Elezioni regionali: i cittadini vogliono Ignazio Marino presidente del Lazio

Un sondaggio di Tpi incorona l'ex sindaco come candidato del centro-sinistra. Secondo posto per Gasbarra, mentre D'Amato raccoglie pochi consensi. La distanza tra paese e classe dirigente

 

La domanda del giornale The Post International è netta e altrettanto netta è la risposta. Il 41,3% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di volere Ignazio Marino quale candidato del centro-sinistra per la guida della Regione. Segue Enrico Gasbarra, un politico di lungo corso che gode di un discreto consenso popolare, mentre l’assessore alla sanità Alessio D’Amato, uno dei più stretti collaboratori di Zingaretti, si ferma ad un misero 9%, poco distante da candidati minori e meno noti al grande pubblico, come Marta Bonafoni.

Per quanto sia il sondaggio di un giornale e dunque non elaborato con criteri statistici tradizionali, è comunque un indicatore molto forte del sentimento popolare che ancora ricorda con affetto un sindaco vittima del sistema politico e punisce chi è stato pompato dai giornali e dalla tv come Alessio D’Amato. La distanza tra il mondo ovattato delle redazioni mainstream, tra la bolla di Twitter degli intellettuali radical, tra le spiagge di Capalbio, i roof degli appartamenti del centro e la gente comune è sempre più marcata.

A leggere le cronache dei grandi giornali, a guardare i salotti televisivi dei Formigli e delle Gruber, Alessio D’Amato è IL candidato a sostituire Zingaretti. Nella più perfetta continuità col presidente uscente, ha governato la ricca sanità regionale, è stato protagonista degli show sul Covid, è stato indicato come l’assessore che sa vaccinare anche i più renitenti. Se fosse per costoro, non sarebbe necessario neanche passare per le elezioni, perché il “buon governo” fin qui garantito deve essere continuato.

E invece, ecco che questi testardi cittadini del Lazio non si fidano e indicano una figura diametralmente opposta, uno che ha fatto il sindaco per soli 28 mesi e che poi fu cacciato dal suo stesso partito. Una vicenda – le dimissioni di massa dei consiglieri di centro sinistra davanti a un notaio – che non è mai stata chiarita, mai sviscerata. A distanza di sette anni, nessuno nel Pd ha sentito il bisogno di spiegare le vere ragioni di un gesto così clamoroso. E questa omertà, questa mancanza di trasparenza ha reso Ignazio Marino più simpatico e ben voluto dalla gente di quanto non fosse allora. La saggezza popolare ha compreso la buona fede di quel chirurgo prestato alla politica che, seppure impacciato e gaffeur, incarnava il cambiamento, la distanza dalle consorterie e dalle lobby d’accatto.

La Regione ne è piena, così come il Comune, ed è per questo che Marino resta il preferito: perché lui è svincolato e sarebbe l’unico a poter portare una ventata di aria nuova. Da Filadelfia, dove vive adesso e dove ricopre l’incarico di vice presidente della Thomas Jefferson University, l’ex sindaco guarda divertito al sondaggio di Tpi e invia questo tweet

Le possibilità che Marino sia indicato come candidato del centro-sinistra sono pochissime, sebbene sarebbe l’unico a dare filo da torcere al centro-destra. Ma è probabile che dalle parti del Pd preferiscano perdere e lasciare lo scranno a un esponente “morbido” di Fratelli d’Italia piuttosto che trovarsi di nuovo con un battitore libero, qualcuno che non possa essere controllato.

 

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