Olimpiadi a Roma: è davvero necessario un referendum?

Nella scorsa primavera, anche diarioromano aveva offerto un modesto contributo al dibattito sulle Olimpiadi a Roma. Essendo la nostra redazione divisa tra favorevoli e contrari, decidemmo di proporre due articoli. Uno dell’amico Roberto, molto perplesso sull’idea di ospitare i giochi del 2024 e uno di chi scrive, più favorevole.

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E’ di questi giorni l’iniziativa dei Radicali di indire un referendum per far decidere i romani. Un dossier preparato dal segretario Riccardo Magi teme che i costi supereranno i benefici e dunque i Radicali italiani si schierano per il no. Con loro molti ed autorevoli esponenti politici e della società civile.

Il tema dei costi è determinante. Se non si conosce in anticipo quanto costerà ammodernare le strutture capitoline e predisporne di nuove per accogliere gli atleti, non è possibile fare un bilancio reale. Il Comitato Olimpico, guidato da Malagò e Montezemolo, non ha ancora parlato di cifre, anche se un’analisi piuttosto attendibile del centro studi Prometeia parla di 9,7 miliardi di euro. La ricerca, in realtà, era stata realizzata per la candidatura alle Olimpiadi del 2020, ma sono in molti a ritenerla replicabile per quelle del 2024. Dunque in ballo ci sono 10 miliardi, una cifra davvero spaventosa e giustamente occorre valutare con la massima cautela. Il rischio che questi soldi finiscano nelle mani della criminalità o che vadano sprecati per incompetenza e ruberie è molto concreto.

Ma c’è anche da dire che Roma non avrà in futuro altre occasioni di godere di un finanziamento così cospicuo. Il treno – come si dice – passa una volta sola e perderlo significa condannare la città all’immobilismo per molti anni ancora.

Nel maggio scorso ricordammo l’importante lascito delle Olimpiadi del 1960: una serie di strutture talmente all’avanguardia da essere ancora oggi il fulcro dello sport, della viabilità e dei servizi di un terzo di Roma. Il Corriere della Sera sta conducendo una interessante inchiesta a puntate su quei magnifici giochi e sull’ottima organizzazione dell’epoca (trovate i link in fondo all’articolo).

Oltre il 70% di quel lascito sarebbe sfruttato per i giochi del 2024. Questo vuol dire che occorre realizzare solo il 30% di nuove infrastrutture e che queste resteranno al servizio dei romani per i prossimi 100 anni. Basti pensare al restauro dello Stadio Flaminio di Nervi (costo stimato 15 milioni) che altrimenti finirà in una rovina perenne. Al prolungamento della Metro A fino a Tor Vergata per servire la nuova città dello sport e che resterà per sempre per il trasporto di quell’importante quadrante. Al completamento dello scheletro di Calatrava a Tor Vergata che, a giochi finiti, diventerà un campus universitario (Roma è l’unica capitale a non disporne). Alle strutture da realizzare nella Nuova Fiera di Roma, oggi isolata e poco sfruttata.

Insomma, come insegna Barcellona che nel 1992 si presentò al mondo in splendida forma e ha conservato tutto ciò che venne costruito allora, cambiando completamente la percezione di quella città e la sua vivibilità, anche Roma potrebbe godere di un’occasione speciale. Pensiamo al ritorno di immagine che potrebbe dare una partita di volley al Circo Massimo o un lancio del giavellotto con il Colosseo sullo sfondo. Vorrebbe dire un nuovo turismo di qualità, attirato dalle nuove infrastrutture e da un’immagine di città finalmente ammodernata. Vorrebbe dire una “legacy”, cioè un’eredità per le future generazioni di strutture che altrimenti non potranno mai essere realizzate.

E’ vero che oggi non si riescono a controllare neanche le borseggiatrici in metropolitana, a limitare i roghi tossici, a far partire la Roma-Lido in orario. Ma è proprio nei momenti di particolare crisi che occorre una svolta, una scossa. Sarebbe come dare una scarica elettrica al cuore di un paziente che sta morendo. O lo salvi o lo uccidi.

E occorre fare di tutto per salvarlo!

 


 

Olimpiadi del 1960: così cambiarono il volto di Roma dal Flaminio all’Eur (Corriere della Sera)

Olimpiadi Roma 1960: il villaggio atleti dà vita al quartiere Flaminio (Corriere della Sera)

 

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