Manuali d’uso: lo spreco di carta che si potrebbe evitare

Sembra incredibile che nel 2017 nella scatola di un elettrodomestico vi siano ancora montagne di carta per le istruzioni. Ma quello che risulta più difficile da comprendere è lo spreco causato da libretti in decine di lingue che verranno immediatamente cestinati. Poche settimane fa ho acquistato un forno a microonde Electrolux: la multinazionale svedese produce in Italia oltre la metà dei suoi elettrodomestici dopo aver assorbito il gruppo Rex e mantenuto i siti produttivi (per fortuna) nel nostro Paese.

Apro la confezione e trovo un plico avvolto nel cellofan con un numero enorme di libretti di istruzioni: ben 17, ciascuno dei quali composto da 80 pagine. A fianco, rilegati con cura,  fogli per la garanzia, oltre ad elenchi dei centri di assistenza nei luoghi e paesi più disparati.

manuali elettrodomestici spreco carta

 

Da un conto approssimato per difetto parliamo di 1500 pagine inutili. Libretti in russo, cinese, estone, magiaro, danese, polacco e così via. Tutto tranne che l’italiano! Sembra una beffa eppure è così: un forno prodotto in Italia, destinato al mercato interno è accompagnato da manuali in tutte le lingue tranne che l’italiano. A cosa mi servirà sapere il numero di telefono dell’assistenza a Varsavia non è chiaro mentre in un minuto ho scaricato la versione italiana delle istruzioni dal sito Electrolux.

Sarebbe assai più saggio se le case decidessero di eliminare del tutto i manuali cartacei e facilitassero al massimo la ricerca su internet di tutto quello che può servire ai consumatori. Una norma piuttosto illogica e per niente al passo con i tempi purtroppo impone ai produttori di inserire le istruzioni nella confezione. L’articolo 6 del Codice del Consumo, lettera F, prevede che un libretto cartaceo sia presente. E il tutto si traduce in uno spreco di carta immenso. Dato che ogni anno solo in Italia vengono prodotti circa 6 milioni di grandi elettrodomestici, Legambiente ha calcolato che vengono stampante 1280 tonnellate di libretti di istruzione, con un consumo di CO2 che supera le 1315 tonnellate.

Non va meglio con un televisore di marca Panasonic, anche questo accompagnato da libretti in lingue così rare che ci si domanda in quale nazione vengano parlate

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E gli esempi potrebbero proseguire con frigoriferi, lavatrici e ogni tipo di elettrodomestico casalingo. I produttori di telefoni cellulari, invece, hanno già eliminato da tempo le istruzioni cartacee. E’ stato dimostrato infatti che la grande maggioranza dei consumatori non solo non le leggeva ma in molti casi le trovava troppo complesse. Al loro posto sono state introdotte delle guide on line che compaiono quando vengono richieste e che si riferiscono solo al dubbio specifico e non all’intero funzionamento dell’apparecchio. L’ambiente – che già subirà uno shock per la produzione di smartphone – ne avrà un piccolo giovamento. Dal 2007 ad oggi sono stati introdotti sul mercato 7,1 miliardi di smartphone. La rottamazione sempre più frequente dei nostri cellulari produce 3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici l’anno, dei quali solo il 16% viene riciclato. Nel 2020 – secondo il rapporto Greenpeace presentato a Barcellona pochi giorni fa – il 70% della popolazione mondiale avrà uno smartphone, cioè 6,1 miliardi di persone. L’impatto di accompagnarli da inutili libretti di istruzione sarebbe ancor più devastante.

L’industria della carta sta saccheggiando le ultime foreste rimaste in Europa, come la Taiga russa che si estende per 16 milioni di km quadrati attraversando Russia, Scandinavia, Alaska e Canada. I 950 mila ettari della parte russa sono a rischio proprio per la necessità sempre maggiore di produrre carta.

Tornando dunque ai nostri elettrodomestici, in attesa di una riforma del Codice del Consumo, sarebbe importante che le case si attrezzassero a distribuire libretti di istruzioni solo nella lingua del paese di destinazione del prodotto. Non sarebbe difficile dividere gli stock in base alle ricerche di mercato (x esemplari per l’Italia, y per la Francia, z per i paesi anglofoni e così via). Si potrebbe ridurre lo spreco di carta di 10/15 volte. E non è poco!

 

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