Escher, l’artista grafico che usava la tecnica per sognare. Una mostra da non mancare

300 opere e installazioni innovative fino al 1 aprile. Occasione per visitare il restaurato Palazzo Bonaparte. Siamo entrati nel balcone di Letizia, la mamma di Napoleone

I computer e i social hanno solo trasformato e ampliato ciò che già esisteva. Chi ritiene che l’arte grafica sia nata con l’informatica si ricrederà dopo aver visitato questa mostra.
Chi pensa che prima di Instagram o Facebook si sapeva poco degli altri, capirà che i vecchi metodi – come quello usato da Letizia Bonaparte – erano assai efficienti. Parleremo, nella seconda parte, del magnifico balcone dal quale la mamma di Napoleone osservava il passeggio su piazza Venezia. Prima concentriamoci sulle 300 opere di Maurits Cornelis Escher esposte a Roma fino al prossimo 1 aprile.

L’illusione che l’artista desidera creare – scriveva Escher parlando di se stesso nel 1953 – è soggettiva e molto più importante dei mezzi fisici oggettivi con cui cerca di crearla“. Temeva di essere imperfetto, di non padroneggiare a sufficienza la tecnica, per questo parla di “illusione soggettiva“. In realtà la sua capacità è talmente alta e la sua mano è così fortunata che già dalle prime opere emerge un talento magico. Il tocco di Escher costituirà le basi della grafica moderna, prima ancora della nascita dei computer.

Autoritratto, 1929

Potrebbe essere definito il padre delle “tassellazioni”, cioè il coprire un piano con una o più figure che si ripetono all’infinito e non si sovrappongono mai (figura e video seguenti).

 

Tutto a mano, senza la possibilità di fare copia e incolla. La tecnica delle tassellazioni diventerà la base per realizzare pavimenti in ceramica, tessuti, tendaggi. Escher la scoprì visitando l’Alhambra a Granada dove gli artisti moreschi del ‘300 avevano realizzato decori geometrici che lo affascinarono.

Un esempio di tassellazione all’Alhambra

I viaggi sono stati per lui costante fonte di ispirazione e in particolare l’Italia dove trascorse molti anni della sua vita visitando Firenze, Siena, Viareggio fino a Roma e qui si installò a Monteverde, in via Poerio 122, luogo nel quale realizzò molte opere rimaste nella storia.

Il suo atelier d’artista è stato fedelmente ricostruito in una sala della mostra e sembra davvero di vederlo all’opera mentre disegna con una minuziosità eccelsa le xilografie intitolate “Roma Notturna”: l’architettura della città, gli angoli delle basiliche, le facciate dei palazzi.

Interno della Basilica di S. Pietro (xilografia 1935)

 

E sempre durante il periodo romano ha realizzato uno dei quadri più suggestivi e iconici: la mano con sfera riflettente nella quale non vediamo solo la sua immagine riflessa in uno specchio ma soprattutto la mano che la sostiene e tutto ciò che c’è intorno a lui, dagli arredi alle finestre. Si trattava certamente di un selfie ante-litteram.

 

Ogni gita nei dintorni di Roma veniva ritratta in magnifici disegni, realizzati con cura e dettagli, che dicono molto del carattere introverso e geniale dell’uomo. Qui di seguito una strada di Scanno, in Abruzzo e la toeletta di una locanda ove aveva soggiornato.

 

Lasciata Roma, si dedicherà alle cosiddette metamorfosi, un intreccio affascinante tra disegno, matematica e geometria nelle quali un uccello diventa una lucertola, per poi trasformarsi in un cubo che si modifica in un albero e alla fine torna ad essere un uccello. Una continuità grafica che mostra la ciclicità dell’universo, ciò che siamo e ciò che diventeremo. E’ stato difficile scattare le foto di queste opere molto lunghe e articolate per cui le lasciamo scoprire al lettore durante la sua visita.

Escher non è affatto un artista del passato. Le sue intuizioni, i suoi giochi di forme, colori e grafica sono stati utilizzati in film, spot televisivi, copertine di libri e dischi. Come la celebre copertina di “On the run” dei Pink Floyd; scene di film come “Inception” di Christofer Nolan, “Harry Potter e la Pietra Filosofale”, “Il nome della rosa”, “Suspiria”; solo per citarne alcuni. E nella mostra si possono scoprire le grandi case di moda e sport che si sono ispirate all’artista olandese per le loro collezioni.

Tante le installazioni interattive che permettono al visitatore di scattarsi foto come se si fosse i protagonisti di un disegno di Escher tra le quali ad esempio, la famosissima “buccia” che rappresenta il vincolo di unione, un legame senza inizio e senza fine, come una buccia d’arancia.

Vorremmo mostrarvi tante altre opere magnifiche ma abbiamo promesso un breve accenno al palazzo che ospita la mostra, riaperto dopo un sapiente lavoro di restauro. Palazzo Bonaparte merita una visita a sé stante. Celebre tra le altre cose per essere stata la casa per 18 anni di Letizia Ramolino, la mamma di Napoleone. Molti romani non fanno caso al piccolo balcone angolare coperto da persianine verdi che simboleggia l’angolo tra via del Corso e piazza Venezia.

Ebbene, era da qui che Letizia, assieme alla figlia Paolina Bonaparte, trascorreva le sue giornate senza essere vista. Lo scopo delle persianine era proprio quello di permettere alle due nobildonne di osservare il passeggio sulla piazza senza dare nell’occhio. Da qui passavano i membri delle importanti famiglie che dimoravano su via del Corso, tra cui i Doria Pamphilj, i Chigi, i Borghese. Come dicevamo all’inizio dell’articolo questo balcone potrebbe essere una sorta di Instagram dell’epoca. Diarioromano ha avuto il privilegio di poterci entrare e ha scattato le foto degli interni.

L’interno del balcone, ricco di decori

 

Chiudiamo qui questo breve viaggio nella bellezza, invitandovi a comunicarci le vostre impressioni, magari a inviare le immagini che più vi hanno colpito e che potremo aggiungere in coda all’articolo.


 

Escher come non l’avete mai visto
Fino al 1 aprile 2024
dal lunedì al giovedì ore 9.00 – 19.30
venerdì, sabato e domenica fino alle 21.00
Palazzo Bonaparte – piazza Venezia 5

In copertina: Reptiles M. C. Escher (1943)

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