Se fermiamo adesivi e cartelli possiamo rallentare i roghi tossici

Associazioni e comitati aderiscono ad un appello delle Forze dell'Ordine: nuove norme contro i traslocatori abusivi che gettano i rifiuti in strada

 

E’ una vecchia battaglia dei blog antidegrado che viene sposata da alcuni rappresentati delle Forze dell’Ordine. Quei cartelli che vediamo sui pali o quegli adesivi affissi ovunque che pubblicizzano svuotacantine a pochi euro, sono l’inizio della filiera illegale che porta a roghi tossici e discariche abusive.

Bloccare il fenomeno dei cartelli e degli adesivi significa dare un colpo alla manodopera dei roghi, privarla della materia prima da bruciare. Troppi quartieri di Roma respirano aria mefitica, appestata dal fumo nero provocato dalla combustione di materiali plastici. E – sebbene gli agenti di pubblica sicurezza abbiano ormai le prove di questo legame – hanno una limitata possibilità di azione, in quanto le normative attuali non sono idonee. Per esempio, bloccare il numero di telefono che si trova sulle pubblicità abusive, sarebbe un primo importante passo. Ma la procedura attuale è troppo farraginosa.

 

Ecco perché, il Nad (nucleo ambiente e decoro del Comune di Roma) e altri rappresentanti delle Forze dell’Ordine, si sono fatti carico di predisporre una serie di modifiche alle leggi attuali che permettano di agire con maggiore tempestività.

Roma Pulita!, Retake Roma, Volontari Decoro XIII, Trastevere App, Comitato Abitare Ponte Milvio, Riprendiamoci Roma e Diarioromano hanno predisposto un comunicato che si spera raccoglierà molte altre adesioni tra associazioni e cittadini per sensibilizzare Governo e Parlamento.

Basta poco (l’inserimento in un decreto sarebbe la strada migliore) per rendere le procedure più snelle ed efficaci.

Ogni anno a Roma si registrano dai 180 ai 230 roghi illegali che inquinano l’aria e attentano alla salute degli abitanti. In sostanza un rogo ogni 1,5 giorni rende la vita impossibile ad oltre 400 mila residenti della Capitale, coloro che vivono nelle aree maggiormente interessate al fenomeno: Tor Sapienza, Castel Romano, Colli Aniene, Caffarella, Ponte delle Valli, Conca d’Oro, Pietralata.

 

Secondo l’Arpa Lazio, a Roma vi sono 300 siti abusivi di scarico e ben 23 dichiarati ad “alto rischio ambientale”. Queste discariche sono alimentate da svuotacantine senza scrupoli che gettano nell’ambiente tutto ciò che non può essere rivenduto e consegnano ad altri soggetti il materiale che verrà poi bruciato per ricavare rame o altro. Il GRE (Gruppi Ricerca Ecologica del Lazio) ha calcolato che quasi 200 mila metri quadri di territorio sono ricoperti di frigoriferi, calcinacci, materassi, mobili e addirittura amianto.

Interrompere il fenomeno alla fonte: le indagini condotte dal NAD della Polizia di Roma Capitale, hanno dimostrato il legame evidente tra l’affissione di adesivi e cartelli, lo sversamento abusivo e i roghi tossici. Occorre, pertanto, rendere vane dette affissioni attraverso tre strumenti legislativi e di polizia giudiziaria:
1) blocco delle utenze telefoniche pubblicizzate sugli adesivi e sui cartelli;
2) creazione di un elenco nazionale dove far confluire le violazioni;
3) sequestro dei mezzi utilizzati per il trasporto, finalizzato alla confisca e al perseguimento di colui che non è autorizzato a svolgere tale attività.

Attualmente le Polizie Locali e le altre Forze dell’Ordine non dispongono di tali strumenti legislativi, in quanto la normativa attuale è inadeguata e pertanto impegnative inchieste spesso vengono vanificate provocando frustrazione gli agenti. Chi commette i reati, infatti, non teme di dover pagare le sanzioni e ottiene il più delle volte la restituzione del mezzo.

E’ necessario insomma dare una svolta di carattere legislativo che permetta agli agenti di lavorare per mettere fine al fenomeno e ai cittadini di vivere in un ambiente migliore, senza fumi e roghi.

Fate circolare l’appello e inviate le vostre adesioni all’email: redazione@diarioromano.it oppure tramite le pagine Facebook di Roma Pulita! e Volontari Decoro XIII.

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Per scaricare il comunicato completo cliccare qui

 

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3 risposte

  1. Condivido la Vostra nobile iniziativa anch’io mi appella alla massima fermezza ed a tutte le misure possibili per contrastare un fenomeno ( bloccare il numero di telefono, sequestrare il mezzo che sta scaricando abusivamente)

  2. Da circa tre anni faccio parte di Retake Roma e ho staccato molti adesivi di trasportatori abusivi e comunicato fotografie di affissioni in varie zone di Roma. Questo lavoro capillare su base volontaria non ha lo scopo di eliminare il fenomeno, bensì di richiamare il legislatore al suo dovere di tutelare la popolazione con leggi snelle ed efficaci alfine di mettere fine a questo stato di cose indegno di un Paese civile. Vi sono inoltre due ricadute che ho notato : 1) si tratta di lavoro al nero, con tutto ciò che ne consegue : 2) i camioncini che servono per smaltire abusivamente quanto hanno raccolto, stazionano ad libitum su spazi riservati a parcheggio, monopolizzando quei pochi posti a disposizione delle automobili private.

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