Roma sempre in emergenza sui rifiuti, ma si parla solo del termovalorizzatore

Abbiamo riascoltato il convegno di Tutti per Roma sul ciclo dei rifiuti e lo abbiamo trovato interessante, ma dall'assessore, presente, ancora nulla per affrontare l'emergenza attuale

Che a Roma continui ad esserci un’emergenza rifiuti è un fatto indiscutibile, constatabile semplicemente girando per la città.

Si può dire che la situazione appaia un po’ più variegata del recente passato, alternandosi postazioni di cassonetti abbastanza in ordine con altre che continuano ad apparire indegne discariche cittadine.

Anche sui social i tantissimi casi di rifiuti fuori controllo continuano ad essere riportati, con le situazioni più eclatanti che riguardano sia le periferie, come documentato quotidianamente dal Laboratorio Idee Lavoratori AMA (LILA) …

 

… che zone più centrali come Prati, come riportato ogni giorno sul gruppo facebook “Prati in azione!

 

 

 

Una tale situazione emergenziale richiederebbe interventi straordinari e immediati che impediscano ai cittadini di creare delle vere e proprie discariche, ma nulla di tutto ciò sta avvenendo.

 

La risposta dell’amministrazione capitolina appare ferma al 20 aprile u.s., quando il sindaco Gualtieri annunciò in Assemblea Capitolina l’intenzione di dotare Roma di un termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti. Peccato però che nella migliore delle ipotesi un tale impianto sarà disponibile tra tre o quattro anni e che quindi nell’immediato ci sia bisogno anche di qualcos’altro per riprendere il controllo della situazione.

Purtroppo di questo “qualcos’altro” nessuno sembra parlarne, i più interessati a difendere o a confutare la decisione sul termovalorizzatore.

 

Tra quelli che non hanno nascosto una grande soddisfazione per la decisione di Gualtieri vi è il raggruppamento di “Tutti per Roma, Roma per Tutti“, il quale lo scorso lunedì 27 giugno ha tenuto un convegno per chiarire, con l’intervento di esperti, alcuni aspetti controversi del termovalorizzatore.

Noi abbiamo rivisto la registrazione dell’evento e l’abbiamo trovato molto utile ed informativo. L’evento è stato impostato con sei domande sul termovalorizzatore, a cui hanno fornito risposta esperti delle varie materie, e un’intervista conclusiva all’assessora all’Ambiente del Comune di Roma, Sabrina Alfonsi.

 

Queste le sei domande e i relatori per ciascuna:

1. La termovalorizzazione (o incenerimento) penalizza il recupero di materia, mentre si deve incentivare l’economia circolare?

Interviene Monica Tommasi, Presidente Amici della Terra

 

2. In Europa si stanno dismettendo molti impianti di termovalorizzazione e l’Unione Europea non li finanzia più?

Interviene Riccardo Viselli, Area Ambiente, Utilitalia

 

3. L’impianto di termovalorizzazione proposto da Roma Capitale è troppo grande?

Interviene Marcello Palitto, esperto impianti di recupero e trattamento rifiuti

 

4. Costruire impianti di separazione e trattamento delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata, renderebbe inutili gli impianti di termovalorizzazione?

Interviene Piero Sirini, Università degli Studi di Firenze

 

5. Le emissioni nell’aria dei termovalorizzatori hanno un forte impatto sulla salute? L’Amministrazione deve fornire dati e garanzie sulle emissioni dall’impianto che intende costruire (soprattutto CO2)?

Interviene Francesco Lombardi, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

 

6. La termovalorizzazione è una tecnologia superata? In caso affermativo, esistono altre tecnologie più avanzate e sufficientemente sperimentate?

Interviene Roberto Caggiano, esperto gestione ciclo rifiuti, Tutti per Roma

 

A nostro avviso qualche risposta è stata più convincente di altre e il convegno avrebbe probabilmente beneficiato di un minimo di contraddittorio con tesi diverse, ma l’ascolto è fortemente consigliato per farsi un’opinione ragionata sul tema termovalorizzatore a Roma.

 

Essendo il convegno tutto incentrato sullo sfatare alcuni miti sull’impianto annunciato dal sindaco, ci si sarebbe aspettati dall’assessora Alfonsi, intervistata per ultima, qualche indicazione su come l’amministrazione sta affrontando o intende affrontare l’emergenza in corso, soprattutto dal lato della raccolta dei rifiuti. Purtroppo però al riguardo non si è udito molto.

