In Germania tutti sui mezzi pubblici a soli 9 euro al mese. L’Italia si ferma ad uno sconto

Il Klima-ticket aiuta i tedeschi in difficoltà a causa del costo carburanti. Un provvedimento simile a Roma potrebbe far collassare la disastrata rete di trasporto

 

Neanche il governo del cancelliere Scholz si aspettava un successo del genere per un’idea che proviene dalle sue fila. In soli 30 giorni, in Germania sono stati venduti 21 milioni di abbonamenti a prezzo ridotto. 

Solo 9 euro al mese per poter viaggiare su autobus, metro e treni regionali in tutte le grandi città del Paese. L’hanno chiamato Klima-ticket, biglietto a favore del clima, ed è un esperimento limitato nel tempo ma sono in molti a pensare che la scadenza del 30 agosto verrà prorogata a fine anno. A Berlino, Amburgo, Monaco di Baviera, Hannover c’è la stata la corsa ad accaparrarsi l’abbonamento super scontato e il risultato in termini di traffico stradale è incredibile. Da quando è stato introdotto, a Wiesbaden si risparmiano mediamente 4 minuti per percorrere lo stesso tragitto di prima; addirittura 6 minuti in meno ad Amburgo e così in 23 delle 26 principali città tedesche.

Le mappe Tomtom e i rilevamenti di Google parlano di metropoli molto meno congestionate in soli 30 giorni. In pratica le code ai semafori o sulle tangenziali sono sparite. In metro e sul bus sono ricomparsi studenti o lavoratori che prima prediligevano il motorino o l’automobile.

Se si considera che in Germania mediamente nei primi sei mesi dell’anno vengono venduti 10 milioni di abbonamenti al trasporto locale e in che solo nel mese di giugno ne sono stati acquistati 21, si fa presto a fare il calcolo. L’obiettivo del governo Scholz è duplice: sostenere i cittadini di fronte al folle rincaro dei carburanti e nello stesso tempo ridurre l’inquinamento da traffico offrendo un contributo reale alla lotta ai cambiamenti climatici.

In Italia siamo fermi ad un sconto definito “bonus trasporti” (da noi la parola bonus ha molto successo anche se in pratica si rivela spesso una fregatura). Nel decreto “Aiuti” è stata inserita la possibilità di uno sconto massimo di 60 euro l’anno per l’abbonamento al traporto locale ma solo per coloro che nel 2021 hanno avuto un reddito complessivo inferiore ai 35 mila euro. Già da qui si capisce la differenza della portata tra la misura tedesca e quella italiana. Mentre Berlino ha scelto di offrire il trasporto quasi gratuitamente a tutti i cittadini, da noi ci si limita ad una riduzione contenuta e valida solo per alcune fasce di popolazione.

L’impatto non potrà che essere diverso sia sul traffico che sul portafoglio. Il governo Draghi è solo più avaro o più povero o c’è dell’altro? In realtà il timore di alcuni esperti riguarda la capacità del nostro TPL di far fronte ad un notevole incremento di passeggeri.

 

Il caso di Roma, che qui più ci interessa, è emblematico. Se nell’arco di 30 giorni i nostri bus, tram, metro e treni regionali venissero scelti dal 30 per cento di pendolari in più, il sistema collasserebbe. In particolare la linea A è già in crisi estrema pur dovendo affrontare un traffico ridotto per via della chiusura delle scuole. E non è certo una novità di questi mesi. Si può risalire all’ormai lontano 2003 quando l’allora assessore alla mobilità della giunta Veltroni, Mario Di Carlo invitò i romani a non prendere la metro perché troppo affollata. Fu costretto a quell’appello contro natura per un responsabile del traffico, nonostante in quegli anni la metro rossa fosse un fiore all’occhiello, con treni nuovi e tempi di attesa brevi.

Oggi, dopo il disastro delle mancate revisioni, dei convogli mancanti e delle ferrovie regionali paralizzate, pensare di riversare sul TPL centinaia di migliaia di romani in più, porterebbe ad una paralisi. Come se non bastasse, in queste ore si sono aggiunti i macchinisti dei treni affetti da Covid che marcano visita e lasciano i convogli al capolinea.

Avere un sistema di trasporto sempre sull’orlo del collasso impedisce di attuare politiche ecologiche come quelle tedesche. Uno svantaggio strutturale che difficilmente verrà colmato nei prossimi anni, condannando l’Italia e soprattutto Roma ad essere ultima ed arretrata. In questo contesto gli appelli a non usare il condizionatore lanciati da Draghi e ripetuti a pappagallo da chiunque lasciano solo molta amarezza.

 

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