Borghetto Flaminio: capannoni e terreni occupati abusivamente tornano al Comune

Dopo 19 anni dall'ordinanza di sgombero, una vasta area è stata restituita alla città. Qui sorgerà il polo universitario di architettura. La soddisfazione dei Comitati

 

Non bisogna lasciarsi ingannare dall’aspetto del vicolo che si vede qui sopra. Non siamo in aperta campagna o in una sperduta periferia, ma nel cuore di Roma, sulla via Flaminia a 200 metri da piazza del Popolo. Qui, nel cosiddetto Borghetto Flaminio, da anni si erano insediate senza alcun titolo attività artigianali o ricreative.

Martedì scorso, tutta la parte terminale del vicolo, è stata sgomberata dalla Polizia di Roma Capitale restituendone la disponibilità al Campidoglio. Si tratta di una serie di capannoni e manufatti di proprietà comunale sui quali pendeva una ordinanza di liberazione dal 2003. Nessuno fino ad oggi era riuscito a metterla in pratica e solo grazie alla tenacia dei cittadini riuniti nel CILD, il Comitato per la Legalità Democratica, si è arrivati a questo importante risultato.

Vediamo allora quali sono le strutture alle quali sono stati apposti i sigilli. Si parte dall’enorme edificio di colore grigio (due foto seguenti) dove operava da anni una carrozzeria per auto e furgoni. Con tre ingressi dalla strada, lo stabile è dotato di un cortile interno, di uffici e magazzino.

Di fronte, un altro grande edificio con recinzione di colore blu, ospitava un’officina meccanica e un forno per carrozzeria (foto sotto).

In fondo alla strada, in un immobile nascosto dalla vegetazione, c’era un centro di scambio culturale tra Italia e Cuba e un circolo ricreativo chiamato la Villetta. Nella foto che segue il cancello di ingresso.

Ovunque è stato affisso un avvis0  che indica gli estremi della ordinanza di sgombero che risale addirittura al 30 settembre 2003 e l’intimazione a restare fuori dai luoghi a pena di commettere il reato di invasione di terreno o edificio.

 

 

Dunque ci sono voluti 19 anni per reimmettere il Comune nella disponibilità di questa importante area che – come scrivono i cittadini del Cild – “era stata oggetto di decenni di incuria e silenzi“. Finalmente – prosegue il Cild sulla sua pagina Facebook – sono stati scacciati abusivi e profittatori.

Questo sgombero non è importante solo per la legalità, ma anche perché è il presupposto per la realizzazione del nuovo campus universitario de la Sapienza. Qui, la facoltà di architettura sposterà gli studenti che ora usano la fatiscente sede di via Gianturco. L’Università dovrà acquisire l’area per 1,4 milioni di euro e poi iniziare i lavori. Il cantiere in un primo tempo era previsto per il 2019 ma tra occupazioni e lungaggini dovute al disinteresse dell’amministrazione Raggi, tutto è rimasto bloccato. Come avevamo anticipato in un articolo del dicembre 2021, la prima pietra non sarà posata prima della fine del 2023. Fino ad allora c’è da sperare che a nessuno venga in mente di occupare nuovamente gli stabili.

L’intera area è in preda al degrado nonostante sia di fronte al Ministero della Marina e alle pendici del magnifica Villa Strohl Fern, resa invisibile dalla vegetazione incolta e dai manufatti abusivi. A fine 2021, la Giunta Gualtieri aveva dato il via libera al progetto dell’Università e ora devono essere completati i passaggi formali di acquisizione dei terreni.

La Sapienza, ad oggi, gestisce solo uno scassato parcheggio (foto sotto) e qui ha insediato il suo “Fab Lab”, il laboratorio dove si costruiscono i plastici.

Poco più avanti c’è l’unica parte restaurata e cioè il circolo bocciofilo del II Municipio e i giardini del Museo Explora, entrambi ben tenuti.

Infine, nell’ultima foto, vi mostriamo le condizioni fatiscenti del fronte su via Flaminia, quello che dovrebbe essere un salotto, una passeggiata di bellezza e invece è ridotto in questo modo.

 


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