Atac: il rinvio della gara al 2021 per evitare l’ingresso di FS nel TPL romano

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Ci sono diversi motivi per cui la proroga del contratto di servizio con Atac fino al 2021 è sbagliata e addirittura illegittima. In primo luogo c’è una direttiva europea che impone la messa a gara di tutte le società di trasporto pubblico locale entro il 3 dicembre del 2019 (vedremo tra poco qual è la ratio di questa norma).

In secondo luogo a Roma sono state raccolte 33 mila firme per il referendum sulla privatizzazione di Atac che deve per legge essere tenuto entro il prossimo giugno. Prendere una decisione così rilevante senza attendere la consultazione popolare assomiglia molto ad un golpe. In terzo luogo vi sono profili di illegittimità come sollevato dall’Antitrust che considera la proroga lesiva della concorrenza. Infine, vi è un problema di mandato da parte dell’assemblea capitolina che ha conferito alla giunta la possibilità di prendere decisioni su Atac con un arco temporale che non superi il 2019.

Nonostante tutto la Raggi e l’assessore Meleo hanno presentato uno schema di delibera che sposta al gennaio 2022 ogni scelta su Atac. L’obiettivo è risanare l’azienda con forze e capitali interni e mantenerla non solo pubblica ma nelle mani dirette del Campidoglio. Secondo l’assessore Meleo per indire una gara sul Tpl locale occorrono almeno 5 anni (!?!). Prima non si farebbe in tempo!!

Eppure nel resto d’Italia e d’Europa le cose vanno molto diversamente. Sono sempre di più le aziende di trasporto locale uscite dal controllo diretto dei comuni e che hanno incrementato la qualità del servizio. Lo scopo, infatti, della direttiva europea è garantire il libero mercato ma soprattutto spingere i concorrenti a maggiori investimenti. Le gare, infatti, si vincono se si garantisce un trasporto efficiente e se si immettono nell’azienda capitali freschi necessari all’acquisto di bus, alla costruzione di metropolitane, di tram etc. Un esempio pratico viene da Parma dove nel 2016 è stato messo a bando il servizio di trasporto locale. L’Ati Busitalia-Autoguidovie (del gruppo FS) ha vinto proprio perché ha messo sul piatto il doppio degli investimenti rispetto al concorrente Tep. L’aggiudicazione è stata sospesa per un ricorso, ma i cittadini parmigiani – comunque andrà a finire – potranno godere nei prossimi anni di migliori servizi e nuovi investimenti. Inoltre le linee periferiche a minor frequentazione saranno garantite grazie al contratto di servizio senza incrementi del costo del biglietto.

A mostrare grande interesse a questo mercato del trasporto pubblico locale è Ferrovie dello Stato che oggi controlla circa il 9% del Tpl italiano e punta ad arrivare al 26% entro i prossimi 8 anni. L’intermodalità, infatti, è considerata il futuro dei trasporti: il pendolare deve poter usare lo stesso abbonamento per i treni regionali, per i bus e le metro locali, per i servizi integrati. L’amministratore delegato di FS Mazzoncini ci crede a tal punto da aver costituito una società ad hoc, la Busitalia, che sta lavorando su tutto il territorio in attesa delle gare.

Vediamo allora cosa è successo laddove le gare si sono già svolte.

Firenze: l’Ataf, la società di trasporto locale, è controllata da Busitalia che offrì 6,5 milioni in più rispetto alla base d’asta. Denari che sono stati investiti nel servizio e nei tram. Secondo l’osservatorio su trasporti, Ataf ha migliorato la propria efficienza.

Umbria: Umbria mobilità passa nel 2015 a Busitalia che la risana dalla crisi nella quale era sprofondata. E’ pendente però un’inchiesta su presunti km gonfiati per ottenere maggiori rimborsi statali.

Padova e Rovigo: Busitalia Veneto si fonde con Aps Holding e acquisisce il trasporto locale delle due città.

Salerno: la società versava in un grave stato di insolvenza. Busitalia riesce a chiudere un accordo con i creditori e portare avanti il servizio.

Toscana: il trasporto regionale va alla Ratp, la società che fa muovere Parigi. Busitalia presenta ricorso (ancora pendente) e in attesa della sentenza definitiva, la Regione affida ad entrambe la gestione del servizio.

Friuli Venezia Giulia: la gara, molto corposa in termini economici (1 miliardo per 10 anni), viene vinta dalla Fvg Scarl. Ma anche in questo caso c’è un ricorso pendente del secondo classificato.

Milano: le Ferrovie puntano all’Atm, l’Azienda di trasporti milanese, ma nell’attesa di una gara hanno comprato la maggioranza della società che gestisce la linea metro 5. E’ chiaro che si tratta solo di un antipasto, altrimenti avere la proprietà solo di una delle 5 linee non avrebbe senso.

Insomma, c’è gran movimento ma anche alcuni problemi legati a contenziosi e ricorsi. Si tratta di gare per importi ingenti e – a causa del nostro sistema farraginoso – vengono spesso bloccate dai secondi classificati. Anche su questo occorre fare una riflessione. Ma sono comunque tante le regioni e le città che hanno scelto di andare avanti con le evidenze pubbliche. Sottrarre Roma da questa tendenza non ha senso, tanto più che Atac è l’azienda peggiore in termini di servizio offerto e di conti economici. Un’amministrazione sana dovrebbe cercare un investitore disposto a rilevarla invece di blindarla per altri anni, in forma poco trasparente.

 

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