L’incubo tra le mura domestiche: quando la donna è vittima del partner

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Un livido sulle gambe si può nascondere, una ferita in volto si confonde col trucco e i capelli lunghi. Un occhio nero è più difficile da dissimulare. Le scuse ricorrenti – ho sbattuto su uno sportello, sono scivolata – dovrebbero far scattare l’allarme tra i vicini, i colleghi di lavoro che invece troppe volte fingono di non capire. Eppure una donna picchiata in casa ha lo sguardo spento, ha paura, sopravvive ma non vive più. Si pensa che siano episodi rari, confinati alle classi sociali più deboli, agli immigrati portatori di una cultura diversa.

E invece, in Italia, una donna su tre nella propria vita ha subito violenza: quasi 7 milioni tra i 16 e 70 anni è stata vittima di percosse, molestie o stupro. Il 60% dei reati più gravi è commesso dal partner: il marito, il fidanzato, il compagno amorevole che diventa un orco. Purtroppo solo il 7% delle donne riesce a trovare il coraggio di sporgere denuncia. Al blog la 27° ora, Luisa, ragazza toscana picchiata per anni dal marito, ha raccontato di aver addirittura perso la voce: “Un’afonia senza spiegazione secondo i medici. Non riuscivo a dire a nessuno quello che mi capitava”.

I dati dell’Istat e del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, pubblicati nel 2015, mostrano un’Italia egoista, che finge di non vedere. Milioni di maltrattamenti in famiglia che vengono archiviati come semplici liti, come fatti che non ci riguardano. Tanto è vero che secondo il rapporto Rosa Shocking 2 di We World Onlus un giovane su quattro ritiene che siano episodi che vanno affrontati dentro le mura domestiche.

Insomma, preferiamo voltarci dall’altra parte, dire che non ci riguarda, classificarli come conflitti e non come reati.

 

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Fonte Istat

 

Come si vede dalla tabella, il partner o l’ex sono i veri aguzzini. Se la donna non trova il coraggio di parlarne con le autorità o con un centro anti-violenza, il rischio è che la situazione possa degenerare, addirittura arrivare all’omicidio. In Italia, una donna viene uccisa dal proprio compagno ogni tre giorni! Il raptus assassino è rarissimo, nel 70% delle volte gli uomini uccidono dopo lunghi periodi di vessazioni e stalking.

I dati elencati fin qui forse non allarmano abbastanza. La freddezza dei numeri ci fa sembrare la questione lontana da noi, convinti che non possa accadere alla nostra amica, alla nostra vicina, addirittura a nostra sorella. Ecco perché, in vista del prossimo 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, abbiamo scelto di segnalarvi un film. Le immagini e la storia raccontata ne l’Urlo Dentro, il mediometraggio di Alessandro Romeo, potranno risvegliare le nostre coscienze sopite.

Si tratta di un film indipendente, girato in un elegante di quartiere di Roma, in una casa borghese, che ha come protagonista una coppia di giovani benestanti. Figure del tutto lontane dal degrado sociale che nell’immaginario dei più è la cornice classica delle violenze domestiche.

Anna, la protagonista, è viva e morta allo stesso tempo. I suoi appelli, le sue grida silenziose, cadono nel vuoto di una società troppo impegnata nella propria quotidianità. E’ un film costato pochi soldi, sostenuto solo dalle idee e dal talento del regista e degli attori. E proprio per questo merita più degli altri di essere visto e condiviso.

Buona visione

 

 

 


 

Sabato 26 novembre, a partire dalle ore 14.00, corteo a Roma in piazza della Repubblica contro la violenza sulle donne

NON UNA DI MENO

 

Clicca qui per altre informazioni sulla manifestazione

 

 

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