I temi di diarioromano nella campagna elettorale: come gestire i rifiuti?

La soluzione del problema dei rifiuti a Roma deve comprendere anche comportamenti virtuosi dei cittadini agevolati dall'amministrazione capitolina. L'impegno di Roberto Tomassi a che ciò accada

La “monnezza” di Roma è uno dei temi più discussi della campagna elettorale in corso. L’indubbio disastro causato da cinque anni di amministrazione Raggi nella gestione dei rifiuti è infatti sotto gli occhi di tutti e rappresenta una delle maggiori urgenze a cui la prossima amministrazione dovrà mettere mano.

Su come risolvere il problema dei rifiuti a Roma non vi sono differenze sostanziali tra i vari candidati, tutti convinti che occorra aumentare la raccolta differenziata, salvo poi dividersi tra chi ritiene necessario costruire un termovalorizzatore a Roma e chi invece pensa che gli impianti presenti nella regione Lazio siano sufficienti a smaltire anche il carico della città.

Anche sull’opportunità di una stretta collaborazione tra AMA e ACEA c’è un generale consenso, segno che non sono le soluzioni a mancare, bensì la capacità di individuarle e la volontà politica di perseguirle.

 

Sulle nostre pagine in materia di rifiuti ci siamo occupati più volte di un paio di aspetti specifici: da una parte abbiamo sottolineato più volte la necessità di cominciare dai livelli più alto della cosiddetta “gerarchia dei rifiuti“, ossia dalla “riduzione” e dal “riuso“, e dall’altra abbiamo a più riprese parlato dell’esperienza di “Nonsonorifiuti“, il banco del mercato di Trionfale dove acquistano i rifiuti.

 

Rispetto alla riduzione della produzione di rifiuti, occorrono politiche cittadine che ad esempio favoriscano l’eliminazione degli imballaggi, privilegiando contenitori riutilizzabili per i prodotti a consumo come i detersivi.

Sul riuso invece già nel 2015 parlavamo di un “magazzino del riuso“, ossia di una o più strutture, magari gestite dalla stessa AMA, dove chi debba disfarsi di cose ancora utilizzabili possa conferirle e gli altri andarle a prenderle. Questo darebbe modo a molti di trovare cose a loro utili senza pagarle, ma soprattutto eviterebbe che oggetti ancora utilizzabili divengano rifiuti da smaltire solo perché non c’è modo di mettere in comunicazione offerta e domanda. Pur sapendo che ora vi sono molte iniziative in rete per consentire lo scambio gratuito di oggetti, dei magazzini del genere consentirebbero di riutilizzare ogni genere di cose, anche quelle a bassissimo valore.

Basti pensare che nel 2017 in Svezia è stato inaugurato il primo centro commerciale interamente dedicato al riuso per rendersi conto delle potenzialità di una tale iniziativa.

 

Per quanto riguarda invece la possibilità di valorizzare in denaro i rifiuti, anche in questo caso già nel 2015 ci eravamo accorti dell’iniziativa “Nonsonorifiuti“, il box 95 del mercato Trionfale dove compravano i rifiuti un tot al chilo.

 

 

 

Nel 2019 ci è arrivata anche La Repubblica a parlare di questa interessantissima iniziativa, ma purtroppo l’emergenza sanitaria pare abbia messo fine a tutto, non avendo il box 95 ancora riaperto.

Rimane però la validità dell’idea di restituire ai cittadini una pur minima parte del valore dei rifiuti, sia per dar modo a qualcuno di arrotondare le proprie entrate (si tratta di importi minimi ma per più d’uno hanno ugualmente importanza), sia per educare ad una produzione responsabile dei rifiuti.

Tra l’altro il valore di questa iniziativa è stato implicitamente riconosciuto anche dall’amministrazione Raggi, stando almeno alla vera e propria ossessione con cui per alcune settimane ha informato la cittadinanza dell’installazione di qualche macchinetta mangiaplastica che restituisce in cambio biglietti del TPL.

In quel caso si è trattato di un solo materiale, la plastica, e di un limitato numero di installazioni.

Ad avviso di chi scrive una cosa come “Nonsonorifiuti” dovrebbe essere presente in ogni mercato rionale, agevolando così il recupero dei materiali più preziosi e fornendo un’alternativa ai conferimenti classici.

Presidi del genere costituirebbero inoltre un mezzo per educare i cittadini ad una corretta differenziazione dei rifiuti, potendo così ottenere delle materie prime seconde di ottima qualità.

 

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