De Vito? E’ ancora esponente del M5S e presidente del Consiglio Comunale

Marcello De Vito (M5S)

 

Quando dici che i processi sommari non si devono fare! E in effetti, Luigi Di Maio sembra incline alle condanne facili e ai proclami tv, ma quando poi si va a fondo, si vede che la sua azione resta sempre a livello superficiale.

Tutti ricorderanno il giorno in cui Marcello De Vito, importante esponente 5Stelle romano, candidato sindaco nel 2013 e presidente dell’Assemblea Capitolina dal 2016, fu arrestato: due ore dopo l’annuncio dell’arresto, Di Maio comunicò su Facebook e in televisione di averlo cacciato dal Movimento.

 

“Mi assumo io la responsabilità”, scriveva in un post e nello stesso momento il Fatto Quotidiano, house organ manettaro del M5S, esultava: “De Vito verrà cancellato in queste ore dal database degli iscritti e già in serata non figurerà più nell’elenco”.

Insomma la macchina della propaganda spazzacorrotti grillina funzionava perfettamente. Altro che il Pd con la loro massa di indagati, puntualizzavano sui social i militanti indignati pronti a sottolineare la propria diversità.

Eppure le cose sono andate molto diversamente e oggi, a distanza di quasi cinque mesi, De Vito non solo è ancora iscritto al Movimento ma è anche formalmente il presidente del Consiglio Comunale. Lo rivela l’Adn Kronos che il 16 luglio scorso ha verificato che nessuna espulsione era mai stata effettuata. Con qualche imbarazzo, il M5S ha risposto poche ore dopo che in effetti vi erano stati dei problemi con l’espulsione perché lo statuto prevede che sia comunicata tramite email all’interessato ma questi non ha potuto avere accesso alla posta elettronica perché in carcere e quindi non ha potuto presentare elementi a sua difesa entro i dieci giorni previsti. Ma nessuna nuova esitazione – assicura il comunicato grillino – dato che adesso De Vito è ai domiciliari e dunque ha avuto il tempo di scrivere la sua eventuale memoria difensiva. Il 19 luglio la commissione dei probiviri lo espellerà.

Fatto sta che lo scorso 19 luglio non solo De Vito non è stato espulso ma la decisione è stata rinviata a chissà quando. Motivo? Un cavillo procedurale che blinda l’arrestato. Non solo secondo il codice di comportamento firmato nel 2016 da tutti i consiglieri comunali, il capo politico non può cacciare qualcuno, ma Di Maio è capo del Movimento 5 Stelle mentre De Vito (come tutti i consiglieri comunali) è iscritto all’associazione Movimento 5Stelle. Fa venire il mal di testa, lo sappiamo, ma è il frutto del complesso sistema di scatole cinesi messe in piedi in questi anni dalla Casaleggio che di democratico e trasparente ha molto poco. Per dirla in soldoni, Di Maio è leader di un Movimento e i consiglieri comunali di Roma sono iscritti ad un’associazione.

I probiviri hanno dovuto prendere atto del rompicapo e rimandare ogni decisione.

Così dal carcere e dai domiciliari, De Vito è sulla carta sia presidente dell’Assemblea (motivo per il quale il suo vice Enrico Stefàno si è dimesso polemicamente), sia iscritto ai 5Stelle.

Se i processi sommari non funzionano per nessuno, non dovrebbero essere ammessi neppure per la vicenda di Bibbiano, dove un sindaco Pd è accusato di favoreggiamento in una brutta vicenda di adozioni minorili. Anche in questo caso la giustizia non ha fatto il suo corso e non si parla ancora neanche di rinvio a giudizio, eppure Di Maio ha già condannato quel sindaco sulla base delle prove lette sui giornali (!!). “Di quello scempio hanno parlato a lungo i giornali individuando le responsabilità di aguzzini e complici”, ha detto testualmente in un’intervista al quotidiano la Stampa lo scorso 19 luglio.

 

Dunque per il leader pentastellato, vice premier e ministro, i giornali hanno la possibilità di individuare le responsabilità di qualcuno. Possono fare loro i processi e condannare o assolvere!!

Abbiamo imparato qualcosa di nuovo e a questo punto ci aspettiamo che sia proposta l’abolizione della magistratura. Tanto ci sono i giornali e c’è Di Maio che potrà giudicare tutti gli italiani.

 

 

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2 risposte

    1. Magari facesse quello che gli chiedono I suoi sostenitori.
      Il processo è opposto e parte dalla Casaleggio, che vigila e dirige tutto. Dalla casa madre danno le direttive, Di Maio esegue (anche se questo comporta dire una cosa e il suo contrario a giorni alterni) e la platea grillina si adegua.
      Ogni tanto il processo funziona male e si creano casi paradossali come quello di De Vito. Ma tanto I grillini vedono solo quello che la Casaleggio vuole.

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