Raggi l’extraterrestre e la mancanza di CoRAGGIo

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C’è un virgolettato che vi riportiamo perché fotografa in poche righe la Roma di questi anni: “Il Comune ……ha perso il controllo del territorio, ovvero ha rinunciato a stabilirvi delle regole secondo un progetto ragionevole. Il simbolo è la totale assenza della polizia urbana dalle vie e dalle piazze. Di modo che, sicuro dell’assoluta impunità, ognuno a Roma può fare quello che vuole. Da parcheggiare ovunque in seconda o addirittura in terza fila con conseguente paralisi del traffico, a deturpare il carattere del centro storico aprendo la rivendita di qualunque porcheria commestibile e no, dallo schiamazzare dovunque fino a notte inoltrata, a divellere segnali stradali, a lordare senza ritegno marciapiedi e fontane, a occupare a proprio piacere il suolo pubblico con la propria bancarella, con i propri tavoli nel caso di bar o ristoranti o con piante e fioriere nel caso dei fiorai.

Di fronte a nessuno di questi problemi grandi e piccoli, la neosindaca Raggi nella sua apparente svagata insipienza non dico di trovare soluzione ma di dare il minimo segnale di consapevolezza e attenzione. Tra una ravvivata di capelli e un’altra la sua presenza continua ad assomigliare a quella di un’extraterrestre“.

Queste frasi non provengono da un blog antidegrado o da una pagina anti 5stelle. Sono state pubblicate sul Corriere della Sera, a firma di Ernesto Galli della Loggia il quale elenca tutta una serie di problemi (dalla burocrazia politicizzata al contratto del pubblico impiego) che con il governo grillino del Campidoglio non solo non sono stati toccati, ma anzi si sono incancreniti.

Virginia Raggi, che proviene da un movimento che mette il cittadino al centro, invece di ascoltare le istanze che vengono dal basso, ha cercato l’appoggio di personaggi come Raffaele Marra per entrare nella macchina capitolina. Consapevole di essere una “marziana” ha pensato che i grand commis interni al comune l’avrebbero aiutata a gestire la città più difficile. Senza pensare che invece sono proprio costoro ad essere i responsabili della situazione attuale. La Raggi, insomma, non si è dimostrata solo impreparata ma del tutto ingenua e inconsapevole.

Eppure i segnali erano arrivati forti e chiari. Da anni c’è una parte sana di Roma, rappresentata non solo dai lettori dei blog (sebbene siano ormai un numero incredibilmente alto che supera quello dei grandi giornali) ma anche da tante persone per bene che vivono silenziosamente il loro disagio e l’avevano espresso con il voto. Un voto per cambiare non certo per restaurare i privilegi dei macchinisti Atac che lavorano meno di tutti i loro colleghi di Italia. Non certo per nominare al vertice della Polizia Municipale un uomo interno che avrebbe garantito la continuità dei peggiori vizi. Non certo per bloccare la Bolkestein, la prima riforma che potrebbe mettere ordine nell’ambulantato.

La mancanza di coraggio, dopo che durante la campagna elettorale siamo stati bombardati proprio dall’hashtag #CoRAGGIo, è il vero motivo per il quale oggi la sindaca è sola, abbandonata dai maggiorenti del suo partito e soprattutto dai cittadini. Lei lo sa bene e per questo è scoppiata a piangere durante il pranzo alla Caritas, dimostrando ancora di più la gravità dei fatti. Ha capito la situazione ma non agisce per modificarla, quasi paralizzata dalla paura. Altro che CoRAGGIo, la giunta sembra essere ormai portavoce delle peggiori lobbies, delle più retrive corporazioni.

L’articolo più letto di questo piccolo blog lo scrivemmo in pochi minuti lo scorso 23 luglio, all’indomani della pubblicazione delle linee programmatiche della giunta. Era palese che la squadra della Raggi non avesse centrato il punto: quel documento sembrava venire da un mondo extraterrestre. Ci meritammo le accuse di centinaia di militanti grillini. Eppure oggi, a inizio 2017, possiamo dire senza paura di essere smentiti che se la Sindaca avesse ascoltato le istanze provenienti dal basso, sarebbe meno sola. Avrebbe l’appoggio della maggioranza dei romani e non di qualche lobby che la porterà alla rovina.

 

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