Sempre più milioni in fumo a Roma per la carta non riciclata

Continua a stentare la raccolta di carta e cartone e con le quotazioni dei materiali in forte aumento i mancati introiti per l'AMA crescono del 30%. Nessuna soluzione alle viste

A gennaio di quest’anno abbiamo parlato dello spreco che a Roma si fa di carta e cartone da macero a causa dei problemi nella raccolta.

Carta e cartone è infatti una delle frazioni della raccolta differenziata che dovrebbe essere gestita separatamente per essere avviata agli impianti di riciclo.

Il grosso di tale raccolta dovrebbe avvenire tramite i cassonetti stradali, ma sia perché il loro numero è probabilmente troppo ridotto, sia perché i ritiri sono cronicamente insufficienti, si stima che diverse decine di migliaia di tonnellate di carta e cartone finiscano nell’indifferenziato quando invece potrebbero essere riciclate.

Nell’articolo di gennaio riportavamo alcuni dati forniti dal Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, secondo i quali sarebbero 40mila le tonnellate di carta e cartone che potrebbero essere avviate a riciclo e invece finiscono nell’indifferenziata. Ciò comporta sia mancati introiti derivanti dalla vendita di quelle 40mila tonnellate, ma anche costi aggiuntivi per trattarle come rifiuto indifferenziato.

 

Ebbene guardando alle quotazioni dei maceri, sempre con dati forniti dal Comieco, emerge che da gennaio ad oggi vi sia stato un aumento di circa il 30% dei prezzi, per cui i mancati introiti per l’AMA sono aumentati in misura uguale. A gennaio si stimavano 4 milioni di euro di mancati introiti, per cui oggi a quella cifra andrebbe aggiunto almeno un altro milione!?!

 

 

Che dire invece della raccolta? Saranno stati fatti passi avanti nei circa tre mesi passati?

Nient’affatto, anzi, la situazione in questi giorni è di nuovo precipitata, con ritardi nel passaggio dei mezzi e conseguenti cumuli di rifiuti un po’ ovunque.

Ovviamente quando la raccolta non funziona è la parte differenziata che paga il prezzo maggiore, finendo in gran parte per divenire indifferenziato, difficile e costoso da smaltire.

 

 

 

La cosa che preoccupa di più della situazione romana è la mancanza di progressi e soprattutto di piani per attaccare gli arcinoti problemi sia della raccolta che dello smaltimento dei rifiuti.

Dal lato della raccolta si persevera con cassonetti non presidiati dove la differenziata è, al meglio, di qualità molto scadente. In un momento in cui tutte le materie prime, anche quelle cosiddette “seconde” ovvero provenienti dal riciclo, valgono sempre di più, una buona raccolta differenziata fornirebbe cospicue risorse ad AMA. Col metodo di raccolta romano, definito da qualcuno il più costoso e inefficace del mondo, non ci sono speranze che la qualità della differenziata migliori per cui si direbbe che a Roma siamo destinati a continuare a buttare un mucchio di soldi dalla finestra, sia come mancati introiti da vendita di rifiuti, sia come maggiori costi per trattarli come indifferenziati.

Dal lato dello smaltimento si direbbe che gli unici piani riguardino la costruzione di due biodigestori anaerobici e la spedizione dei rifiuti indifferenziati in giro per l’Italia. Di chiusura del ciclo dei rifiuti non se ne parla neanche.

 

Sono cinque mesi che si è insediata la giunta Gualtieri e dall’assessore all’ambiente Alfonsi non si è ancora visto nulla che possa far sperare che in tempi ragionevoli la gestione dei rifiuti a Roma torni sotto controllo. Quanto altro tempo dovrà passare prima di capire che senza idee ed azioni non si va da nessuna parte?

 

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Una risposta

  1. Mi aspettavo un piano rifiuti già pronto da parte di questa amministrazione invece sembra che seguano la stessa strada di quella precedenza. Ancora qualche mese e non avranno più scuse, i risultati, almeno sulla programmazione, dovrebbero già vedersi. E parlo da cittadina che da sempre fa la differenziata, ormai stanca di vedere vanificato l’impegno che ci metto.

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