GRAart. Pezzi di Raccordo trasformati in galleria d’arte

Viaggio attraverso uno dei progetti di murales urbani più belli di Italia. Sulle pareti del Gra opere che raccontano miti e leggende sulla storia di Roma

La storia e i miti della Roma antica e contemporanea riprendono vita sulle carreggiate e i viadotti dell’autostrada più trafficata d’Italia: il Grande Raccordo Anulare.

Il progetto di Arte Contemporanea Urbana, GRAArt, ideato da David Diavù Vecchiato e realizzato dall’Associazione Culturale MURo, è stato voluto da Anas per valorizzare muri a volte abbandonati o vandalizzati, accanto ai quali passano milioni di veicoli ogni anno.

Dieci Urban Artist internazionali hanno contribuito a creare una scenografia inedita. Un tour a tappe, quasi una caccia al tesoro, quello che GRAArt propone: infrastrutture urbane, rampe e sottopassi cambiano volto ed ora raccontano miti, leggende, aneddoti spesso dimenticati che intersecano memorie e identità di quelle aree periferiche.

L’obiettivo è sottolineare la ricchezza culturale e artistica della Città Eterna.

Per realizzarlo gli organizzatori si sono avvalsi della consulenza della scrittrice di best-seller  ambientati nella Capitale Ilaria Beltramme.
“Un’operazione di recupero con un investimento in cultura importante”, lo definì l’ex presidente Anas Gianni Vittorio Armani che fortemente ha voluto il progetto.

In sostanza è stato messo in strada quello che normalmente si ammira nei siti archeologici o nei musei. Ad esempio sulla via Appia l’artista Camilla Falsone ha realizzato “L’amore e la morte”, un grande graffito nel quale ha fatto rivivere i bucrani (teschi di bue),  dipinti solitamente su mausolei e altari sacrificali. Oppure in via Casal del Marmo, l’opera “Martirio delle sante Rufina e Seconda”, disegnata da Lucamaleonte, narra il martirio delle due sorelle cristiane, avvenuto nel 257 d.C.

Un percorso che avvicina la periferia e la rende meno isolata culturalmente. Se è normale addentrarsi nella storia mentre si percorre via dei Fori Imperiali o si sale sul Celio, diventa sorprendente scoprire una leggenda alla guida della propria auto alla Romanina o a Gregna Sant’Andrea. Quartieri molto diversi tra loro, periferie che sembrano avulse dalla civiltà che ha reso grande Roma.

Che il Gra potesse raccontare vizi e virtù della città l’aveva intuito il regista Gianfranco Rosi che nel 2013 si aggiudicò il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia con il suo “Sacro Gra”. Da allora l’autostrada dei romani ha acquisito un’immagine più vitale e meno cementizia. Questa idea di farne una mostra a cielo aperto ha trovato molti sostenitori in Francia, Venezuela, Spagna, Uruguay e ovviamente Italia, paesi dai quali provengono gli artisti.

Tra loro: Colectivo Licaudo, Julieta, Nicola Alessandrini, Veks Van Hillik. La mappa completa delle opere e degli autori si trova sul sito graart.it

Vediamone alcuni nelle foto che diarioromano ha scattato lungo il Raccordo.

 

 

Qui sopra: Diamond, nome d’arte di Fabio Margherita, è un artista romano nato nel ‘77 che esordisce come writer già negli anni ‘90

Nei suoi due murales rivive Lucrezia, moglie di un alto militare romano, giudicata la figura più integra e fedele ai tempi di Sesto Tarquinio e Bruto. L’opera si trova presso lo svincolo della via Ardeatina.

 

⇑  Gojo, al secolo Paolo Colasanti, è writer dal 1995.
La sua opera “Mezzadrìa” rappresenta la addomesticazione delle bestie e delle piante.

Vengono rappresentati anche Feronia, divinità italica della fertilità, protettrice dei boschi e delle messi, e Saturnus, dio della rigenerazione che ha insegnato agli uomini la tecnica dell’agricoltura.
Il disegno, lungo quasi 30 metri, è in via Antonio Carruccio, a ridosso del muro di contenimento del Gra.

 

⇑ Koz Dos, artista Venezuelano, nato nel 1986. I suoi primi graffiti possono essere apprezzati a Caracas.

Nella sua opera “El sosiego de un futuro en deuda”, raffigura Marte, dio padre del popolo romano e genitore divino di Romolo e Remo.

Rappresentato con un mezzo-busto di uomo e mezzo-busto di animale disteso, la sua testa è l’unione di un gatto selvatico e un lupo. I due animali simboleggiano i tratti del Vecchio Continente di cui Roma è stata Capitale e del nuovo mondo dal quale proviene l’artista.  Siamo in via Damone, a pochi metri dall’uscita 14 del Gra.

Maupal, Mauro Pallotta,  artista 46enne cresciuto nel quartiere Prati, a Roma.

L’opera “Obelisco Nasone” è un omaggio a Sisto V, il papa che completò i lavori dell’acquedotto Felice, oltre alle tante fontane costruite al centro della Capitale. In questo murales l’obelisco ha la forma di un nasone, la tipica fontanella romana e accanto si vedono i bicchieri simbolo della modernità. Siamo in via Pietro Rosano, alla Romanina, quella che i romani chiamano la zona dei lampadari sul Gra.

 

Chekos, artista leccese, ha qui rappresentato l’ultimo imperatore della Gens Giulia e della Gens Claudia e cioè Nerone. Non si tratta di voler riabilitare il tiranno che diede fuoco a Roma ma indagare sulle leggende e le tradizioni che si annidano nelle strade della capitale.

Siamo sul muro di un cavalcavia nei pressi di Tor Vergata. Purtroppo lo stato di conservazione non è dei migliori.

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