guadagnarci qualcosa: non più tardi di domenica o lunedì, deve ufficialmente chiederle di dimettersi, sperando che ella opponga una qualsiasi resistenza, anche blanda, fosse pure in forma d’indugio, per espellerla subito dal movimento …

Qui il post completo.

 

Invece l’esito dei conciliaboli di ieri sera è stato quello pubblicato sul blog beppegrillo.it, ossia: “Roma va avanti con Virginia Raggi sindaco del MoVimento 5 Stelle. Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia.” […] “Mettiamo la barra dritta e avanti tutta“.

Vi è poi in coda un breve testo a firma del Sindaco Raggi che tra l’altro scrive:

Daniele Frongia ha deciso di rinunciare al ruolo di vicesindaco mantenendo le deleghe alle Politiche giovanili e allo Sport.
Contestualmente Salvatore Romeo ha deciso di dimettersi dall’incarico di capo della Segreteria politica.
Al contempo a breve avvieremo una nuova due diligence su tutti gli atti già varati.

 

Chissà se Frongia e Romeo hanno deciso autonomamente di dimettersi dagli incarichi o siano stati “caldamente consigliati”. Peraltro Frongia rimane assessore, per cui non parrebbe un grande passo indietro. Inoltre già l’attuale amministrazione non ha brillato per eccessivo attivismo, se poi ora deve spendere altro tempo e risorse per rivedere tutti gli atti già varati, per i problemi della città ci sarà da aspettare ancora un bel po’.

 

A noi pare chiaro che le decisioni prese ieri sera sono l’ennesima dimostrazione della pochezza, inesperienza e supponenza dell’attuale amministrazione, avallate, e questo stupisce, dai vertici nazionali del MoVimento.

Il destino dell’attuale governo cittadino appare in realtà segnato agli occhi di tutti, rimanendo solo da capire come si andrà allo showdown.

Se il M5S continuerà a sostenere un Sindaco che ha dato continue prove di una pochezza e supponenza insuperabili, si condannerà a divenire l’ennesimo inutile ed ininfluente partitello romano, mentre una presa di distanze netta nei confronti di chi ha preteso di fare tutto da sola, commettendo errori gravissimi, gli darebbe la possibilità di rimanere uno degli interlocutori politici della città.

 

Se però i grillini hanno il loro bel da fare per sbrogliare una matassa che tutti quanti hanno contribuito a creare (responsabili cittadini, vertici nazionali e semplici sostenitori, tutti sempre schierati col Sindaco anche quando era indifendibile), gli altri schieramenti hanno ben poco da gioire o da aspettarsi per questa improvvisa (ma non inaspettata) caduta della Raggi.

Forza Italia non esiste praticamente più a Roma, se si eccettua il suo unico rappresentante, Davide Bordoni, che però a nostro avviso è la ragione principale della scomparsa del partito, col suo apparire solo quando c’è da sostenere gli interessi delle ditte pubblicitarie, contro la riforma dei cartelloni, o dei bancarellari, contro l’applicazione della Bolkestein.

Fratelli d’Italia è sparito anche di più, con la Meloni che evidentemente, e giustamente, è tutta presa dalla maternità e le seconde file del movimento praticamente non pervenute.

Anche la Lista Marchini si è praticamente sciolta al sole, lasciando in vista l’unico elemento che fin dall’inizio le ha dato una qualche consistenza, ossia quell’Alessandro Onorato che ancora ricordiamo bene come l’unico ad aver avuto il coraggio di prendere pubblicamente una giusta posizione sull’applicazione della Bolkestein a Roma, per di più davanti ai bancarellari che affollavano l’aula Giulio Cesare. Tanto varrebbe parlane di Lista Onorato, nel caso.

 

Veniamo infine al PD, che dopo la batosta presa alle scorse elezioni, non ha fatto nulla per elaborarla e cercare di superarne le cause. Matteo Orfini, nominato commissario straordinario del partito a Roma a seguito dello scandalo Mafia Capitale, è ancora nella stessa posizione nonostante gli elettori, moltissimi anche del PD, gliel’abbiano fatto capire chiaramente che la sua linea non va proprio. Non sono stati apprezzati da nessuno i continui bastoni tra le ruote messi dal PD romano all’amministrazione Marino quando cercava di cambiare le dinamiche decennali che avevano portato a Mafia Capitale, così come nessuno ha ancora digerito la porcata delle firme davanti al notaio per far cadere Marino e la sua giunta. Ed ancora, nonostante da tutte le parti i cittadini cercavano di far capire la ncessità di superare quel brutto momento, facendo fare un passo indietro almeno a quelli che non si sono vergognati a presentarsi dal notaio per far cadere la loro stessa maggioranza, il PD di Orfini si è intestardito a mantenere gli stessi protagonisti, ripresentandoli in gran parte alle elezioni e, nonostante la cocente sconfitta, premiandone addirittura una nominandola capogruppo in Assemblea Capitolina.

Ebbene Orfini è ancora nello stesso posto e quindi il PD è essenzialmente lo stesso, più vicino alle dinamiche tipiche di Mafia Capitale che al nuovo corso che in qualche modo aveva inaugurato Marino.

Se questo PD pensa che fattosi in qualche modo da parte il M5S agli elettori non rimarrà che lui come alternativa si sbaglia di grosso.

Prenda il PD subito atto che quello che sta passando oggi la Raggi loro l’hanno già vissuto ma non l’hanno ancora elaborato minimamente.

Che si cominciasse col rimandare, finalmente, a casa Orfini, azzerare i vertici cittadini, a partire dai consiglieri che indegnamente accettarono di far cadere la Giunta Marino, e ricomincare a dar voce alla base.

Se non vogliono farlo per loro stessi, che magari in molti possono ancora accontentarsi di operare nel consociativo sottobosco politico romano, lo facessero per la città ed i cittadini di Roma, altrimenti c’è il rischio che alle prossime elezioni, che non devono essere così lontane, in molti decideranno di affidarsi di nuovo all’uomo o donna del destino di turno.

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