Il Bambino Gesù all’ex Forlanini. Grandi vantaggi e alcune perplessità

L'ospedale Vaticano dovrebbe trasferirsi nella struttura chiusa dal 2015. Un'operazione da 400 milioni ma non è chiaro chi la pagherà

Il più importante ospedale pediatrico d’Italia ha solo 627 posti letto divisi in cinque strutture e soffre per la carenza di spazi. La più grande struttura sanitaria d’Europa, l’ex Forlanini, è in rovina da otto anni e si cerca di darle una nuova destinazione.

Viste così, le due realtà possono sposarsi con reciproca soddisfazione e infatti lo scorso 27 luglio, è stato trovato un accordo tra Regione Lazio e Città del Vaticano per il trasferimento del Bambino Gesù nell’ex Forlanini. Ma le cose non sono mai semplici come appaiono e in questa vicenda c’è chi solleva dubbi sull’opportunità di concedere un immenso ospedale ad uno Stato estero che non paga le tasse in Italia.

Andiamo per ordine perché la vicenda è complessa e partiamo dai 280 mila metri quadrati del Forlanini che stanno cercando nuova vita da diversi anni. Ce ne occupammo nell’ormai lontano 2015, in questa rubrica, riportando le solite frasi ottimistiche di Nicola Zingaretti, all’epoca presidente della Regione, che annunciava sul suo sito personale una imminente nuova vita della struttura. Cliccando oggi allo stesso link, si legge che la pagina è stata cancellata! Ma il fatto non sorprende perché Zingaretti era solito lanciare promesse vane. Nel nostro articolo, al quale vi rimandiamo per ricostruire la storia di questo magnifico nosocomio, mostravamo scetticismo sul reperimento dei fondi necessari alla riqualificazione. E il tema dei fondi torna anche oggi, sebbene questa volta le cose siano molto più concrete che all’epoca.

Secondo i calcoli redatti da Vaticano e Regione Lazio, sono necessari almeno 300/320 milioni di euro solo per la ristrutturazione. Mentre il valore del compendio immobiliare sarebbe stabilito in 70 milioni. E anche questi 70 milioni sembrano pochi, considerato che nel 2014 (quando ancora l’ospedale era in funzione), una valutazione catastale lo aveva stimato 278 milioni.

L’operazione di cui hanno parlato il nuovo presidente del Bambino Gesù, Tiziano Onesti e i rappresentanti della Regione, prevede che l’immobile venga venduto per 70 milioni all’Inail  e che questo lo affitti all’ospedale pediatrico. Non è invece chiaro chi pagherebbe i 320 milioni necessari alla ristrutturazione. Sarebbe equo se fosse lo Stato Vaticano a farsene carico, almeno in gran parte. Se invece le spese fossero tutte in capo allo Stato italiano, potrebbero valutarsi profili di scarsa opportunità.

Occorre, infatti, ricordare che l’Ospedale Bambino Gesù, è stato dichiarato extraterritoriale nel 1973 e da allora non paga alcuna imposta all’Italia. I dipendenti non versano Irpef allo Stato italiano, le merci vengono acquistate senza Iva, gli immobili sono esentati dall’Imu e da altre tasse. Nel contempo, in quanto struttura convenzionata, il Bambino Gesù, riceve dallo Stato italiano ingenti finanziamenti, la cui quantificazione non è del tutto precisa. Secondo alcuni organi di stampa, tra erogazioni dirette e rimborsi si arriva a 250 milioni l’anno. Ma la cifra precisa resta indefinita in quanto l’Ospedale non pubblica i propri bilanci. Solo nel 2018, su specifica richiesta, l’allora Ministro dell’Economia Tria, rilasciò una relazione sui versamenti diretti che ammontano a circa 50 milioni l’anno. Poi, per ogni intervento e ogni prestazione, vengono erogati rimborsi dalle Regioni e la somma dovrebbe arrivare a circa 250/270 milioni.

Dunque se le spese di ristrutturazione fossero a carico di Regione Lazio e del Sistema Sanitario Nazionale, il Vaticano si troverebbe un ospedale nuovo, molto più grande, le cui prestazioni sono a carico dello Stato italiano e per il quale deve solo pagare l’affitto. Ma appunto è presto per dirlo in quanto i contorni dell’operazione non sono del tutto definiti anche se sarà indubbiamente necessaria totale trasparenza.

L’ingresso del Forlanini da via Ramazzini

 

Su un altro fronte, c’è da dire che il Bambino Gesù costituisce una eccellenza nel panorama della sanità e dunque una sua collocazione in spazi idonei è certamente una buona notizia. C’è, infatti, da considerare che i piccoli pazienti necessitano quasi sempre di un accompagnatore, pertanto a fronte di 700 letti di degenza, ne occorrono almeno 600 per i genitori. L’attuale sede al Gianicolo è obsoleta e le 2,4 milioni di prestazioni ambulatoriali, i 31 mila interventi e i 28 mila ricoveri l’anno, necessitano di sedi più moderne e comode.

Nello stesso tempo, l’abbandono del Forlanini è una ferita aperta per Roma e l’intero sistema sanitario del Paese e una sua riconversione ad ospedale pediatrico, potrebbe consolidare il polo costituito dal San Camillo e dallo Spallanzani, confermando la vocazione del quadrante Monteverde/Portuense per le cure sanitarie.

In conclusione, occorre la massima trasparenza e una equa suddivisione delle spese. Se così sarà, il trasferimento del Bambino Gesù potrà davvero costituire un’opportunità per Roma e la sanità. Se invece tutti gli investimenti fossero a carico dell’Italia, si potrebbe configurare una sorta di “privatizzazione” dell’ex Forlanini, della quale non si sente affatto il bisogno.

 


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Città in rovina – L’ospedale Forlanini | Diarioromano

 

 


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