Commercio: cosa cambia con la nuova legge regionale

Sono passati 20 anni dall’approvazione dell’ultima legge sul commercio nel Lazio e da allora è cambiato il mondo. Pensate a Amazon, i black fridays, la crisi della stampa che ha ucciso le edicole, i riders che consegnano cibo a casa, i negozietti degli extracomunitari aperti la notte.

Niente è più come prima! E una legge che spezzettava le competenze e che, come punto massimo di modernità, contemplava i centri commerciali non era più adeguata ai tempi. I centri commerciali stanno entrando in crisi, la grande distribuzione taglia e chiude, mentre l’on-line acquisisce un ruolo da protagonista. Era necessaria, insomma, una riforma del settore che è arrivata con il Testo Unico sul Commercio (TUC) approvato dal consiglio regionale nelle scorse settimane. Un provvedimento perfetto? Tutt’altro, ma sicuramente un passo avanti per affrontare criticità che Roma non riesce a risolvere da anni.

 

AMBULANTI. Prima di analizzare i principali contenuti del testo, partiamo da quello che è, ad avviso di diarioromano, un punto fondamentale per il corretto sviluppo della città: l’ambulantato. Nella capitale ha assunto dimensioni fuori scala (oltre 12 mila licenze regolari e almeno 10 mila abusivi), con una estetica quartomondista e una concorrenza sleale nei confronti di chi il commercio lo fa nel rispetto delle leggi e dei regolamenti. Spostare una bancarella da un luogo privilegiato era praticamente impossibile perché la precedente normativa prevedeva il criterio della “equivalenza economica”. In sostanza se stai da trent’anni in piazza di Spagna con il tuo banchetto dovrò trovarti un altro luogo dalla stessa potenzialità di vendita. E’ chiaro che si trattava di un’utopia che di fatto ha sempre bloccato le ricollocazioni.

Nel nuovo testo il criterio dell’equivalenza economica è stato eliminato. Adesso i comuni dovranno verificare le postazioni incompatibili con il Codice della Strada, dei Beni Culturali, etc e potranno disporre il ricollocamento. Qualora questo non fosse possibile potranno offrire all’ambulante tre possibilità:

1 Indennizzo per cessazione dell’attività
2 Finanziamento per una nuova attività
3 Rilascio di una licenza in un altro settore (ad esempio taxi)

 

 

Ciascun soggetto non potrà avere più di 10 licenze a livello comunale ma questa previsione – seppur sacrosanta – è facilmente aggirabile. Guardate piazza Navona dove oltre a tanti banchi intestati direttamente alla famiglia Tredicine, molti altri fanno capo a parenti o prestanome.

 

 

EDICOLE. I giornali non si vedono più e le edicole stanno chiudendo. Per cercare una soluzione, il TUC affianca servizi diversi: in pratica chi vorrà attrezzarsi potrà rilasciare certificati o altro. E poi potranno integrare la vendita di giornali e riviste con altri prodotti, quali giochi e bevande. Sebbene la vendita di alcolici sia vietata, questa parte della legge è contestata da qualcuno per il timore che attorno alle edicole si formi il solito baretto con tavolini senza controllo.

 

NEGOZI E CENTRI COMMERCIALI. Per stare al passo con i tempi la legge ha previsto i “temporary store” e gli “outlet” che prima non erano contemplati. I piccoli negozi potranno far parte delle cosiddette reti di impresa e potranno godere di semplificazioni burocratiche.

 

BAR E RISTORANTI. Sarà possibile aprire al pubblico le attività di ristorazione dentro i musei, gli hotel, teatri, etc. I comuni potranno (finalmente) porre attenzione agli arredi, soprattutto nei luoghi pregiati della città. Niente più sedie orrende ma un catalogo dal quale attingere in modo da avere tavolini e tendoni uniformi nelle stesse piazze e strade.

 

Attenzione è stata posta ai prezzi che devono essere esposti chiaramente, soprattutto per tutelare i turisti da possibili truffe e sono state rafforzate le multe per chi contravviene.

Marta Leonori, relatrice del testo in consiglio regionale, lo ha presentato a fine novembre al Tempio di Adriano. “Maggiore tutela dei contratti di lavoro e delle parti opportunità, così come contrasto all’abusivismo commerciale e alla contraffazione”,  sono i principi che ha esposto nella sua introduzione. Inoltre ha tenuto a sottolineare che tra i principi generali si porrà attenzione al recupero delle eccedenze alimentari, dei farmaci e al contrasto alla cattiva movida.

Carteinregola, da sempre attenta alle normative inerenti il commercio, ha redatto un vademecum ad uso del cittadino nel quale elenca i vantaggi del nuovo testo ma anche le critiche. In particolare il timore riguarda la possibilità per i negozi di vicinato di somministrare cibo e bevande, col rischio che in futuro questo possa comportare l’uso anche di tavolini e sedie e quindi l’occupazione di suolo pubblico. La possibilità di esporre merce sul marciapiede, la possibilità di ampliare la vendita di souvenir ed altre.

A queste obiezioni ha puntualmente risposto Marta Leonori con dei commenti che hanno suscitato un interessante e civile dibattito. Ci sembra impossibile riassumerne qui i contenuti per cui rimandiamo, chi fosse interessato, all’articolo di carteinregola e al manuale per il cittadino che è stato pubblicato sul medesimo sito.

 

 

 

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