Mercato Alberone: approvato dalla giunta il progetto definitivo per lo spostamento

Trasferire i banchi nella parte posteriore di Happio costerà 6,3 milioni. Le opere murarie a carico dei proprietari del centro commerciale. L'incognita dei tempi

 

Esattamente un anno fa denunciavamo le tremende condizioni del Mercato Alberone e le lungaggini per il suo spostamento all’interno del centro commerciale Happio. In questi giorni qualcosa si muove e si intravede uno spiraglio. Intendiamoci non è detto che i lavori inizino presto e che in pochi mesi vedremo via Capponi e via Valesio sgomberi dai banchi soffocanti, ma almeno un provvedimento definitivo è stato approvato dalla giunta capitolina.

Con delibera 56 del 2023, l’amministrazione Gualtieri ha ripreso in mano il dossier impostato dall’ex assessore Coia (M5S) e l’ha aggiornato. Ora la cifra stanziata è stata aumentata di 2 milioni e 300 mila euro e il progetto è stato inserito nel piano investimenti 2023-2025. 

Si tratta dello spostamento all’interno dell’ex deposito Stefer dei banchi del mercato Alberone che oggi versano in condizioni indecenti. I rumori disturbano fin dalle 5.00 del mattino i residenti che devono fare i conti il pomeriggio con lo smaltimento dei rifiuti, tutti concentrati in via Valesio dove stazionano decine di cassonetti traboccanti.

 

La sosta selvaggia è la regola e i negozianti si trovano davanti alle vetrine muri di latta alti 4 metri. Ecco perché già dal 2006, quando fu approvata la trasformazione dell’ex deposito Stefer in un centro commerciale, una parte di questo era previsto avrebbe ospitato il mercato. Sono trascorsi 17 anni ma i banchi sono ancora tutti in strada, in condizioni sempre peggiori.

Da allora, ogni Sindaco ha annunciato l’imminente trasferimento e ha deliberato qualcosa in proposito ma il vero atto concreto arriva solo nel 2021 quando la giunta Raggi, tramite l’ex assessore al commercio Andrea Coia, inserisce l’opera nel piano investimenti 2021-2023 e stanzia 3 milioni 977 mila euro.

I lavori però non sono partiti e anzi si rischiava di far scadere le autorizzazioni faticosamente ottenute negli anni, compresi pareri relativi alle scoperte archeologiche effettuate. A luglio del 2022, la giunta ha chiesto al MIBACT e alla Soprintendenza una proroga dell’autorizzazione che era ormai in scadenza. Ottenuta la proroga, occorreva adeguare i costi alle nuove tariffe. Fare i lavori nel 2023 è estremamente più caro rispetto agli anni precedenti.

E così la nuova delibera di Giunta, la 56/2023 ha approvato il progetto definitivo per un costo complessivo di 6 milioni e 278 mila euro, circa 2,3 milioni in più rispetto al precedente stanziamento. Inoltre sono state apportate modifiche sostanziali ai lavori tra le quali una nuova scala su via Cesare Baronio, è stato eliminato un piano interrato originariamente destinato allo smaltimento dei rifiuti ed è stato ridisegnato lo spazio centrale dove saranno dislocati i banchi.

Tutto nascerà in questa parte del centro commerciale (foto seguente), ora abbandonata e nascosta da transenne con accesso da via Atto Vannucci.

 

La struttura sarà a carico del concessionario, cioè la società che ha realizzato Happio, la quale pagherà tutta la parte muraria, le scale, gli ascensori e una sala polifunzionale a disposizione del Municipio.

I 6,3 milioni stanziati da Roma Capitale serviranno alle finiture interne, agli impianti (elettrico, idrico, sanitario), all’allestimento delle aree parcheggi e del carico-scarico, al superamento delle barriere architettoniche.

Sui tempi di realizzazione resta il mistero. Se vivessimo in una città normale, la gara sarebbe bandita entro l’estate e i lavori potrebbero partire entro il 2023 ma dato che a Roma il tempo è dilatato come nell’iperspazio non ci sentiamo di fare alcuna previsione. I residenti sperano si faccia in fretta e anche gli operatori (in un primo tempo scettici) si sono rassegnati al trasferimento perché stanchi di lavorare in condizioni di scarsa igiene e decoro.


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6 risposte

  1. Ciao,

    scusate, l’opera fu inserita nel piano investimenti 2021-2023, i fatti ci dicono che questo inserimento non è stato vincolante e non si è fatto niente.
    Se ho capito bene la svolta sarebbe che l’ opera è ora inserita nel piano investimenti 2023-2025.
    Cosa vi farebbe credere che questa volta smuoveranno anche una sola penna? i funghi allucinogeni?

    Io non ne faccio uso e vi dico con assoluta certezza che non faranno niente.
    Sono quasi 40 anni che ogni 6 mesi c’è una delibera definitiva, un ordine divino, uno sghiri-buri-buzzo che certifica lo spostamento “a breve” del mercato in una sede definitiva e consona.

    Non. Potete. Crederci. Ancora.

    grazie,
    Marcello

  2. Ciao Marcello,

    hai pienamente ragione. Alla fine qualcuno dovrà mettere un firma per approvare/certificare la conclusione di una qualunque fase del progetto.

    Senza tale firma non si potrà andare avanti.

    A quel punto il suddetto “qualcuno” verrà corrotto con una Pizza o un pacchetto di sigarette o un double whopper dal Burger King chiedendogli di ritardare quanto possibile tale la firma.

    Il ritardo saranno almento altri 3/4 anni sui tempi di realizzazione.

    E via con il prossimo dopo la scadenza

  3. Buondì.
    Io non capisco una cosa in relazione alle “tremende condizioni”. Se reali, se inficiano una corretta gestione sanitaria dell’area, ferma restante l’attuale grande gioia dei sorci (intesi proprio come tali non come umani poco inclini alla sicurezza alimentare) per i quali le tremende condizioni sono una sorta di paradiso in terra, non ci sono i margini per chiudere tutto indipendentemente dallo spostamento?
    O le condizioni sono accettabili?
    C’è un problema o non c’è?

    Non capisco.

  4. Rispondo sia a Marcello (Dell’Utri !?!) che a Rabdon. Vi assicuro che di funghi allucinogeni non ho mai fatto uso e infatti la frase finale dell’articolo è chiara e parla di incognita dei tempi. La stessa frase è stata messa nel sommario. Qui nessuno si fa illusioni che il lavoro si svolga in fretta, ma sicuramente è un passo avanti in quella direzione. Staremo a vedere

  5. Caro Marcello,
    questi ci credono perche’ ci vogliono credere.
    “A breve”? un po’ vago come termine.
    Sarebbe piu’ utile indicare una data entro la quale attuare una crocifissione, in caso non riuscissero.
    Riallacciandomi al mio cognome, tutte queste parole, vaghe e poco sensate, suonano come un PETO nella tempesta.
    Vergognatevi… stiamo tutti aspettando da anni.

  6. mbè? siamo arrivati al 2024 e non vola una mosca. Come volevasi dimostrare viviamo in una società abominevole. Ma veramente crediamo di stare meglio che in Corea del Nord?

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