C’è qualcuno interessato ad uno sviluppo armonico del commercio a Roma?

Uno studio dell'amm.ne capitolina sulle attività alimentari fornisce indicazioni per affrontare alcuni fortissimi squilibri presenti a Roma. Si riuscirà a tradurlo in interventi normativi?

L’Amministrazione Comunale di Roma Capitale ha disposto uno studio sul settore del commercio e dell’artigianato alimentari presenti sul territorio di Roma, propedeutico alla presentazione di una proposta di delibera relativa alle norme di tutela e salvaguardia delle attività commerciali ed artigianali.

Lo studio prende in esame un arco temporale di cinque anni, dal 2017 al 2022, e lo confronta con quello precedente. Un lavoro molto ben fatto che illustra come si è evoluto il commercio e l’artigianato a Roma negli ultimi dieci anni e che risulta pertanto una fonte preziosa di informazioni e di stimoli per chi vuole pensare ed immaginare uno sviluppo armonico della città.

Lo studio in questione prende in esame le trasformazioni avvenute nei settori del commercio e dell’artigianato alimentare a Roma e ci dice sostanzialmente:

  • che le attività prese in esame sono aumentate nel loro complesso con un incremento del 5%,
  • che le stesse attività all’interno del sito UNESCO sono diminuite dell’11% circa.

Se andiamo ad analizzare il dettaglio, tra i dati salta agli occhi l’aumento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande del 29% su tutto il territorio cittadino (+3.475) e nel Municipio I queste sono in crescita di 426 unità arrivando a quota 3.505, che rappresentano il 17% di tutte quelle presenti a Roma. È bene ricordare che dal 2010 non è consentito il rilascio di nuove autorizzazioni per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande nell’area della Città Storica (Municipio I).

Tornando ai dati generali e in particolare al decremento delle attività commerciali artigianali all’interno del sito UNESCO, la parte preponderante di tale diminuzione riguarda, nello specifico, i laboratori artigianali e alimentari con un -37% (-680 attività). Questo dato però non deve essere preso come episodico per il quinquennio preso in esame ma risulta essere in continuità temporale se prendiamo in esame i cinque anni ancora precedenti dove la presenza delle medesime attività era stata del -38% (anche se su questo aspetto bisogna notare una certa discrepanza nei dati numerici presenti nel report).

Da notare anche in questo caso, sempre nel periodo con scadenza 2017, l’aumento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande nel Municipio I del 13% e anche in questo caso rimangono tutte le perplessità su come ciò sia potuto accadere, visto il divieto assoluto di nuovo aperture in vigore dal 2010.

 

Un ulteriore dato che ci sembra significativo è quello relativo alla concentrazione delle attività alimentari per abitanti nei Municipi di Roma.

Nel Municipio I le attività di artigianato alimentare hanno un rapporto per ogni 100 abitanti nel 2022 di 0,89, gli esercizi di vicinato di 2,3 e le attività di somministrazione di alimenti e bevande di 2,11 con le prime due attività in leggero calo e la terza in crescita (nel 2017 il rapporto era di 1,76 ogni 100 abitanti). Ma quello che colpisce di più è il divario con gli altri municipi dove il rapporto fra l’attività ed abitanti crolla del 50% e anche nel 75%.

Il Municipio II, che è quello che più si avvicina ai valori del Municipio I, ha un rapporto per ogni 100 abitanti di 1,27 per le attività di somministrazione, di 1,10 degli esercizi di vicinato e di 0,39 per l’artigianato alimentare. Gli altri Municipi sono tutti abbondantemente molto lontani da questi rapporti.

Complessivamente i dati ci forniscono un quadro di fortissima concentrazione di queste attività nel Municipio I e nel sito UNESCO con un enorme squilibrio con il resto del territorio cittadino.

 

In conclusione i dati forniti dall’analisi degli indici di saturazione dell’attività commerciali artigianali del settore alimentare situate presso il sito UNESCO ci rimanda un quadro positivo da un punto di vista macroeconomico per il territorio della città di Roma con un incremento seppur minimo del settore preso in considerazione. Questo quadro è confermato anche dai dati, sullo stesso periodo, da Infocamere che ci fornisce un’analisi suddivisa per anni (e non per quinquennio) sulle trasformazioni avvenute suddivise per categorie di imprese. Questo ci permette di vedere come negli negli anni 2021 e 2022 ci sia un aumento vertiginoso delle delle cessazioni di impresa (-1149 e -615 rispettivamente) rispetto agli anni precedenti (-24 nel 2020) segno che il Covid prima e la guerra in Ucraina poi hanno prodotto danni notevoli sul tessuto economico della città e quindi quel 5% di crescita è un dato da non sottovalutare.

Detto questo permangono i fortissimi squilibri all’interno della città fra i vari Municipi con il Municipio I ed il sito UNESCO sottoposti ad una forte pressione di attività commerciali soprattutto del settore della somministrazione di alimenti e bevande.

In questo scenario rileva, inoltre, il peso che il costo eccessivo, sia in termini di acquisto che di locazione, dei locali commerciali soprattutto nel Municipio I che ha portato alla chiusura di molte attività, soprattutto artigianali e/o a conduzione familiare, che non possono reggere alla capacità economica delle grandi firme o addirittura a quella di attività che si basano su finanze di provenienza opaca quando non proprio illecita.

Ora l’Amministrazione Capitolina dovrà mettere mano, entro la fine dell’anno, all’approvazione della nuova delibera coerentemente con quanto contenuto nello studio, dove si riconosce che il contenimento delle attività commerciali artigianali e alimentari all’interno del sito UNESCO è “in linea con le disposizioni previste dalla delibera di Assemblea Capitolina n. 49/2019”.

 

L’auspicio pertanto è quello di vedere confermate le limitazioni all’apertura di nuove attività commerciali artigianali del settore alimentare nel sito UNESCO e nelle altre vie individuate dalla DAC n. 49/2019.

Ci aspettiamo, inoltre, una maggiore attenzione al proliferare delle attività di somministrazione di alimenti e bevande al fine di evitare il che il vuoto commerciale lasciato venga riempito da queste medesime attività con tutte le conseguenze in termini di vivibilità e di sostenibilità all’interno del sito UNESCO.

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