I temi di diarioromano nella campagna elettorale: impianti pubblicitari e bike sharing

L'eventuale elezione di Roberto Tomassi, della nostra redazione, permetterebbe di far arrivare in Assemblea Capitolina temi cari ai cittadini ma che sono stati sempre ignorati dalla politica romana

Ci sono dei temi che non vengono praticamente affrontati nell’attuale campagna elettorale, ma che, pur non essendo tra le maggiori priorità cittadine, rappresentano questioni di grande importanza.

Uno di questi è la riforma degli impianti pubblicitari e i tanti benefici che porterebbe a Roma.

Come su queste pagine abbiamo scritto allo sfinimento, tra le tantissime colpe della Sindaca Raggi, c’è l’aver dimenticato in un cassetto la delibera del 2014, votata anche da lei, che avrebbe riformato la gestione degli impianti pubblicitari. Quel testo prevede minore superficie espositiva, e quindi meno impianti e più piccoli, maggiori introiti per le casse comunali, efficace controllo dell’abusivismo e una serie di servizi aggiuntivi per la città a costo zero, primo tra tutti un sistema tradizionale di bike sharing con postazioni fisse e tariffe agevolate.

Il non aver voluto realizzare quanto previsto da quella riforma può essere spiegato solo col motivo di non voler intaccare il potere delle ditte pubblicitarie romane, ennesima lobby cittadina ai cui interessi l’amministrazione Raggi ha immolato la città.

 

E dire che Roma avrebbe davvero bisogno di un bike sharing tradizionale che possa essere utilizzato ogni giorno, anche più volte al giorno, gratuitamente (ad es. la prima mezzora, come a Milano) o a tariffa sovvenzionata. I sistemi di bici o monopattini presenti a Roma sono infatti estremamente costosi e quindi tipicamente utilizzati dai turisti, stante che ben pochi possono permettersi di spendere 3/5 euro al giorno per avvicinarsi al proprio posto di lavoro.

Inoltre la riforma degli impianti pubblicitari prevede anche altri servizi che possono essere sovvenzionati con i cartelloni, come ad esempio le toilette pubbliche di cui ci sarebbe un gran bisogno.

 

Nella consiliatura appena conclusasi non c’è mai stato un consigliere in Assemblea Capitolina che abbia preso a cuore quella riforma, premendo affinché venisse tirata fuori dal cassetto. Sono stati sempre i cittadini a cercare di sollecitare l’amministrazione affinché portasse a compimento un lavoro già in gran parte pronto e solo da applicare.

 

Sul tema è utile segnalare l’ennesima scorrettezza dell’uscente assessore al commercio, Andrea Coia, che prova a bacchettare Gualtieri reo, a suo giudizio, di proporre cose già realizzate dall’attuale amministrazione. Questo il suo recente post:

 

 

Purtroppo per Coia, lui le balle può raccontarle ai suoi seguaci, che tanto si bevono ogni cosa, ma non certo a noi che la materia degli impianti pubblicitari la pratichiamo dal lontano 2009.

Il bando a cui fa riferimento il Coia non è infatti quello previsto dalla riforma, ma è l’ennesima porcata inventata dalla sua amministrazione: da una parte infatti hanno bloccato la riforma di tutti gli impianti pubblicitari, dall’altra hanno recentemente fatto un bando che addirittura aumenta gli impianti pubblicitari a Roma, prevedendone di nuovi in varie zone della città. Ne abbiamo parlato qui.

Questo è uno dei temi che mi prenderei a cuore se fossi eletto in Assemblea Capitolina, potendo così rappresentare i tanti cittadini che per la riforma degli impianti pubblicitari firmarono la delibera d’iniziativa popolare ben undici anni fa!?!

Come detto, non sarà questa una delle principali criticità a Roma, ma sarebbe davvero ora di farla finita con riforme che andrebbero a vantaggio di Roma e dei cittadini ma che vengono bloccate da qualche piccola ma potente lobby, con la complicità di un’amministrazione disattenta.

 

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