Ciclabile Olimpica: i cittadini riparano la crepa

Dell’assurda chiusura della ciclabile sull’Olimpica abbiamo parlato più volte. Un comune che abdica al suo ruolo di manutentore della città e che preferisce chiudere le strade piuttosto che ripararle.

La pista che corre tra i Parioli e via Salaria, passando accanto a Villa Ada sulla via Olimpica era stata chiusa senza apparente motivo e nessuna riapertura si affacciava all’orizzonte. Diarioromano aveva interpellato il presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano che aveva spiegato la causa di una decisione così drastica: una crepa nell’asfalto lunga poco meno di 18 metri dentro la quale era caduto un ciclista. Dunque stop a 5 km di ciclabile per una crepa di soli 18 metri che potrebbe essere aggiustata in tre giorni.

Qualcuno si è munito di cemento e cazzuola e ha fatto da sé. La crepa, come potete vedere in queste foto, è stata chiusa alla buona ma quanto meno non costituisce più pericolo per i ciclisti.

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E le barriere di legno che chiudevano l’accesso alla pista sono state rimosse (presumiamo dagli stessi cittadini volontari). Di fatto la pista è oggi riaperta e percorribile nella sua interezza, nonostante rimangano le reti rosse a protezione piazzate dal Campidoglio a febbraio. Lo stato di abbandono è evidente: la vegetazione non è stata mai tagliata e invade l’area destinata alle biciclette. I ciclisti devono piegarsi più volte per evitare di prendere un ramo in faccia. Rifiuti ovunque, parapedonali divelti o piegati. Ma si tratta della triste normalità per questa pista da diversi anni ormai. E soprattutto negli ultimi 3 da quando, cioè, il Comune non ha più appaltato la manutenzione del verde.

Ciclabile Olimpica
L’accesso lato via Salaria senza barriere di legno

 

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La vegetazione senza controllo

 

 

Anche questa vicenda è il simbolo dell’anarchia che governa Roma. Il lettore Federico che ci ha segnalato la vicenda, per provocazione, sostiene che la macchina amministrativa vada completamente smantellata e che tutto venga lasciato alla gestione dei volontari. Di fatto è già così, per cui – si domanda il nostro lettore – che motivo c’è di mantenere in piedi un carrozzone costoso e inutile? Con i soldi risparmiati si potrebbero fare molte opere pubbliche.

Ma al di là della provocazione ovviamente forzata si tratta di una triste constatazione. Oggi – come ieri – la burocrazia e la politica capitolini non sono in grado di gestire la città con efficienza. I cittadini, nel 2011, tappavano i buchi prodotti da ditte di pubblicità senza scrupoli per impedire che venissero installati nuovi cartelloni illegali. I cittadini, da anni, difendono il Parco del Pineto dalle continue feste abusive che lasciano rifiuti ovunque. I cittadini, nel 2017,  chiudono col cemento una crepa in una delle piste ciclabili più frequentate.

Nulla è cambiato in questi anni. Nessun sussulto da parte dell’amministrazione, tanto meno in epoca di giunta 5stelle, quella dei “cittadini”. Che la pista sia tornata percorribile lo vede chiunque, dalle pattuglie dei vigili di passaggio, a migliaia di automobilisti che percorrono l’Olimpica. Ma nessuno dice nulla, nessuno si prende la briga di chiuderla di nuovo. In fondo c’è una sorta di rassegnazione anche da parte delle istituzioni. L’anarchia è ormai il vero governo di Roma.

 

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2 risposte

  1. La cosa paradossale è che se oggi uno si facesse male sulla ciclabile, non sarebbe pagato da nessuno perché l’incidente sarebbe avvenuto in area interdetta! Che aspetta il comune a collaudare la pista e riaprirla o ormai dobbiamo considerare la tecnica del limite di velocita a 30/,km la prassi operativa della giunta raggi?

    1. Molto giusto. Ma a chi inviare la domanda? Ad un assessore che perde tutto il suo tempo a scrivere sconclusionati post?
      Ci vorrebbe un delegato alla ciclabilità ma quello l’amministrazione se l’è già “fumato” da tempo.
      E non è che può far tutto il pur ottimo Stefàno.

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