Campidoglio: sarà un generale o un avvocato a correre per il centro-destra?

Grave il ritardo di Lega, Fi e Fdi nella scelta del candidato. Elezioni equilibrate necessitano di persone preparate in tutti gli schieramenti. L'ipotesi Nistri

Matteo Salvini, in un’intervista a Radio Radio, ha detto che girando le periferie di Roma non ha trovato neanche un cittadino che fosse intenzionato a confermare il voto alla Raggi. La Sindaca, per tutta risposta, ha scritto un tweet col quale invita il leader leghista a trovare un candidato per la coalizione di centro-destra.

 

Al di là della schermaglia politica cui ci dovremo abituare nei prossimi mesi di campagna elettorale, una cosa corretta la Raggi l’ha detta. Lo schieramento Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non può ancora indugiare nell’indicazione di un nome per la corsa al Campidoglio.

Una competizione seria richiede candidati forti e autorevoli da ogni parte. Il centro-sinistra ha tardato in maniera imperdonabile ma adesso ha finalmente avviato le primarie. I 5Stelle (loro malgrado) sono costretti a confermare la Sindaca uscente. Resta il vuoto assoluto nel centro-destra, diviso da veti e paure.

Fino all’ultimo in Forza Italia hanno sperato che Guido Bertolaso accettasse l’invito a candidarsi ma lui non ne vuole sapere e ha chiuso (sembra) in maniera definitiva. I nomi che circolano in queste ore lasciano molto perplessi quanto a conoscenza della città.

Salvini starebbe facendo pressione su Giovanni Nistri, ex comandante Generale dei Carabinieri oppure in alternativa, Fratelli d’Italia punterebbe su Claudio Graziano, ex capo di Stato Maggiore della Difesa. Due generali di altissimo livello ma con Roma che “ci azzeccano” per dirla con Di Pietro? L’idea che per rimettere le cose a posto serva un militare deriva dall’esperienza dei vaccini Covid per i quali il generale Figliuolo avrebbe sbloccato l’impasse lasciata da Arcuri. Sebbene pure Topo Gigio avrebbe fatto meglio di Arcuri, non si comprende l’equazione militare=efficienza.

Se è andata bene con Figliuolo, non si può dire che altri militari abbiano eccelso in ruoli amministrativi. Basti ricordare il commissario alla Sanità della Calabria, Saverio Cotticelli, che “scoprì” solo durante un’intervista televisiva di essere lui il responsabile del piano Covid di quella regione.  Dunque affidarsi a un Carabiniere non è di per sé sufficiente. Sebbene Nistri abbia un curriculum di tutto rispetto, quanto tempo dovrà impiegare per entrare nei contorti meccanismi della macchina capitolina? Cosa sa delle periferie romane, dei problemi del trasporto, dei rifiuti o del decoro?

Per carità chiunque può imparare ma una Sindaca che ha imparato mentre sedeva a Palazzo Senatorio l’abbiamo appena avuta e ricominciare da capo non sembra una grande idea.

Ammettiamo che dalle primarie Pd emerga il nome di Gualtieri (cosa tutt’altro che scontata), lo scontro col candidato di centro-destra potrebbe essere tra due figure di alto livello personale ma di scarsissima capacità sui problemi concreti. 

Gualtieri e Nistri oppure Gualtieri e Graziano su cosa si potranno confrontare in un dibattito pubblico? Dovrebbero essere costantemente imbeccati dai loro consiglieri.  Ecco perché in molti, nel centro-destra si domandano, come sia possibile che non emerga una figura competente e già formata.

Un terzo nome che sembra avere delle chanches di diventare candidato è quello del prof. Enrico Michetti, direttore della rivista Gazzettainforma e noto per i suoi interventi radiofonici. Amico personale di Giorgia Meloni, Michetti sarebbe forse più adatto dei due generalissimi più che altro per le sue esperienze di diritto amministrativo. E’ stato consulente di molti sindaci sulle procedure legate ai trasporti, all’igiene urbana, ai piani regolatori. Insomma uno che la macchina già la conosce, sebbene non sia facile padroneggiare quella capitolina.

Con un Tweet con sfondo michelangiolesco, il professore ha già dichiarato a Radio Radio che sarebbe onorato di accettare la sfida.

 

Ma secondo alcuni le sue posizioni sulla vicenda Covid lo escluderebbero. A Michetti qualche giornale ha subito affibbiato l’etichetta di “negazionista”, cosa del tutto falsa ma si sa che in questo momento storico chiunque provi a porre dei dubbi sulla gestione pandemica viene catalogato come eretico o terrapiattista. Ecco perché, sebbene la sua figura non sarebbe inadatta dal punto di vista personale, è probabile che Michetti non sarà il prescelto.

Resta sullo sfondo il nome di Giulia Buongiorno, non ben vista da tutto lo schieramento. Sarà un generale a correre per il Campidoglio oppure un avvocato? Pare che entro fine maggio il centro-destra svelerà il nome. Ma chiunque sia, sarà troppo tardi. Per una seria preparazione di campagna elettorale occorre partire due anni prima del voto e non due mesi prima!

 

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