Grenoble cartelloni

Grenoble cartelloni dopo

 

Era il novembre del 2014 quando il sindaco di Grenoble, Eric Piolle, annunciava fiero che la sua città sarebbe stata la prima al mondo senza cartelloni pubblicitari sulle strade. Dopo una lunga discussione in consiglio comunale, la maggioranza aveva deciso: il capoluogo dell’Isére avrebbe fatto da apripista ad un nuovo modo di intendere la comunicazione. Niente più messaggi in strada, né foto di belle donne che pubblicizzano qualche prodotto.

L’idea nasce da un’associazione cittadina, Antipub, molto ascoltata dal sindaco Piolle tanto da averlo convinto ad inserire nel proprio programma elettorale il bando totale della cartellonistica pubblicitaria. Questi NoPub francesi sono dei combattenti tenaci: sui loro profili social si leggono consigli su come eliminare gli sponsor da Windows 10, statistiche sui bambini turbati da messaggi violenti e addirittura elogi delle leggi del Burkina Faso che regolamentano il mercato pubblicitario (!!). Si definiscono “publifobici” e lo fanno a testa alta. Fatto sta che le loro idee, che appaiono estremiste perfino a noi che da anni lottiamo per una migliore pubblicità esterna a Roma, hanno dettato l’agenda della municipalità di Grenoble.

DODICI MESI DOPO. Le strade in effetti ora sono prive di impianti. I prima e dopo ritratti nelle fotografie di diversi blog lo mostrano chiaramente. Restano le fermate dei bus e i cartelloni su area privata a veicolare alcune pubblicità ma 326 pannelli (circa 2mila metri quadri) non ci sono più.

Grenoble cartelloni 3

 

I VANTAGGI. Secondo alcuni studi effettuati dalla municipalità, i maggiori giovamenti sono arrivati per i piccoli commercianti. Per loro era impossibile accedere al mercato dell’outdoor (non come a Roma dove la pizzicheria compra diversi metri quadri a prezzi irrisori) e dunque sarebbero stati schiacciati dalla grande distribuzione che invece acquistava spazi abbondanti.

Soddisfatti anche i cittadini più attenti all’estetica e all’impatto visivo, così come alcune associazioni femminili che lamentavano l’uso del corpo della donna per pubblicità sessiste o volgari.

GLI SVANTAGGI. In primo luogo gli introiti per il Comune. Il Sindaco stima un mancato incasso per circa 150mila euro, compensato in parte dalla riduzione degli stipendi che tutti i consiglieri comunali si sono autoimposta. JcDecaux, la multinazionale che si era aggiudicata il bando per la pubblicità, parla invece di 650mila euro in meno per il Comune nell’ultimo anno e riferisce di aver versato quasi 6milioni di euro in 10 anni. E’ probabile che la verità stia nel mezzo, ma oltre ad un incasso in denaro Grenoble ha rinunciato a importanti servizi (bike sharing, toilette pubbliche, cura del verde) che la pubblicità avrebbe potuto finanziare.

Indifferente la piccola editoria locale (tv e stampa) che non riusciva neanche prima ad intercettare gli sponsor nazionali che acquistavano spazi sui cartelloni.

IL MODELLO. Insomma luci e ombre per un modello che – sebbene ispirato da sani principi ecologisti – appare troppo estremo. Fa quasi tenerezza pensare agli eleganti boulevard di Grenoble “liberi dalla presunta invasione dei cartelloni”, quando in quella città la pubblicità è stata sempre ordinata e rispettosa delle norme. Cosa sarebbe accaduto se il medesimo criterio si fosse usato a Roma dove la selva di impianti informi e senza estetica è unica al mondo?

Per la nostra città ci accontenteremmo di vedere applicato il nuovo Piano Regolatore approvato nel luglio del 2014 e che ancora non vede la luce. Una riforma di compromesso che però permette la sopravvivenza delle ditte più serie, un taglio drastico della superficie espositiva (dai 223mila mq dell’epoca Alemanno ai 62mila quando si andrà a regime), una serie di servizi importanti per la città come le biciclette pubbliche e il totale rispetto del codice della strada. Per noi è già una rivoluzione, senza dover arrivare agli estremi NoPub che nessuna associazione di cittadini a Roma ha mai chiesto.

Il modello Grenoble può applicarsi in una città di 160mila abitanti. Mentre in una grande capitale la pubblicità su strada può esserci, purchè nel rispetto delle leggi e dell’estetica. La riforma deve essere completata. E ci auguriamo che il Commissario Tronca voglia fare la sua parte.

 

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