“Il corso delle cose”. L’archivio di Andrea Camilleri in mostra

Fino a domenica 18 dicembre, documenti originali, manoscritti, articoli e fotografie danno la possibilità di entrare nella storia umana e intellettuale del grande scrittore

Esistono tanti corsi di scrittura ma non c’è studio che faccia diventare come Andrea Camilleri. Occorre fatica e capacità. “Il talento è nulla senza lavoro“, diceva Emile Zola. E proprio il lavoro di Camilleri, il suo teatro, la regia, la radio, la televisione sono raccontati nella mostra documentaria allestita al Fondo Camilleri fino a domani, domenica 18 dicembre. Il talento, quello no. Non si può raccontare.

Durante gli incontri col pubblico, spesso gli veniva posta la domanda sul come si diventa scrittori e lui rispondeva sempre: “Andate a bottega! In una scuola di scrittura creativa? No, a bottega di uno scrittore. Quale? Quello che ti piace di più. Ma è morto! Non ha importanza, puoi andarci a bottega lo stesso. E come? Pigli un libro qualsiasi del tuo scrittore preferito, leggi la prima frase che ti capita sotto gli occhi. Ricopiala. Cerca di capire perché ha usato una data parola e non un suo sinonimo, perché ha messo un aggettivo prima o dopo un sostantivo. Insomma fagli l’autopsia, a quella frase. Poi cerca di ricomporla come l’avresti scritta tu. Ti funziona? No? Riprova da capo“. Questa citazione, che ho preso dalla prefazione che pubblicò per una delle sue gialliste preferite, Patricia Highsmith (Come si scrive un giallo – Minimum Fax editore), ci riporta un Camilleri già celebre. Ma la sua lunga carriera, fatta di esperienze più varie nel campo dell’arte e della letteratura, viene da lontano. Da qui l’esigenza di raccogliere documenti originali e in parte inediti che possano narrare le radici più remote e i passaggi meno noti.

L’esposizione è stata divisa in quattro sezioni. La prima “Ho fatto un viaggio, da Porto Empedocle a Roma” racconta le prime collaborazioni con le riviste letterarie degli anni ’40, la corrispondenza con Valentino Bompiani, Elio Vittorini, Pasquale Prunas. Le prime poesie e la prima commedia teatrale, Giudizio a Mezzanotte, che vinse un concorso la cui giuria era presieduta da Silvio D’Amico.

 

La seconda, “Un filo ininterrotto. Il teatro”, vede un Camilleri ancora giovanissimo che si è trasferito a Roma per frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica dove conoscerà Glauco Mauri, Vittorio Gassman, Tino Buazzelli e molti altri. Le lettere inedite inviate ai genitori e i primi articoli per l’Enciclopedia dello Spettacolo, sono esposti nella mostra così come le prime regie ufficiali di teatro, lavoro che lo accompagnerà per oltre trent’anni.

 

La terza sezione “L’intervista possibile. La radio e la televisione“, ci riporta a centinaia di regie, radiodrammi, sceneggiati, programmi culturali che lo hanno visto come uno dei più prolifici collaboratori della Rai. Le fotografie e i copioni di “La figlia del Capitano“, “Il tenente Sheridan“, “Western di cose nostre” e poi il recupero delle sue carte che aveva iniziato assieme ad una delle figlie. Proprio a lei aveva concesso una “intervista”, se così la possiamo definire, su quella mole di documenti e manoscritti che ricostruisce un pezzo di storia d’Italia.

 

Infine, la sezione “Ho imparato a scrivere leggendo“, spazia dagli anni della formazione ai grandi romanzi di successo, primo tra tutti Montalbano, sui quali però non si sofferma perché scritti al computer e dunque non raccolti nell’archivio delle cose antiche.

 

L’esposizione è allestita nella sede del Fondo Camilleri, inaugurato a giugno alla presenza tra gli altri del Sindaco Gualtieri, un luogo da visitare non solo dagli amanti del grande scrittore ma da tutti gli appassionati di teatro, cinema e letteratura. Per me che ho avuto il privilegio di trascorrere con lui parte della mia infanzia e adolescenza è fonte di grande emozione. E sono certo lo sarà anche per i lettori di diarioromano.

 


Per la visita prenotarsi inviando una mail a segreteria@fondoandreacamilleri.it 

Via Filippo Corridoni, 21 – fino a domenica 18 dicembre

(la mostra permanente resta visitabile su prenotazione)

 

 

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