La Raggi vuole riaprire l’Ufficio Decoro. Finalmente!

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L’articolo più letto di questo sito risale al 23 luglio del 2016, poche settimane dopo l’insediamento in Campidoglio di Virginia Raggi. Chi ci legge da desktop lo potrà trovare nella colonna di destra, appunto al primo posto tra i pezzi più popolari. Era una critica severa al programma appena presentato dalla neo sindaca che non faceva neanche un accenno a due tra le più gravi emergenze romane: le bancarelle e il decoro. Quell’articolo ci fece meritare centinaia di insulti, parolacce, accuse di parzialità e così via (alcune delle quali potete leggere nei commenti).

Ed eccoci ad oggi, a quasi due anni di distanza, e scoprire che forse non eravamo così nell’errore. Sulle bancarelle è inutile soffermarci, dato che questa amministrazione ha partorito la peggior riforma del commercio ambulante che si potesse immaginare e di fatto ha lasciato tutta Roma in un suk perenne. Ma sul decoro è la stessa Raggi a darci ragione: ieri, infatti, ha dichiarato al Messaggero che è ora di dare una svolta sul tema del decoro e riaprire quell’ufficio che Alemanno chiuse improvvidamente 9 anni fa. Insomma, la Sindaca si è accorta che la città sta precipitando sempre più in un baratro di abusivi, scritte sui muri, tavolini selvaggi, manifesti illegali, verde incolto e accampamenti. E soprattutto si è accorta che il suo programma era carente su questo punto (ma guarda un po’) proprio perché lo spezzettamento delle competenze tra i vari uffici provoca un lassismo totale da parte del Campidoglio. Se infatti un parco è pieno di rifiuti e scritte sui muri, la responsabilità dell’intervento sarà in parte di Ama (per la pulizia), in parte del Servizio Giardini (per la cura del verde), in parte dei Pics (per la cancellazione delle scritte). E alla fine nessuno coordinerà il lavoro e quel parco resterà così per anni.

 

La figura del responsabile unico del decoro, sia a livello centrale, sia municipale, è una nostra vecchia proposta. In veste di associazione Bastacartelloni la presentammo a tutti i municipi e ai candidati sindaco nel 2013. E sapete chi la accolse al punto da nominare un responsabile unico per il decoro in due municipi? Il Movimento 5Stelle, proprio quel Movimento che all’opposizione usava ascoltare i consigli dei cittadini e che adesso vive arroccato e sospettoso. Insomma quello che i grillini fecero già nel 2014 e che noi provammo a suggerire alla Raggi a più riprese, la Raggi stessa lo scopre nel 2018. Meglio tardi che mai, direte! E sicuramente è così. Meglio farlo adesso che non farlo proprio.

 

L’idea della Sindaca consiste nella creazione di un Ufficio alle dirette dipendenze del suo Gabinetto. Dovrebbe essere composto da 150 vigili dei Pics (il Pronto Intervento) e da tre dirigenti. A questo ufficio dovrebbero essere indirizzate le segnalazioni di cittadini e turisti e dovrebbe godere di fondi specifici. Ancora nulla di concreto, ma l’idea è questa e in sostanza ricalca il vecchio Ufficio Speciale Decoro in funzione prima di Alemanno. “Ci siamo accorti che la frammentazione in diverse strutture così come le abbiamo trovate non funzionano” ha spiegato la Raggi.

Dunque c’è da sperare che si faccia presto e che questo nuovo dipartimento assorba le competenze sulle scritte sui muri, sugli accampamenti abusivi, sui venditori di cianfrusaglie, sulla manutenzione del verde orizzontale, sul ripristino dei marciapiedi e così via. Sebbene il centro storico sia la parte più pregiata dal punto di vista turistico, questo ufficio per riuscire davvero ad incidere, dovrà agire su tutto il territorio comunale e non solo all’interno delle Mura Aureliane. Il Messaggero riporta la frase di un funzionario capitolino che parla di sforzi soprattutto sul centro. Ma non è possibile pensare che quartieri immensi come Monteverde, Tuscolano, Marconi, Flaminio (solo per fare alcuni esempi) siano lasciati senza un coordinamento.

Seguiremo da vicino i passi per la costituzione dell’Ufficio Decoro. E se non dovesse nascere entro i prossimi 3 o 4 mesi, non perderemo occasione per segnalarlo alla Sindaca e chiederle conto della sua promessa.

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