Il muro della gentilezza è tornato ad essere come gli altri

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Avevamo parlato del Muro della Gentilezza coltivando molte speranze in questo esperimento: oltre la raccolta di abiti usati per i più bisognosi, il luogo sarebbe stato strappato al degrado. Da qualche settimana il Muro è “fuori uso”. Ce ne parla la nostra Giovanna Iorio che è stata una delle animatrici dell’iniziativa icona180

 

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C’era una volta un muro a Roma, ricoperto di graffiti con accanto i soliti due cassonetti della spazzatura. Era un muro piuttosto brutto ma non sembrava farci caso nessuno perché somigliava a tutti gli altri muri della città.

Poi un giorno al muro è accaduta una cosa strana, ha smesso di essere brutto ed è diventato un po’ più bello, insomma un Muro della gentilezza.

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Per qualche mese abbiamo dovuto spiegarlo a tutti cos’era successo, perché la gentilezza è una cosa difficile da capire. E della bellezza non si fida nessuno. Tutte le volte che si diceva che era un muro speciale, un luogo fuori dal comune dove lasciare e prendere vestiti con dignità, qualcuno si metteva a ridere, oppure diceva “fallirà”. Era un muro per creare qualcosa di speciale, un piccolo miracolo in una città sorda. Eh si… poi c’erano delle regole da rispettare. Pochissime, chiare, si potevano leggere sul muro…

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Il Muro della gentilezza ha subito mostrato che i muri che diventano un simbolo li ami o li odi. C’era anche qualche indifferente ma di loro non abbiamo mai saputo nulla.

Gli ostili, già dopo qualche giorno, urlavano che il muro attraeva gli “zingari” che “rubavano” i vestiti. Allora gli ostili hanno giurato che non avrebbero mosso un dito per sistemare il muro.

Gli entusiasti, per fortuna, hanno preso a portare al muro i vestiti. Ma si sono lasciati prendere la mano e hanno scaricato tonnellate di indumenti, abbandonando interi guardaroba ai piedi del muro, fiduciosi nell’intervento dei “gestori” e ignorando le poche regole di autogestione del muro.

E così, per tutto questo tempo, gli ostili hanno continuato ad odiare immensamente il muro mentre gli entusiasti hanno continuato ad amarlo smisuratamente. Entrambi scaricando la responsabilità del muro sulle spalle dei “gestori” del muro della gentilezza.

Sono triste stasera perché da poco sul muro è apparso un cartello e un nastro. Non ne sapevo nulla, mi hanno mandato la foto i miei compagni di avventura, addolorati quanto me. In questi mesi senza mai stancarsi e senza mai mollare in tanti hanno “gestito” il muro, i suoi sostenitori e i denigratori…

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Però oggi è arrivato il cartello, è apparso sul muro per fermare gli uni e gli altri con una sola parola: “gestione”.

Cosa vuol dire gestione? Amministrazione o conduzione, con poteri decisionali, di un’azienda o di un’impresa pubblica o privata.

Come si può “gestire” un muro? Non è un’azienda, né tanto meno un’impresa. E non c’erano soldi da guadagnare e quindi nessuna “gestione”.

La “gestione” del muro era affidata a TUTTI I CITTADINI e doveva diventare, lentamente, la condivisione di un luogo. Scaricare sui pochi volontari la “gestione” e l’attenzione per questo luogo “insolito” è stato l’errore di tutti quelli che oggi dichiarano questa un’impresa “fallita”. Non è il muro della gentilezza ad aver fallito ma il senso civico di una città ancora, per molti aspetti, incivile.

Gestione, impresa, fallimento. Quanto siamo lontani dalla “gentilezza” e da quello che ha realmente causato tutto questo. Il cartello non dice la verità. Dovrebbe riportare la frase: “Per mancanza di civiltà”.

Quello che serviva al muro della gentilezza non era una gestione (che pure pochissime persone si sono accollate con instancabile entusiasmo e senza nessun rimborso spese) ma l’avere un quartiere intorno, il rispetto di una comunità che ne condividesse il senso e l’utopia, l’osservazione di pochissime regole elementari. Come è stato possibile trasformare un luogo simile in una minaccia?

Sarebbe bastato che tutti ci avessero creduto un po’ di più e forse il piccolo gruppo che si era accollato la “gestione” del muro della gentilezza ce l’avrebbe fatta. Ecco cosa è mancato al muro: cura, civiltà, condivisione.

E ora cosa accadrà? Quello che accade a un muro qualunque: tornerà a ricoprirsi di graffiti e accanto a lui rispunteranno i due cassonetti della spazzatura. Insomma, tutto come prima.

Però non è vero che tutto tornerà come prima. Ora il Muro della gentilezza ha delle storie da raccontare, come quella sera di marzo che faceva un freddo cane e un vecchio è andato al muro e ha preso un cappotto di lana. E non gli pareva vero di averlo trovato sopra un muro, per strada. E a me, in macchina dopo l’ennesima “gestione” del muro, di averlo visto accadere.

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