Quando si comincerà a ripristinare la legge in materia di dehor?

I buoni propositi di un paio di settimane fa dell'assessore Lucarelli non paiono aver prodotto ancora nulla. Un nostro vademecum per gli esercenti per capire se violano norme non derogabili

Il 20 gennaio scorso su alcuni organi di stampa è uscita la notizia della scoperta di centinaia di dehor fuorilegge, con un’inequivocabile intervento dell’assessore Lucarelli: “Basta con la deregulation!“.

Della situazione totalmente fuori controlli di tavolini e arredi a Roma ci siamo occupati innumerevoli volte, incluso un articolo in cui abbiamo riportato le intenzioni dell’attuale amministrazione di riprendere il controllo del territorio. In quel testo avevamo espresso le nostre perplessità sull’efficacia dell’iniziativa dell’assessore, stando almeno alle indiscrezioni di quei giorni.

Trascorse più di due settimane non sembra essere accaduto nulla. Gli articoli citati parlavano, su un totale di oltre 3000 richieste di nuove Occupazioni di Suolo Pubblico (OSP) o ampliamenti sulla base della normativa emergenziale, di circa 400 richieste improcedibili e di 18 provvedimenti pronti per rimuovere altrettante OSP.

Non pare che le 18 rimozioni siano state effettuate, ma soprattutto non si capisce come l’amministrazione pensi di poter procedere contro le 400 OSP che, sulla base delle assurde norme approvate dal precedente assessore Coia, sono state installate in contemporanea con la presentazione della richiesta.

La scoperta dell’attuale amministrazione capitolina di centinaia di OSP illegittime era facilmente prevedibile, tant’è che noi ne parliamo dal primo momento che l’amministrazione Raggi aveva prospettato il criminogeno procedimento da seguire per le “OSP emergenziali“.

Al contrario infatti della procedura normale, che prevede la presentazione della domanda di OSP e la sua verifica ed accettazione da parte dell’amministrazione, per le OSP emergenziali il duo Coia-Raggi ha pensato di permettere agli esercenti di presentare la domanda e contemporaneamente di allestire gli arredi, contando di effettuare i controlli a posteriori.

Come però era facilmente prevedibile, il numero monstre di richieste presentate ha letteralmente sommerso gli uffici e impedito qualsiasi controllo da parte della Polizia Locale.

 

Dalla nuova amministrazione ci si sarebbe aspettata una qualche idea già pronta su come riprendere il controllo della situazione, mentre abbiamo dovuto prendere atto di una grande impreparazione, che non può che complicare una situazione di per sé già molto ingarbugliata.

 

La normativa emergenziale al momento dovrebbe scadere il 31 marzo prossimo e se l’andamento dell’epidemia dovesse continuare a migliorare c’è da aspettarsi che il governo nazionale non prorogherà ulteriormente l’emergenza.

L’assessore Lucarelli ha già fatto intendere l’intenzione dell’attuale amministrazione di prorogare in qualche modo le norme emergenziali, cosa discutibile ma legittima.

Quello che invece non è legittimo è continuare a tollerare le centinaia (a nostro avviso migliaia) di illeciti che da mesi sono presenti sulle strade romane, illeciti derivanti da violazioni di normative nazionali che nessuna norma comunale può derogare.

È sufficiente infatti applicare il Codice della Strada per trovare centinaia di OSP, nuove e vecchie, che non solo sono illecite, ma costituiscono un pericolo per la circolazione dei veicoli e delle persone.

Purtroppo molto spesso gli stessi esercenti non sono a conoscenza delle normative vigenti, affidandosi a dei tecnici per la predisposizione delle domande, tecnici che hanno tutto l’interesse a massimizzare le OSP a prescindere spesso dal rispetto di tutte le normative vigenti.

 

Se quindi l’amministrazione volesse fare davvero sul serio a riprendere il controllo della situazione, per prima cosa dovrebbe dare indicazioni chiare agli operatori commerciali e alle loro rappresentanze affinché le principali norme di sicurezza vengano rispettate.

Puntare tutto sulla repressione tramite i controlli della Polizia Locale e le iperburocratiche procedure degli uffici municipali, peraltro cronicamente sotto organico, vuol dire sperare nell’impossibile.

 

Noi pensiamo che il primo indispensabile passo che l’amministrazione debba compiere per cercare di riprendere le redini della situazione sia l’eliminazione veloce di tutte le OSP che violano le norme inderogabili. In quei casi infatti non c’è alcuna possibilità di sanare gli illeciti e il continuare a tollerarli rappresenta un doppio problema: da una parte si perpetuano situazioni di pericolo, dall’altra condizioni di concorrenza sleale.

Quando l’amministrazione capitolina dovesse decidersi a questo indispensabile primo passo, sarebbe utilissimo un vademecum con cui gli esercenti e le loro rappresentanze possano rendersi facilmente conto se hanno posto in essere illeciti.

Siamo sicuri che la Polizia Locale non avrebbe problemi a predisporre un tale vademecum e volendo dare concretezza al nostro suggeriremmo abbiamo pensato di redigere un primo nucleo di regole che ogni OSP deve rispettare.

 

Elementi essenziali da rispettare

 ai fini della sicurezza stradale e del congruo utilizzo degli spazi viabili

 

1) L’occupazione della sede stradale non deve creare pericolo o intralcio per la circolazione pedonale, ciclabile e veicolare.

