Lettera aperta a Zerocalcare. “Combattiamo insieme l’indifferenza”

Domenica su Repubblica è stata pubblicata una striscia del bravo Zerocalcare. Il fumettista si domanda se la battaglia antidegrado sia giusta, se non ci siano problemi maggiori da affrontare e che tipo di città vorrebbero i comitati cittadini. Uno di noi gli ha scritto questa lettera. Un po’ lunga, un po’ rozza, ma molto accorata. (la striscia integrale la potete leggere qui)
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Zerocalcare, il tuo fumetto sulla città dei Puffi è bello. E fa riflettere. Anche io c’ho una specie di “generatore automatico di obiezioni” che di continuo parla e fa domande. Di notte, di giorno, mentre lavoro, a volte non mi fa dormire. L’indifferenza è tremenda, è la reazione peggiore, in amore come nella vita, hai proprio ragione. Ma chi è più indifferente nei confronti di un gruppo di persone che rovista nei cassonetti? Chi pensa che stanno solo cercando un mezzo di sostentamento e dunque li lascia fare o chi cerca di trovare altre soluzioni (per loro in primo luogo)?  Il generatore di obiezioni sussurra: “Ma che fastidio ti danno se recuperano qualche oggetto”?
Poi, mentre guardo lo stipite di un negozio ricoperto di adesivi, lo stesso generatore mi dice: “Va beh si fanno pubblicità spendendo poco e cercano solo qualche cantina da svuotare, qualche trasloco da fare a buon mercato. Che fastidio ti danno“?
E il povero venditore di mutande sulla bancarella in via Tuscolana che problema provoca?
E un bel disegno “Rebibbia Regna” su qualche muro o una piccola tag stile “reps” non mi rende meno libero. Allora perché perdere ore a scrivere sui blog e a denunciare questo tipo di problemi?
La tua risposta è: lo fai perché interpreti così il senso civico! Ma sarà una corretta interpretazione del senso civico? Lo sai Zerocalcare, io a questa domanda non so rispondere, perché il senso civico forse non mi appartiene. E mica è detto che tutti dobbiamo avere senso civico, come non tutti siamo educati e rispondiamo con un “grazie” a chi ci tiene la porta. Non è un reato non avere senso civico. Quindi credo che non sia quella del senso civico la vera risposta.
Al mio generatore di obiezioni rispondo in un altro modo, con alcune storie raccolte come blogger. Storie che mi hanno commosso e a volte anche indignato. Ma l’indignazione mica è sempre sbagliata!
Gino era un piccolo artigiano: aveva comprato un furgone Transit piuttosto grande. Poi quando la crisi mordeva avrebbe dovuto cambiarlo con uno più piccolo per svolgere meglio il suo lavoro che nel frattempo si era modificato. Ma il suo furgone non era più vendibile. Qualcuno glielo aveva devastato con le scritte per ben due volte. E lui, non avendo 2000 euro per farlo riverniciare, ha preferito chiudere la sua attività. La sua lettera la trovi qui.
Più di una volta al nostro piccolo blog sono state inviate immagini di svuotacantine che gettavano tutto nei parchi, inquinando falde acquifere, devastando quel verde che sia tu che io difendiamo con i denti quando qualcuno vuole costruirci palazzoni. Sono gli stessi svuotacantine che si fanno pubblicità con quegli adesivi. Mah, forse non sono così innocenti.
Poche settimane fa, quando assieme ad altri amici abbiamo deciso di mettere su questo nuovo blog, ho pensato di raccontare la storia di alcuni commercianti di via dei Giubbonari e via dei Pettinari. Una signora che vende borse da tre generazioni, borse artigianali cucite con cura, aveva le lacrime agli occhi mentre mi mostrava le due vetrine del suo negozio ormai completamente oscurate dall’acido di qualche ragazzotto che la notte gliele ha “firmate” per tre volte! Le sue borse non si vendono quasi più e presto chiuderà. La colpa non è solo di quelle scritte all’acido, lo so, ma quello è l’elemento che l’ha fatta smettere di combattere. In via dei Giubbonari ci sono 51 vetrine e 35 sono state sfregiate. A me del senso civico non me ne frega niente ma gli occhi di quella signora me li ricorderò per molti anni.
Scritte vandaliche via Giubbonari 4
Ok passi tutto questo, ma la bancarella di mutande……quella che cazzo c’entra? Sto anche io per comprare una maglietta un po’ finta ed economica appesa ad un ombrellone quando mi ricordo di aver letto che a Roma c’è il record di fallimenti di attività commerciali: 1390 ogni 4 mesi, 790 delle quali erano botteghe di vicinato nel solo 2013. Quelle botteghe che tengono vive le nostre periferie, che insegnano ai giovani un mestiere magari semplice ma è sempre un mestiere. E che i centri commerciali non potranno mai offrire. E mi ricordo di aver letto che siccome ogni negozio impiega in media 4 addetti, ogni 4 mesi si perdono 5.560 posti di lavoro, che in un anno sono 16.680. Quella maglietta non l’ho più comprata perché lo scontrino non me l’avrebbero fatto e avrei contribuito ad uccidere qualche altro negozio. Anche perché quelle bancarelle sono quasi tutte nelle mani delle stesse famiglie con uno stile un po’ mafioso. E a me e a te la mafia non piace, ne sono sicuro. E a me e a te non va giù che i ragazzi del Bangladesh che fanno orari indecenti in quelle bancarelle vengano pagati 400 euro al mese in nero, senza diritti e serviti da un calcio in culo se osano ribellarsi.
Allora ripenso alla parola “indifferenza” che hai usato nel tuo fumetto. Cavolo ma sarò più indifferente se accetto tutte queste cose o lo sarò di meno se provo a cambiarle? Mi sa che il signor Gino, se avesse tenuto aperta l’attività, avrebbe assunto un ragazzo immigrato per farsi aiutare. E magari gli avrebbe pagato i contributi. E chissà la signora delle borse avrebbe insegnato ad una giovane dell’est a cucirle. E quei traslocatori senza scrupoli, senza quegli adesivi, non sarebbero stati chiamati da nessuno e quel fazzoletto di terra inquinata oggi sarebbe ancora verde.
E poi mi incazzo se penso che i signori che vivono in un attico ai Parioli la metro non l’hanno mai presa e quelle scritte che ricoprono gli interni dei vagoni loro non le hanno mai viste mentre il mio vicino di casa che fa il pendolare le vede e le subisce tutti i giorni.
Treno linea B 2
Cazzo, anche io ero in fissa con Brecht e imparavo a memoria le sue frasi celebri, quella sugli zingari, sui froci. Io gli zingari li difendo, io voglio i matrimoni gay, io voglio la legalizzazione delle droghe leggere, io voglio che a chi rovista nei cassonetti sia data un’altra possibilità e a chi vende gli ombrelli sia offerto un mestiere. Non credo di essere un reazionario, odio i fascisti. Detesto quelli che hanno la soluzione semplice per tutto. Ma non mi va di dire che le cose stanno così e che così devono restare. Ogni gesto ha una conseguenza. A me una città dei puffi così non piace. E’ ingiusta e si accanisce sui più deboli. Se smetto di combattere e divento veramente indifferente rischio di non dormire mai più!

