In Francia il “premio” per le città violentate dai cartelloni pubblicitari

Mentre i francesi difendono le periferie dall'inquinamento visivo, Roma resta al palo con la riforma. Dal nuovo assessore Coia ci si può aspettare molto poco

 

Cartelloni ad Alés dans le Gard (Francia)

Fa tenerezza l’iniziativa presa dall’Associazione Paesaggi di Francia che ha deciso di dare un premio (al demerito) alle città che non sono riuscite ad arginare il fenomeno dei cartelloni pubblicitari invadenti. Fa tenerezza perché il metro di paragone è assai diverso da quello che usiamo in Italia e in particolare a Roma.

Per i francesi un centro commerciale in periferia circondato da impianti pubblicitari è già una vergogna. Ma mai potrebbero accettare che l’inquinamento visivo arrivasse nei centri storici o nei quartieri semi centrali. In effetti, i piani regolatori di quel Paese sono piuttosto severi nella tutela delle aree più pregiate mentre sono più tolleranti sulle strade di ingresso alle città e nelle aree commerciali. Sarebbe come se da noi, consentissimo molti cartelloni a Porta di Roma o sulla via Salaria, tanto per fare un esempio, ma li vietassimo all’interno del Grande Raccordo Anulare.

Eppure anche quel numero molto più esiguo di impianti pubblicitari rispetto a noi, infastidisce alcuni ambientalisti francesi che hanno deciso di istituire il premio alle città rese più brutte dalla “pollution visuelle”, cioè dall’inquinamento visivo.

Il premio 2020 è andato a Alés dans le Gard per il suo “fiorire di pubblicità”. Aubenas en Ardèche ha vinto il titolo per “il valore dato al suo patrimonio con i cartelloni” (ovviamente ironico). Saint Germain du Puy dans le Cher si è aggiudicata il premio speciale per le sue “opere pubblicitarie” e infine la località più “banalizzata” dagli impianti è stata Saint Jean de la Ruelle.

Degrado visivo a Aubenas en Ardeche

Nel conferire il prix ironico, l’Associazione ha invitato i Sindaci di queste località a mettere fine all’anarchia impattante sui paesaggi quotidiani.

Chissà cosa potrebbe pensare la giuria se venisse catapultata su una qualsiasi strada romana infestata da centinaia di mega cartelloni o di piccole paline che pubblicizzano il panettiere, l’autofficina o la pizzeria all’angolo. Altro che inquinamento visivo, si tratta di una vera violenza al decoro.

Come è noto, per mettere ordine nel settore, anche Roma ha approvato nel 2014 un nuovo Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (Prip) ma la sua concreta attuazione è di là da venire. La giunta Raggi ha preferito mettere tutto il lavoro svolto dalla precedente amministrazione in un cassetto, in attesa di tempi migliori. In poco più di quattro anni, all’assessorato alle Attività Produttive si sono succeduti tre diversi esponenti del Movimento 5Stelle, ciascuno con una visione diversa dall’altro.

Il primo, Adriano Meloni, aveva compreso l’importanza della riforma e – anche se con lentezza – aveva portato avanti alcuni provvedimenti necessari al suo completamento. Il secondo, Carlo Cafarotti, è sembrato più scettico e ha pensato di smontare il Piano Regolatore e il Regolamento, per “migliorarli”. Siccome l’ottimo è nemico del bene, in pratica non si è fatto nulla fino al servizio televisivo di Report, la trasmissione di Rai3, che ha squarciato sui media nazionali il silenzio sull’abusivismo e sulle multe non pagate. Cafarotti, messo alle strette dal giornalista, ha fatto una brutta figura e dopo poche settimane è stato rimosso dalla Sindaca. Al suo posto è arrivato adesso Andrea Coia dal quale nulla di buono ci si può aspettare sul tema.

Coia, infatti, da presidente della Commissione Commercio ha messo in dubbio fin dall’inizio del suo mandato la bontà della riforma, l’idea che i cartelloni pubblicitari potessero pagare servizi alla città come il bike sharing e ha fatto di tutto per rallentarne l’iter. Con la sua gestione in via dei Cerchi, la questione cartelloni verrà probabilmente accantonata.

In questi ultimi mesi, gli uffici comunali hanno adottato finalmente un buon provvedimento e cioè l’oscuramento degli impianti abusivi. Si tratta cioè di coprire i cartelloni irregolari con dei manifesti che impediscano alla ditta di incassare dallo sponsor nonostante l’irregolarità del cartello.

Un’idea semplice destinata a disincentivare le società con pochi scrupoli a piantare pali qui e là senza autorizzazione. Questo merito va riconosciuto all’Ufficio Affissioni e certamente alla giunta Raggi. Ma tutto qui. Per il resto si sono viste solo promesse e pochi fatti.

La divertente iniziativa dei francesi andrebbe imitata nei quartieri romani. Si potrebbe istituire un premio per le strade e le zone che hanno subito la peggior violenza pubblicitaria. E – statene certi – la gara si farebbe davvero dura.

 

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Una risposta

  1. Per il momento gli oscuramenti, seguiti poi dalle rimozioni, hanno riguardato i cartelloni di ditte prive della benchè minima autorizzazione. Registro già delle nuove installazioni, tuttavia…
    Attendiamo fiduciosi che agiscano anche contro gli abusivi storici (quelli delle mille mila multe per violazioni al codice della strada e/o al regolamento affissioni) alcuni dei quali continuano per giunta imperterriti ed impuniti anche nella loro opera di potatura deliberata degli alberi……
    Lob

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