Riceviamo e pubblichiamo da Roberta Rondini:

 

Lo so, è una notizia vecchia il degrado di Ponte Sisto, ma vale la pena ripetere, documentare e, ancora una volta, non rassegnarsi, che … sotto il ponte, camminando sulla ciclabile là dove si è svolta fino al 3 settembre la manifestazione “Lungo il Tevere … Roma 2017”, lo spettacolo che si presenta in prossimità della sponda è degno di una discarica a cielo aperto: indicibili sporcizie e rifiuti, plastiche galleggianti ed altre schifezze a giacere sull’acqua in un punto ristagnante ma di sicuro non monitorato, né pulito, né bonificato da una azione che, a buon senso, dovrebbe essere sistematica e quotidiana, ancora di più con una manifestazione turistico-culturale di quella portata in corso da settimane sul lungofiume e caratterizzata da tavole apparecchiate, chiacchiere e aperitivi, tra ciclisti, camminatori, cani ed altre piacevolezze.
In parecchi ci stiamo chiedendo di chi siano le responsabilità di una simile incuria: degli organizzatori della manifestazione, delle istituzioni preposte (Roma Capitale, Municipio I), dell’AMA?
Di certo non è uno spettacolo accettabile né giustificabile.

 

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Ben scritto Roberta, mai rassegnarsi né assuefarsi al degrado, ma continuare a denunciarlo. Certo che se gli organizzatori delle manifestazioni sul Tevere avessero un po’ più  si sensibilitùà provvederebbero loro stessi a rendere i luoghi più piacevoli e decorosi.

Alle istituzioni che tu hai elencato noi aggiungiamo la Regione Lazio, che ha la competenza sul Tevere ed i suoi argini ed infatti è quella che rilascia le concessioni per quelle manifestazioni estive. Sarebbe interessante sapere se quelle concessioni continuano ad essere rilasciate a canoni risibili, per poi essere subaffittate, peraltro illecitamente, a prezzi centuplicati. Nel caso si direbbe che ancora una volta la Regione si accontenti di un piatto di lenticchie, che altri facciano gli affari veri ed alla città ritorni solo degrado.

A suo tempo chiedemmo a qualche consigliere regionale del M5S di far luce sulla questione ma niente, neanche i sedicenti paladini della trasparenza sono evidentemente riusciti a bucare la cortina fumogena che protegge tutte le cose della Regione Lazio. icona180

 

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