Bus flambé: scarsa manutenzione e ricambi scadenti

L'Atac sostituisce i pezzi ammalorati con prodotti non originali e inadatti. I mezzi vecchi (ma non solo) a rischio per le perdite d'olio

 

La denuncia parte dai sindacati ma la conferma era arrivata già durante l’estate grazie ad una perizia molto accurata commissionata dal Tribunale di Roma.

Le parti di ricambio che vengono usate negli autobus dell’Atac sono di bassa qualità e spesso non sono neanche adatte alla tipologia di mezzo. Le turbine, gli alternatori, i radiatori dell’olio che i meccanici di Tor Pagnotta, Grottarossa, Portonaccio e altre rimesse si trovano a dover maneggiare sono prodotti in Cina o altri paesi con standard molto bassi.

E la conseguenza sono autobus non funzionanti che prendono fuoco troppo spesso. Spiega al Messaggero, il segretario regionale della Confial Trasporti, Marcello Fodera: “Se i tecnici non hanno i pezzi, pur di rimettere in strada i bus resettano la centralina”. In sostanza si forza il mezzo a camminare sebbene il sistema elettronico non lo consentirebbe. Aggiunge Fodera: “I mancorrenti sono riparati con nastro adesivo perché delle banali viti non vengono consegnate”.

Nonostante il ridotto numero di km percorsi nel 2020 per via dei lockdown, più di 16 mezzi hanno preso fuoco da gennaio. Nel 2019 erano stati 23, mentre nel 2018 ben 44. Per vederci chiaro, la Procura della Repubblica aveva ordinato una perizia ad un tecnico specializzato e a luglio scorso, l’ing. Rodolfo Fugger ha consegnato l’esito del suo lavoro svolto su alcuni bus bruciati.

In primo luogo l’ing. Fugger ha notato che mezzi di tutte le marche hanno preso fuoco, segno che non si tratta di un difetto legato ad una singola casa di produzione ma che evidentemente è la manutenzione a difettare. I guasti ai quali si è messo mano alla meglio, senza troppa cura, sono all’origine degli incendi. “Frequenti perdite d’olio nelle parti meccaniche, sostituzione del motorino di avviamento avvenuta tre volte nell’arco di due anni, alternatori sempre guasti”, sono alcune delle frasi che si leggono nella perizia. Uno dei bus esaminati, finito bruciato, aveva percorso ben 589 mila km. E’ chiaro che installare componenti di bassa qualità su un mezzo così usurato costituisce la tempesta perfetta per provocare incendi.

 

Mediamente ogni giorno tre bus su dieci rientrano in deposito per guasti di vario genere, rendendo eterne le attese alle fermate. Per garantire il riempimento massimo del 50% come previsto dai decreti sul Covid, Atac ha cercato di rinforzare la flotta rivolgendosi a privati. Molte linee dell’Eur e di Ostia vengono svolte con pullman granturismo noleggiati da aziende esterne, con un aumento di 600 corse al giorno.

Una goccia nel mare alla quale si aggiungeranno altri pullman privati che dovrebbero aumentare la frequenza a partire dall’8 gennaio, quando 700 mila studenti romani torneranno a scuola (sempre che l’Italia non resti ancora l’unico Paese al mondo a non aver mai riaperto le scuole).

Non è chiaro se la manutenzione di questi mezzi aggiuntivi sarà affidata ad Atac (c’è da augurarsi di no) o se resti in capo alla proprietà. Atac già non è in grado di occuparsi dei suoi bus, aggiungerne altri sarebbe davvero stolto.

La mancanza di ricambi non è una novità: già due anni fa i sindacati dei meccanici avevano segnalato la mancanza di batterie, filtri, serbatoi. E poi l’olio lubrificante: una rimessa che aveva 340 bus poteva disporre di olio solo per 32 mezzi.

In questa situazione c’è da stupirsi che non prenda fuoco il doppio delle vetture.

 

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