Cinecittà e il sogno di farne una “Hollywood europea”

Nuovi giovani dirigenti e 300 milioni in arrivo dal Pnrr possono ridare luce agli storici studios. La possibilità di raddoppiare i terreni grazie all'accordo con CDP

 

Se vi dicessero che la Rimini di Amarcord, il transatlantico de La Nave Va o i quartieri di Venezia che abbiamo ammirato in Casanova sono stati tutti costruiti in legno e cartone dentro lo stesso studio di Cinecittà, probabilmente non ci credereste. Federico Fellini era così innamorato dei teatri di posa sulla Tuscolana che qui volle creare le quinte magiche di quasi tutti i capolavori da lui diretti. Persino un tratto del Grande Raccordo Anulare del film Roma, uscito nel 1972.

Quando nel 1993 il regista morì, le maestranze di Cinecittà allestirono durante la notte una maestosa camera ardente proprio in quel Teatro 5 che lo aveva visto ridere, piangere, arrabbiarsi e gioire. Quasi come se fossero uniti da un unico destino, la morte di Fellini segna anche l’ultimo declino degli studios noti in tutto il mondo. Le produzioni cinematografiche preferirono il sud della Spagna o la costa francese e la dirigenza di Cinecittà decise di vendere 20 ettari di terreno ancora di proprietà (dove venne costruito il centro commerciale adiacente). Con il ricavato si provò a ripianare parte dei debiti ma non fu sufficiente. L’unica soluzione era aprire alle produzioni televisive e così negli stessi teatri dove furono girati Ludwig di Visconti, Novecento di Bertolucci o C’era Una Volta in America di Sergio Leone, entrarono i tronisti di Maria De Filippi o Rocco Casalino del Grande Fratello.

E’ il segno dei tempi che cambiano, ma la cinematografia in Italia non è affatto morta e può ritrovare in Cinecittà il suo luogo magico con artigiani specializzati dall’altissima qualità, quello che appunto ha dato il nome alla Bottega di Cinecittà. (Nelle foto sopra e sotto, due set ancora visitabili).

 

 

E di nuovo il rilancio passa dai terreni adiacenti il complesso, questa volta grazie ad una potenziale espansione. Si tratta di far entrare CDP nel capitale sociale di Cinecittà. Cassa Depositi e Prestiti possiede decine di ettari proprio accanto agli studi e questo consentirebbe di raddoppiare gli spazi e attrarre le mega produzioni americane.

C’è anche un’altra chance e deriva dal Pnrr, il Piano di Ripresa e Resilienza post Covid, che riserva a quest’area ben 300 milioni di euro. Una somma così importante non si era mai vista e l’occasione non si può perdere. In dettaglio, 159 milioni saranno destinati al distretto nel suo complesso, 99 milioni agli studi cinematografici e 40 milioni al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Soldi che, se ben investiti, frutteranno lavoro, crescita e sviluppo per Roma e l’Italia. Il cinema nel nostro Paese non è affatto il fratello minore della manifattura come qualcuno potrebbe pensare. Il settore audiovisivo fa il 4,5% dell’intero Pil nazionale, superando con abbondanza 1,2 miliardi di euro l’anno. Ci sono ben 8.500 imprese impiegate nel settore che però hanno subito un colpo durissimo dalla gestione della pandemia. Qualche numero: nel 2019 nelle sale erano arrivati 217 film di produzione italiana. Nel 2020 solo 124.
Gli incassi al botteghino sono calati in un anno del 72% rendendo praticamente non profittevole distribuire una pellicola.

 

Purtroppo la paura di nuovi probabili lockdown in arrivo il prossimo inverno, rendono scettici gli investitori, anche coloro che credono nelle potenzialità di Cinecittà. Il governo ha provato a metterci una toppa aumentando il cosiddetto “tax credit“, cioè l’incentivo fiscale a tutti coloro che producono film e le risorse messe a disposizione sono cresciute di 240 milioni, passando a 640 milioni. Ma gli aiuti di Stato non potranno mai sostituirsi all’energia creativa dei registi, alla scrittura degli sceneggiatori e alla forza imprenditoriale dei produttori.

Ecco perché riportare Cinecittà ad essere una Hollywood europea non deve restare un sogno ma può trovare uno sbocco concreto grazie ai fondi del Pnrr e alla nuova dirigenza nominata pochi mesi fa. Chiara Sbarigia, oggi presidente di Istituto Luce-Cinecittà, ha organizzato il Rome Fiction Fest e ha diretto l’Associazione Produttori Audiovisivi. Nicola Maccanico, nuovo amministratore delegato, ha lavorato in Sky Italia e Warner Bros Entertainment. Insomma due manager dall’ottimo curriculum che potranno raggiungere alcuni obiettivi tra cui l’ammodernamento tecnologico dei teatri di posa.

La concorrenza morde e in Europa ci sono i Pinewood Studios, a pochi km da Londra, che molti chiamano “lo 007 Stage” in quanto qui furono girati tutti gli episodi di James Bond. I Babelsberg Studios a Potsdam, in Germania, noti per essere i più antichi del mondo o i magnifici Korda, nei pressi di Budapest, che oltre ad essere suggestivi offrono manodopera a basso costo.

Dunque Cinecittà deve sgomitare per riuscire ad essere attrattiva a livello europeo ma la sua storia e il suo fascino le conferiscono ottime possibilità di tornare a brillare nel firmamento della settima arte.

 

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