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8 risposte

  1. complimenti, la migliore risposta ai fumetti di zerocalcare che ho letto finora . temo inutile agli occhi del destinatario e di quelli che ragionano con la stessa superficialità.

  2. invece si sta facendo un clamoroso errore. Ovvio che negli ambienti “decorosi” questa sia una grande risp. come di certo il fumetto di zerocalcare ha spopolato negli ambienti “alternativi” e attenzione anche in quelli “intellettuali” della sinistra chic.
    Mi sono riconosciuto in un paio di passaggi, voi non ci crederete ma anch’io ho letto su facebook una ragazza che incitava a bruciare una zingara (a suo dire travestita da suora…come se una zingara non potesse portare il velo mah ). Vado a vedere il suo profilo e sorpresa , lavorava o faceva volontariato in un centro d’ascolto. Mah ! Ecco perchè sto anch’io con zerocalcare !

  3. Mentre sulla storia dei bangladesh sfruttati sulle bancarelle (i negozi nno li sfruttano ?? bah ) ti riporto delle parole di Roberto (credo sia un amministratore del blog), se sei al corrente di attività criminose devi denunciarle, se le scrivi su internet oltre ad essere complice potrebbero essere cacchiate. Non credi ?
    Stai tranquillo che la bancarella di mutande lo scontrino te lo fa nella stessa percentuale dei tuoi bei negozietti di vicinato. Compresi i bei ristoranti che magari impiegano bangladesh solo in cucina.

  4. Anonimo capisco la tua posizione ma non la condivido. Come vedi su questo e su molti altri blog si parla, ci si confronta in maniera civile e qui non leggerai mai che la zingara deve essere bruciata. Perchè un commento del genere lo cancelliamo subito. La domanda che ti faccio è: poichè ci sono dei pazzi scocciati che scrivono commenti folli e razzisti allora l’intera battaglia contro il degrado della città va condannata?
    Per quanto riguarda le bancarelle e i ragazzi del Bangladesh sfruttati non c’è dubbio che molti negozi siano altrettanto senza scrupoli. Ma che il commercio ambulante sia il frutto di un oligopolio non lo scrivo io. E’ scritto ovunque, anche sugli atti ufficiali del comune, solo 2 o 3 famiglie detengono i due terzi delle licenze dell’ambulantato. Ti sembra normale? Quelli che con disprezzo tu chiami “i bei negozietti di vicinato” sono comunque di proprietà di migliaia di piccoli commercianti. E tra questi ci sarà chi sfrutta e chi è in regola. Chi è buono e chi è cattivo. Perchè così va il mondo. Ma io comincio a prendermela con chi detiene un quasi monopolio.
    A te piacciono i monopoli? Ti piacerebbe che tutti i negozi di scarpe fossero in mano alla stessa famiglia? E che tutti i giornali fossero dello stesso editore?

  5. Roberto (il sottoscritto) è un collaboratore e co-fondatore del blog.

    Ne approfitto per suggerire a chi voglia lasciare commenti di utilizzare il proprio nome o almeno uno pseudonimo, che in ogni caso l’anonimato è garantito. Pare solo a me che utilizzare il default “Anonimo” squalifica un po’ il pensiero che si vuole trasmettere? Poi per carità, ognuno si regoli come preferisce.

  6. si ok Roberto, non facciamo polemica per ogni cosa !

    Filippo a parte la battuta che bene o male tutti i giornali e le tv rispondono in qualche modo alle stesse persone. Magari cambiano nomi ma vedrai che rispondono agli stessi interessi.
    Mi stai dicendo che una famiglia possiede all’incirca il 30-40 % di tutte le licenze (le storie che parlano di molte di più sono fantasiose ) e tu pretendi che sia io a risponderti a questo ? Di certo una situazione di concorrenza può portare benefici a tutti…ma converrai che ci si deve muovere nella legalità e non certo con atti persecutori e ristretti solo a qualcuno. Su questo punto ci sentiamo le prossime settimane….

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