Pnrr: i soldi potrebbero non essere spesi. Il Campidoglio non ha i tecnici

La macchina amministrativa non riesce a gestire gli appalti in tempi normali, figurarsi con una mole enorme di gare. Nel 2020 speso un terzo delle risorse per infrastrutture

 

Anche Roberto Gualtieri sta facendo i conti con la terribile macchina burocratica capitolina. Non poteva essere altrimenti dato che negli ultimi anni nessun sindaco ha avuto la forza di incidere il bubbone e dare una svegliata ai 24 mila dipendenti del Comune di Roma.

Gualtieri è preoccupato: in questa consiliatura avrà a disposizione molti soldi derivanti dal Pnrr ma teme di non riuscire a spenderli perché il Campidoglio non saprà approntare in tempo gli appalti. Il Messaggero riferisce di una diatriba relativa ai bonus che sarebbero dovuti andare ad alcuni dirigenti. Questi “premi” dovrebbero servire – nelle intenzioni del Sindaco – per velocizzare gli appalti lumaca invogliando i dipendenti comunali. Ma la “Direzione Controllo Spesa” è intervenuta dichiarando irregolari i bonus e chiedendo di ritirarli.

Già abbiamo pochi tecnici per gli appalti, ora se nemmeno quei pochi ottengono gli incentivi rischiamo che i progetti vadano ancora più lenti di oggi“, ha detto allarmato il presidente della Commissione Lavori Pubblici Antonio Stampete.

Ma i bonus mancati sono sono l’ultimo episodio di una serie che vede purtroppo i funzionari capitolini protagonisti di una cronica inefficienza. L’apice si raggiunse con l’amministrazione Raggi che non avendo impresso nessuna spinta politica ad una macchina già inceppata, è rimasta senza appalti e i risultati si sono visti.

L’esempio più clamoroso è relativo al bando per i carri attrezzi comunali, presentato e ritirato per ben 6 volte per vizi formali e errori marchiani. Ma c’è anche quello sul verde pubblico orizzontale che è stato assegnato solo a fine 2018, dopo tre tentativi andati a vuoto. E poi l’appalto per la manutenzione e potatura degli alberi rimasto nei cassetti per anni nonostante quasi ogni giorno cada un albero e la somma di 4 milioni di euro fosse disponibile da tempo.

E ancora la manutenzione delle fontane, diventate di colore verde perché l’acqua stava marcendo: la gara fu bandita con due anni di ritardo. Per non parlare del mega bando per assegnare le linee periferiche di bus, prorogate a Roma Tpl da 4 anni.

La Raggi si rese conto che così non poteva andare avanti e a gennaio del 2019 chiuse un accordo con il Provveditorato alle Opere Pubbliche perché sovraintendesse tutti gli appalti comunali. In pratica un pool di tecnici nominati dal governo che avrebbe dovuto assegnare le commesse e coadiuvare i dipendenti capitolini.

Abbiamo cercato informazioni relativamente a questa collaborazione ma non ne abbiamo trovate. Neanche al Dipartimento Lavori Pubblici hanno saputo dirci nulla. In rete, però, viene riportata  una notizia di fine 2019, di 20 arresti  tra imprenditori e funzionari pubblici proprio per appalti gestiti dal Provveditorato. Potrebbe essere che da quando la magistratura ha scoperto questo episodio di corruzione non si è andati avanti con l’accordo? Non è dato saperlo, ma nel frattempo la domanda che chiunque si pone è la seguente: se la macchina capitolina non è stata in grado di gestire l’ordinario, come farà a assorbire la mole degli appalti del Pnrr?

Gualtieri, già nel suo discorso programmatico del 16 novembre, aveva annunciato un ufficio speciale che dovrà coordinare l’azione dell’amministrazione relativamente al Piano di Ripresa e Resilienza. Ma un ufficio, per quanto utile, non ha la possibilità di sostituirsi a una centrale tecnica. Non sarebbe la prima volta che Roma ha i soldi ma non la capacità di spenderli: solo nel 2020 in cassa per le infrastrutture erano disponibili 300 milioni, ma ne sono stati usati meno di 100. Il rischio è molto concreto.

 

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