Le tante palazzine di qualità che vanno riscoperte, difese dal vandalismo e dal graffitismo. L'iniziativa dell'Ordine degli Architetti resta aperta fino al 30 settembre
In questi giorni d’estate, abbiamo ridotto le pubblicazioni per prenderci una pausa. Un modo per ricaricare le energie e rivalutare la nostra strategia per un influ-activism efficace, dalla documentazione del degrado alla proposta concreta. Ma non ci siamo fermati. Questo tempo ci permette di riordinare le idee e presentarci al pubblico (e alle istituzioni) con contenuti più efficaci, curati e orientati alla risoluzione di problemi.
Approfittiamo della temporanea pausa per informarvi di un’iniziativa lodevole: il progetto “Sempre Moderno”, lanciato dall’Ordine degli Architetti di Roma (OAR), che mira a valorizzare l’architettura romana del secondo Novecento.
Quella che per molti è soltanto “speculazione fondiaria” (ah, il sacco di Roma! certo, è stato anche quello, ma non solo!) e colate di cemento grigio da “colorare” con i graffiti degli imbrattamuri (o, peggio con gli slogan dei finti rivoluzionari) un’espansione tentacolare che ha divorato il territorio senza un’adeguata pianificazione…etc. etc.
Tuttavia, tra il grigiore e gli eccessi, in Italia e a Roma si è sviluppata un’architettura che merita di essere scoperta e rivalutata. E che non merita di essere “svilita” e nascosta dall’applicazione invasiva della street art (da regolare), ma al contrario andrebbe valorizzata nei suoi colori originali, studiandone le tinteggiature storiche codificate e protette da strumenti urbanistici, i cosiddetti “piani colore” qui da noi sconosciuti.
Dall’alto, palazzine in Via di Monteverde. Sotto, “intensivo” in Via Castelnuovo
Per certa politica è più comodo sostenere che tutti i palazzi sono brutti e commissionare un’opera di street art kitsch, eccentrica o dal gusto discutibile con affidamenti diretti agli “amici degli amici”, vedi l’inchiesta “Affidopoli” della regione Marche.
L’edificio, tra razionalismo e barocchetto, di Piazza San Giovanni di Dio imbrattato dalle scritte dei writers
I beni pubblici non si limitano alle aree verdi, ai parchi o alle ville storiche, ma comprendono a pieno titolo il nostro patrimonio costruito. Le case e l’architettura del secondo ‘900 sono documenti fondamentali della storia sociale, urbanistica ed economica del Paese.
È un tema di grande attualità: promuovere la conoscenza, la cura e la conservazione dell’architettura e dell’edilizia del ‘900 è fondamentale. Spesso queste opere non vengono tutelate come i monumenti storici, pur rappresentando una risorsa identitaria importante, in particolare nei quartieri di Roma. Da Testaccio, Marconi, Aurelio, Montesacro e la realtà delle Borgate storiche (in via di gentrificazione) a tutta la città consolidata.
Palazzina con planimetria poligonale, Lungotevere di Pietrapapa
Dietro l’apparenza dei “casermoni” si cela spesso il Brutalismo, una corrente architettonica che oggi attraversa un’importante rivalutazione o le tipiche “palazzine romane” moderniste con geometrie audaci, uso di materiali pregiati e dettagli scultorei che meritano di essere salvati dal degrado (o dalla street art invasiva).
Palazzina stereometrica “modernista”, Via Luca Valerio
A livello nazionale, iniziative come quelle promosse da Docomomo Italia si occupano proprio della conoscenza, tutela e valorizzazione dell’architettura moderna. A livello locale, l’Ordine degli Architetti di Roma organizza periodicamente dibattiti e convegni per focalizzarsi sulla protezione di questo patrimonio e sul ruolo dei professionisti nella sua conservazione. Che talvolta sembrano vivere in torri d’avorio staccate dalla realtà al punto di non accorgersi che la tutela e la conservazione da atti di vandalismo, graffiti e imbrattamenti costituiscono il presupposto fondamentale per qualsiasi intervento di valorizzazione del patrimonio (le condizioni dellafacoltà di architettura di Roma Tre o del Complesso S. Michele sede dell’istituto centrale per il restauro sono emblematici di questa “disattenzione”).
Riportiamo dal sito ufficiale dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia: «Sempre Moderno» si presenta «come un’occasione di confronto sul futuro dell’architettura moderna e sul valore culturale che essa continua a rappresentare per Roma e il suo territorio», spiega Paolo Verdeschi, sottolineando come tale confronto sia «necessario per comprendere e spiegare perché alcune architetture che sono, agli occhi dei più, ‘dei brutti edifici’, rappresentano per gli architetti dei capolavori; e perché di alcuni edifici, dei quali i più auspicano la demolizione, gli architetti ne sognano la conservazione e il rinnovamento».
ALLORA, RIASSUMENDO…COME FUNZIONA IL CONCORSO “SEMPRE MODERNO” dell’Ordine degli Architetti di Roma (OAR)?
“La partecipazione alla call è gratuita e aperta a tutti: potranno aderire cittadini italiani e stranieri, architetti, fotografi professionisti o amatori che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data di pubblicazione del bando.
È possibile partecipare individualmente oppure in gruppo, individuando in quest’ultimo caso un referente.
Modalità di partecipazione e scadenza
Ogni candidato potrà presentare un trittico composto da tre fotografie esclusivamente in formato digitale.
Le immagini potranno riferirsi a tutte e tre le chiavi di lettura previste dal bando oppure concentrarsi su una sola di esse. Le fotografie dovranno essere rinominate indicando titolo dell’immagine, nome, cognome ed e-mail dell’autore e, quando possibile, l’anno di costruzione dell’edificio, indirizzo e progettista.
Il materiale va inviato all’indirizzo e-mail archivi.osservatorio900@architettiroma.it entro il 30 settembre 2026.”
Il progetto si inserisce in un percorso più ampio dell’OAR — guidato dal presidente Christian Rocchi — per promuovere la cultura del progetto e il dibattito sulla rigenerazione urbana a Roma.
…e per parte nostra daremo un contributo sincero ed appassionato: invieremo alcuni scatti per documentare l’architettura di pregio del quartiere Marconi!
Invitiamo tutti i nostri lettori a diventare custodi della memoria locale. Guardatevi intorno, esplorate le strade del vostro quartiere e fotografate gli edifici che ritenete debbano essere protetti, valorizzati o salvati dall’abbandono.
Diamo voce e visibilità al patrimonio nascosto dell’edilizia romana del secondo ‘900 che NON è una tela per graffitari, ma storia, identità e appartenenza.
L’iter del possibile nuovo regolamento per l’arte di strada non sta andando bene.
Il Municipio I, quello più interessato, chiede modifiche al testo proposto dall’Assemblea Capitolina ma ci sarebbe una sostanziale chiusura da parte del Campidoglio.
@diarioromano In particolare nella zona attorno S.Pietro. Non sono bastati i soldi di Giubileo e PNRR x garantire un benché minimo monitoraggio e manutenzione. Ma la vita dignitosa dei cittadini romani x qsta giunta conta meno delle grandi opere e delle “riqualificazioni” farlocche…🤦🏻♂️😡
Proposta da Andrea Castellani, ha già raccolto decine di adesioni. Ma occorre che tutti la firmino per far sentire la voce di chi dice basta al degrado di Roma e delle altre grandi città
I mezzi di informazione mainstream iniziano a parlare della devastazione provocata dalle scritte vandaliche. Dopo il Corriere e il Tg di Mediaset ora si spera il filone prosegua
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