2) E’ possibile occupare esclusivamente lo spazio destinato ai pedoni o alla sosta.

3) Non deve essere occultata la segnaletica stradale relativamente ai cartelli di pericolo, precedenza, divieto e obbligo.

4) Negli incroci semaforizzati deve essere visibile dalla corsia di destra la lanterna di destra e, nelle strade a più corsie per ogni senso di marcia, dalla corsia di sinistra deve essere visibile la lanterna di sinistra o di centro strada o a sbraccio; tale visibilità deve essere garantita ad una distanza di 20 mt. dalla striscia d’arresto.

5) Lungo i marciapiedi deve essere garantito uno spazio libero per i flussi pedonali non inferiore a 2,00 mt., tra l’edificio e il dehors, o pari alla larghezza del marciapiede, se inferiore.

6) Qualora si intenda occupare lo spazio di sosta, questo deve essere occupato per l’intera profondità, fino alla striscia di demarcazione della sosta compresa (ma non oltre) oppure, ove questa non è presente, fino a mt. 2,00 di profondità dove vige la sosta in linea, o fino a 4,50 mt. di profondità laddove vige o è in uso la sosta a spina o a pettine.

7) Gli spazi occupati devono essere accessibili ai disabili, nel rispetto delle norme nazionali vigenti in materia.

8) Gli spazi che si intendono occupare su sede rialzata, banchina a parcheggio o marciapiede, adiacenti a carreggiate o piste ciclabili, devono distare almeno 50 cm. da queste.

9) Gli spazi che si intendono occupare su sede rialzata, banchina a parcheggio o marciapiede, o su area destinata alla sosta, posti a meno di 3 mt. dalla carreggiata veicolare devono essere delimitati su tre lati da elementi (elementi di perimetrazione) idonei a impedire fisicamente che un bambino possa repentinamente sfuggire verso la medesima carreggiata.

10) Nelle strade pedonalizzate deve essere garantito uno spazio per i flussi pedonali e i mezzi di soccorso di larghezza non inferiore a mt. 3,5 a centro strada.

11) Gli ombrelloni possono sporgere dall’area di occupazione fino ad un massimo di 1 mt. solo su area pedonale garantendo un’altezza della falda da terra non inferiore a 2 mt.

12) Negli ampi spazi pedonali può essere occupato fino al 60% della profondità disponibile garantendo la continuità dei percorsi pedonali, ove presenti, per una larghezza non  inferiore a 2 mt.

13) Nei portici può essere occupato il 50%, lato colonnato, della larghezza del portico, con un minimo di 2,50 mt.

14) Nelle gallerie pedonali deve essere garantito uno spazio per i flussi pedonali di larghezza non inferiore a 2 mt. posto al centro della galleria.

15) Deve essere garantita una distanza dai passi carrai e dalle strisce pedonali non inferiore a 1,50 mt.

16) Deve essere garantita una distanza dall’intersezione tra due strade non inferiore a 5 mt.

17) E’ ammissibile occupare aree poste oltre la carreggiata veicolare solo su strade locali, a senso unico, ad una corsia, soggette a viabilità marginale e traffico ridotto.

18) Non sono ammesse modifiche viabili o spostamento di aree di sosta riservate.

19) Sono ammesse deroghe alle suddette prescrizioni qualora i presupposti delle stesse venissero meno (p. es. occupazione di area mercatale in orari compatibili con le operazioni di mercato, ovvero distanza dalle strisce pedonali quando l’occupazione, rispetto alla direzione del flusso veicolare sulle carreggiate a senso unico, è tale da non pregiudicare la visibilità reciproca tra pedoni e conducenti).

20) Non sono ammesse manomissioni, di alcun genere, del suolo pubblico.

21) Nel caso vengano installate strutture tipo pedane e similari, le infrastrutture sottostanti esistenti (pozzetti, caditoie, etc.) dovranno essere facilmente raggiungibili.

22) Le citate strutture non dovranno essere in alcun modo, di impedimento al regolare defluire delle acque meteoriche.

23) Le stesse strutture dovranno essere rimosse, da parte del Privato entro 48 ore dalla semplice richiesta da parte della Amministrazione, al fine di permettere alla stessa o agli enti coutenti del sottosuolo aventi titolo la realizzazione di nuove infrastrutture o semplicemente eseguire la regolare manutenzione delle esistenti.

 

I punti tradizionalmente più violati sono il 5 (almeno 2 metri di spazio per il transito dei pedoni sui marciapiedi), il 10 (almeno 3,5 metri di spazio libero nelle strade pedonali), il 16 (almeno 5 metri di distanza dagli incroci), ma soprattutto il 20 (il suolo pubblico non deve essere manomesso, ossia gli arredi non possono mai essere ancorati al terreno).

 

Purtroppo abbiamo l’impressione che l’attuale amministrazione non abbia sufficiente coraggio e competenza per mettere mano ad una materia tradizionalmente complessa ma che negli ultimi anni è stata ulteriormente stravolta da normative malfatte e criminogene.

Speriamo davvero di essere smentiti, ma tutti i segnali indicano che si continueranno a tollerare gli abusi più disparati con buona pace della sicurezza dei cittadini, del decoro e della corretta concorrenza tra esercenti.

 

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