Città in rovina – La Città dello Sport a Tor Vergata

Quest’oggi ci occupiamo della più colossale opera in rovina presente a Roma e probabilmente in tutto il territorio nazionale: la Città dello Sport a Tor Vergata, comunemente indicata come “la vela di Calatrava“.

 

velaCalatravaB&W
La struttura della prima vela completata (foto da www.antonioperrone.com)

 

Si tratta di un progetto risalente al 2005 e che avrebbe dovuto portare ad uno degli impianti da utilizzare per i Mondiali di nuoto del 2009. Annunciata dall’allora sindaco Veltroni, l’opera aveva un costo iniziale di 60 milioni di euro e sarebbe dovuta essere completata nel 2008. Ma già nel 2006, ad una presentazione del progetto da parte dell’autore, l’architetto spagnolo Santiago Calatrava, l’importo dei lavori risulta raddoppiato, per poi arrivare alla cifra monstre di 260 milioni a fine 2006.

Da notare che la gestione dei fondi del progetto viene delegata alla Protezione Civile guidata al tempo da Guido Bertolaso, che che a sua volta affida l’amministrazione dei capitali ad Angelo Balducci (il funzionario pubblico al centro di diverse vicende giudiziarie per il reato di corruzione nella gestione di alcune grandi opere).

Tornando all’importo complessivo dell’opera, nel 2009 si arriverà all’astronomica cifra di oltre 607 milioni di euro, comprensivo di tutto, ma di cui mancherà in gran parte la copertura.

Intanto nel 2009 si svolgono i Mondiali di nuoto a Roma e chiaramente l’impianto non poté essere utilizzato; lo stesso anno si fermano i lavori del cantiere, essendo finiti i soldi e non avendo idea nessuno di dove trovare le ingenti somme ulteriori necessarie. Nel 2011 il cantiere viene riaperto, con la prospettiva di utilizzare l’opera per le Olimpiadi del 2020 (a cui Roma si era in un primo momento candidata), ma poi definitivamente chiuso a giugno dello stesso anno, con il preventivo totale arrivato a circa 660 milioni!?!

Per trovare notizie dell’impianto bisognerà aspettare il 2014, quando l’assessore Caudo studia insieme all’università di Tor Vergata ed al progettista Calatrava la possibilità di suddividere il progetto in fasi. Stante infatti l’impossibilità pratica di trovare i circa 400 milioni necessari per terminare l’opera, l’idea è di completare la prima vela, a cui manca essenzialmente solo la copertura a vetri, e di utilizzarla per aule e laboratori universitari. Per fare ciò servirebbero 50-60 milioni che potrebbero provenire dai fondi per l’università. Caduta però la giunta Marino anche questa strada sembra essersi interrotta.

L’ultima notizia sull’opera risale ad un convegno tenutosi proprio all’interno del cantiere della “vela” nel gennaio 2015, intitolato “Opere incompiute: quale futuro? Esigenze ed opportunità per il Paese”. In quell’ambito non è stato individuato un futuro per l’opera ma l’arch. Calatrava, presente al convegno, ha affermato di essere sicuro che essa verrà prima o poi completata.

Di seguito alcune immagini del progetto originale dell’opera che forse pochi sanno si compone di due vele contrapposte, delle quali solo la struttura di una è stata al momento realizzata.

 

Render3

 

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Alcune belle immagini del cantiere sono disponibili al link di cui alla foto che segue:

panoramica
(foto di Moreno Maggi)

 

A differenza di tutti gli altri casi che abbiamo trattato nella rubrica “Città in rovina”, che possono avere una soluzione se solo lo si volesse, nel caso della Città dello Sport di Tor Vergata ci si è ficcati in un cul de sac da cui appare estremamente difficile uscire. Finire l’opera, come ovviamente auspica il progettista, comporta risorse al momento introvabili e che in ogni caso, con le ristrettezze di bilancio attuali, sarebbe da irresponsabili impiegare in un progetto faraonico e dai ritorni minimali. Lasciare l’opera in abbandono vorrebbe dire aver buttato oltre 200 milioni, mentre a dar retta alla proposta del Codacons, che vorrebbe abbattere la vela perché deturpa solo il paesaggio, occorrerebbero in ogni caso altre ingenti risorse per l’abbattimento.

Probabilmente l’ipotesi a cui ha lavorato l’ex assessore Caudo è quella più ragionevole e percorribile: trovare un utilizzo per la vela già in piedi, con un impiego limitato di risorse (benché 50-60 milioni non sono propriamente un importo limitato), sperando che in futuro si trovi il modo di proseguire e completare il progetto originario.

 


Per le precedenti puntate di Città in rovina, clicca qui

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