Taxi romani: in attesa (forse) delle “doppie guide” rimane l’opacità dell’intera categoria

Al via la possibilità di nominare un autista aggiuntivo per ogni taxi, ma rimangono i diffusi malcostumi nella categoria. A Bologna RobertoRedSocks sta svelando gli altarini sui veri incassi dei tassisti

Raddioppiare il numero di taxi a Roma in tempi brevissimi? Si può fare, semplicemente autorizzando un autista aggiuntivo per ogni licenza taxi esistente. In questo modo una stessa autovettura potrà fare due turni giornalieri anziché uno, con un raddoppio teorico del servizio offerto.

La cosiddetta “doppia guida” è una specie di uovo di Colombo presente da sempre nel regolamento taxi capitolino ma finora mai attuato.

Ad inizio maggio scorso l’amministrazione capitolina ha anticipato l’intenzione di dare attuazione a tale previsione e la scorsa settimana l’assessore alla mobilità Eugenio Patanè ha dato notizia dell’entrata in vigore della misura con la seguente nota:

 

Roma Servizi per la Mobilità ha inviato a tutti i tassisti le istruzioni per l’iscrizione tramite la piattaforma Taxi Web alla seconda guida.

Da oggi sarà quindi possibile nominare un conducente e iniziare a svolgere il secondo turno permettendo alla stessa vettura di effettuare il servizio fino a 20 ore giornaliere.

Confidiamo in una vasta adesione da parte della categoria che svolge un ruolo fondamentale nel servizio di trasporto pubblico non di linea, complementare a quello di linea. Con questo provvedimento, che introduce delle turnazioni integrative dei Taxi inserite nei picchi di domanda, puntiamo a garantire un significativo aumento dell’offerta, andando incontro alle esigenze di cittadini e turisti“.

 

Il provvedimento è al momento l’unica misura presa dall’amministrazione capitolina per affrontare la cronica scarsità di taxi a Roma, un problema che si trascina da molti anni ma che negli ultimi mesi appare essersi aggravato anche a causa dell’aumento dei flussi turistici.

In realtà la scarsità di taxi si sta avvertendo molto anche a Milano o Firenze, ma a Roma probabilmente il problema è accentuato dal vero e proprio collasso del trasporto pubblico locale.

 

Vedremo se i tassisti aderiranno all’opzione “doppia guida”, ma c’è il precedente di Milano che non fa ben sperare, visto che lì ha aderito circa il 10% dei tassisti. Inoltre c’è stato il CODACONS che ha previsto un vero e proprio flop, viste le troppe incognite legate al provvedimento (ad es. indeterminatezza dei turni e delle coperture assicurative).

 

In realtà vi sarebbe un modo chiaro ed efficace di aumentare l’offerta di taxi a Roma e consiste nell’aumentare il numero delle licenze taxi, ma finora ogni tentativo in tal senso a Roma è stato bloccato dalle proteste dei tassisti, i quali si sono anche detti contrari alla proposta, dell’Istituto Bruno Leoni, di raddoppiare il numero delle licenze concedendone una nuova gratuita agli attuali titolari. Un tale provvedimento farebbe diminuire il valore della singola licenza, ma ogni tassista compenserebbe tale perdita con la licenza aggiuntiva concessa dal Comune.

Purtroppo i tassisti non hanno alcun interesse a che il servizio complessivo sia adeguato alle richieste dell’utenza, ma anzi preferiscono mantenere l’offerta limitata sia per preservare il valore della singola licenza, sia per garantirsi sempre lavoro in abbondanza.

Quello che ci vorrebbe è un’amministrazione forte, in grado di far valere l’interesse pubblico ad avere un servizio taxi degno di una capitale europea e quindi rispondente quanto più possibile alla domanda dell’utenza potenziale.

Ma non sembra proprio che siamo in quelle condizioni, considerato che finora, nonostante continuino le testimonianze e le denunce per i diversi e noti malcostumi dei tassisti, non risulta la situazione sia minimamente cambiata.

 

Noi già nel 2015 provammo ad analizzare il servizio taxi Roma, individuando i diversi problemi che sostanzialmente sono rimasti gli stessi.

I taxi di Roma continuano ad assurgere agli onori delle cronache per storie sempre poco edificanti, se non proprio criminali, per cui, ad esempio, alla maggiore opportuità di guadagno offerta ai tassisti con le doppie guide andrebbero affiancate misure per riportare il servizio offerto entro margini di legalità e affidabilità.

 

Andrebbero ad esempio previsti controlli stringenti riguardo la possibilità di usare strumenti elettronici di pagamento, con i lettori di carte troppo spesso “fuori uso”, oppure fatti controlli a sorpresa per scoraggiare le diffusissime truffe soprattutto ai danni di turisti (basterebbe utilizzare ispettori in borghese di origine giapponese o coreana).

Purtrppo invece temiamo che anche questa occasione verrà persa, che si concederà ai tassisti un’entrata ulteriore senza chiedergli in cambio nulla.

 

Approfittiamo del tema dei taxi per segnalare la coraggiosa iniziativa di un tassista bolognese che ha deciso di documentare minuziosamente i propri incassi giornalieri, suddivisi in contanti e carte.

 

 

Roberto ha deciso di cominciare a lottare contro “… quel lembo marcio e fascista, egoista e NoPos, diffamatorio e razzista … ” della sua categoria che lo circonda.

 

 

Nella puntata di Mi Manda Rai Tre dello scorso 10 giugno “RobertoRedSocks” è stato intervistato ed ha spiegato perché i tassisti piangono sempre miseria, ma soprattutto per l’ennesima volta sono state mostrate scene davvero poco edificanti di tassisti romani che non accettano le carte di pagamento per poter evadere allegramente le tasse.

Nella stessa puntata un rappresentante dei tassisti romani se l’è anche presa con “RobertoRedSocks” accusandolo di gonfiare gli incassi giornalieri, mentre l’interessato ha sempre detto di essere pronto a dimostrare che i 400/600 euro giornalieri di incassi sono reali.

 

Mettendo insieme le dichiarazioni del tassista bolognese con le interviste rubate ai tassisti romani, quelle in cui dichiarano candidamente di voler evadere le tasse, non si può non concludere che nella categoria, a livello nazionale, deve esserci un’evasione delle tasse sistematica, che sarebbe degna di un serio approfondimento da parte del governo nazionale, se non fosse che i tassisti sono una delle constituency dell’attuale governo, per cui possiamo star tranquilli che verranno lasciati indisturbati a continuare a dichiarare i redditi che vogliono loro.

 

Quanto ci vorrebbe un “RobertoRedSox” anche a Roma, per far vedere anche qui che il tassista lo si può fare con professionalità, correttezza e soddisfazione personale.

In realtà non è che a Roma manchino tassisti come l’ormai famoso bolognese, ma sono senz’altro una minoranza che preferisce rimanere nell’ombra per non avere problemi con gli altri colleghi.

 

Da ultimo ricordiamo che vi sono anche delle storiche recriminazioni avanzate dai tassisti che meriterebbero migliore attenzione da parte dell’amministrazione, come la scarsità di corsie preferenziali a Roma, con grosse perdite di tempo nello stesso traffico dei mezzi privati, oppure le sistematiche violazioni concesse ai noleggio con conducente.

Un serio intervento sul servizio taxi a Roma dovrebbe affrontare anche quelli di nodi, ma senz’altro dovrebbe partire dal riportare entro margini di legalità una categoria che pare aver fatto dell’anarchia la propria regola di comportamento.

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