Botteghe storiche e artigiani: un patrimonio da salvare

Il consiglio regionale approva la legge. Formazione per i mestieri a rischio di estinzione e fondi per promuovere l'eccellenza. Ne sono rimaste 900: erano 5000 negli anni '90 solo in centro

 

I 1o uomini più ricchi del mondo, grazie alla pandemia, hanno raddoppiato il loro patrimonio passando da 700 a 1.500 miliardi di dollari (solo il patron di Amazon Jeff Bezos ha capitalizzato 81,5 miliardi in più)¹. Nel contempo, a causa della pandemia o della sua gestione, albergatori e commercianti boccheggiano mettendo a rischio mezzo milione di posti di lavoro². Il nuovo modello di società o la cosiddetta “nuova normalità” potrebbero portare ad una ulteriore falcidia dei negozi tradizionali a vantaggio dell’e-commerce e delle produzioni orientali.

Se l’intero settore va difeso e aiutato, c’è però una parte di attività produttive ancora più fragile che rischia la totale estinzione, cancellando un patrimonio di sapere e di eccellenza che ha fatto grande l’Italia. Il piccolo artigianato e le botteghe storiche del Lazio, hanno da ieri un sostegno in più. Il Consiglio Regionale ha approvato una legge attesa da anni che mira a promuovere e aiutare le botteghe che hanno almeno 50 anni di storia, trascorsa nello stesso locale e con la stessa tipologia. 

Per loro viene istituito un fondo di 2,4 milioni di euro destinato al sostegno del negozio e alla formazione di giovani artigiani che intendono proseguire le attività.

Prima i grandi centri commerciali, poi l’avvento delle vendite on line hanno reso la vita difficile a tanti piccoli artigiani che si sono trovati a pagare affitti salati senza avere più un giro di affari sufficiente. Se la legge del mercato ha portato alla chiusura di molte attività tradizionali, discorso a parte va fatto per artigiani che da generazioni testimoniano la creatività italiana e sono stati ambasciatori nel mondo del Made in Italy. Antiche passamanerie dove i grandi scenografi si servivano per i set dei capolavori del cinema, sartorie che hanno creato abiti per attrici e regine, ma anche piccoli ciabattini o pellettieri.

Sono tutte attività che permettono ad un romano o ad un turista di calarsi nell’arte dei mestieri, di vivere esperienze ormai in via di estinzione.

La legge è stata portata avanti da Marta Leonori, consigliera Pd che i nostri lettori conoscono bene per essere stata una delle migliori assessori al commercio al comune di Roma. Ma anche da Leslie Capone, per anni stretto collaboratore di diversi assessori alle attività produttive. Sua fu l’idea per la prima volta nel 2006 di una tutela specifica per le botteghe storiche e dunque è condivisibile la soddisfazione che ieri ha espresso in un post su Facebook.

Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, ricorda che nel solo centro storico della capitale negli anni ’90 si contavano cinquemila botteghe storiche. Nel 2000 erano diventate 1.800 e oggi arrivano a 900 scarse. 

Grazie alla nuova legge si provvederà ad un censimento e alla realizzazione di un albo regionale. “Non si tratta solo di tutelare l’attuale, ma anche garantire il futuro delle attività più antiche e preziose“, ha spiegato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Paolo Orneli.

Ci sarà anche la possibilità di erogare contributi finanziari a sostegno di quegli artigiani che sono riusciti a resistere alla crisi innescata dal Covid. Oltre alle botteghe in senso stretto, potranno essere iscritti all’albo anche esercizi come cinema, teatri, librerie purché costituiscano testimonianza di cultura e tradizioni.

 

¹Rapporto Oxfam 2022
² Studio di Giuseppe Arleo per Osservatorio Next Generation realizzato per il quotidiano La Verità

 


In copertina Camiceria Bazzocchi operante dal 1907

 

 

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