L’assessora ha inquadrato il termovalorizzatore in una strategia più ampia che prevede la realizzazione di altri impianti di trattamento rifiuti che a Roma mancano da sempre (biodigestori anaerobici per il trattamento dei rifiuti organici, separatori delle frazioni da avviare a riciclo, ecc.), così come il potenziamento dei centri raccolta esistenti e la realizzazione di nuovi, facendone dei centri di riuso e riciclo. La Alfonsi ha anche accennato a molte altre iniziative allo studio per trattare tipologie sempre più particolari di rifiuto e al fatto che AMA stia lavorando al nuovo piano industriale.

Non si sono però uditi dettagli sui tempi che ci si può attendere perché queste cose divengano operative, ma soprattutto non c’è stato neanche un accenno al fatto che la produzione dei rifiuti a Roma, le ormai famose circa 5.000 tonnellate al giorno, non è un dato ineluttabile e immutabile, bensì può essere influenzato anche in tempi brevissimi da iniziative che prevengano o riducano la produzione di rifiuti. Periodicamente noi le ricordiamo alcune misure che avrebbero un immediato impatto sulla produzione dei rifiuti, ma all’amministrazione il tema non pare interessare per nulla.

Allo stesso modo non c’è stato anche in questa occasione alcun accenno a possibili iniziative straordinare per cercare di affrontare l’emergenza rifiuti nei giorni, settimane e mesi prossimi. Vi sarebbe, ad esempio, la proposta della LILA di ridurre e accorpare i cassonetti in strada, facendoli presidiare da addetti AMA (ve ne sono circa 1.500 inabili alla raccolta che in gran parte passano il tempo a girarsi i pollici) per controllare i corretti conferimenti differenziati e fornire informazioni ai cittadini; un tale sistema porterebbe ad un incremento immediato sia in quantità ma anche in qualità dei rifiuti differenziati, quelli che non creano grandi problemi ed anzi si vendono bene sul mercato delle materie prime-seconde.

Anche da questo orecchio l’amministrazione non pare sentirci, continuando ad utilizzare quello che è stato definito il metodo di raccolta più inefficiente ed inquinante del mondo.

 

Durante l’intervista all’assessore è stato anche fatta notare la necessità di comunicare di più e meglio con i cittadini, ma la Alfonsi al riguardo ha solo accennato a qualcosa che si conta di mettere in campo quando i vari tasselli del puzzle che stanno mettendo insieme saranno a posto.

Peccato che l’emergenza sia in atto ora, da settimane e mesi, e nell’assenza totale di informazioni da parte dell’amministrazione capitolina è comprensibile che i cittadini continuino a pubblicare ogni giorno foto di cassonetti strabordanti rifiuti, timorosi che la situazione rimarrà la stessa chissà fino a quando.

 

 

Due appunti finali.

Il primo riguarda l’immagine in evidenza, che mostra una postazione di cassonetti per il solo indifferenziato posta sulla via Prenestina a servizio, con molta probabilità, di qualche stabile occupato in zona. Ebbene viene da chiedersi perché ai cittadini “normali”, quelli che rispettano le regole e pagano le tasse, viene richiesto di fare la raccolta differenziata, mentre agli occupanti abusivi è consentito di buttare tutto insieme? Sarebbe davvero così difficile chiedere a quelle comunità di impegnarsi al massimo per differenziare i rifiuti, informandoli che se non lo fanno si potrebbero accendere dei fari sulla loro condizione di occupanti?

L’altro appunto riguarda la notizia che si stanno per introdurre in via sperimentale dei “cassonetti intelligenti” che consentirebbero ai soli residenti, muniti di apposito badge, di introdurre i rifiuti all’interno. Ci sfugge la ratio di una tale iniziativa, soprattutto dal momento che il piano industriale di AMA è in via di definizione, ma soprattutto di fantomatici salti tecnologici ne abbiamo già sentiti nel recente passato e si sono rivelati sempre fuffa (di cassonetti intelligenti parlò l’amministratore unico di AMA Stefano Zaghis nel novembre 2019). Come pensa AMA, nella situazione attuale, di evitare la creazione di discariche presso questi cassonetti intelligenti? Non sarà che invece quelli saranno una garanzia di discariche, stante che le utenze non domestiche non potranno inserirvi rifiuti e quindi costoro non potranno che buttarli a terra?

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