Architettura: la nuova sede di Angelini che sembra calata da un altro pianeta

Tra via Amelia e via Nocera Umbra, spicca un complesso moderno e al passo con l'ambiente, frutto di una progettazione tutta romana. Nell'urbanistica, il Campidoglio non pervenuto

Nel 2006, quando la famiglia Angelini decise che era arrivato il momento di dare una nuova forma alla storica sede di via Amelia, non poteva immaginare che 14 anni dopo i due prodotti di punta dell’azienda sarebbero divenuti i più ricercati sul mercato. La Tachipirina e l’Amuchina, con l’arrivo della pandemia Covid, entreranno nell’immaginario degli italiani, quasi come oggetti del desiderio, portatori (falsamente) della salvezza.

Ma Angelini, secondo gruppo farmaceutico in Italia e uno dei più importanti d’Europa, non aveva bisogno del virus per confermare la sua potenza. Una sede più consona invece era nelle intenzioni della dirigenza da tempo. I vecchi edifici anni ’40 avevano perso in funzionalità e l’immagine che può dare un ufficio prestigioso è certamente il miglior biglietto da visita.

Ci vorranno 9 anni per avviare i cantieri. Da una parte l’ingente investimento di 45 milioni riuscì a preoccupare perfino un colosso che fattura 1,7 miliardi, dall’altra gli intoppi burocratici romani capaci di bloccare ogni progetto, non fecero eccezione. I lavori partirono nel 2015 per terminare in gran parte nel 2019, pochi mesi prima del Covid.

L’impatto del passaggio tra il vecchio complesso e quello nuovo è fortissimo e riassunto nelle due foto che seguono (la prima è tratta da Urbanfile)

 

Parte dei vecchi edifici è stata conservata per via del vincolo che vi era stato apposto, ma la struttura oggi è futuristica al punto da essere fuori contesto nell’anonimo quartiere Tuscolano.

Quasi 15mila metri quadrati ripensati dallo Studio Transit (Ascarelli, Pistolesi, De Micheli e Vinci) e dall’architetto Enzo Pinci. Non si tratta solo della sede di un’azienda ma qualcosa di più importante e completo. “Una misura urbana”, come la definiscono gli stessi progettisti visto che al suo interno comprende un asilo aperto al pubblico, un auditorium, due piani di parcheggi interrati e tanto verde. E’ proprio il verde che si riflette nelle vetrate e nei tanti specchi d’acqua a rendere il luogo molto trasparente, quasi se l’interno si confondesse con l’esterno.

 

E’ interessante notare come la progettazione sia stata tutta romana, dallo Studio Transit all’intervento di Enzo Pinci che opera nella capitale da molto tempo. Eppure il concorso internazionale ha visto partecipare nomi di tutto rilievo come Nicholas Grimshaw, Wiel Arets o Mario Bellini. E proprio la tipica architettura delle abitazioni romane della prima metà del 900 con cortili centrali e spazi verdi, ha ispirato il sistema dei nuovi edifici, intervallati da giardini.

Nel nucleo centrale si trovano gli ambienti principali di lavoro, la palestra, la sala proiezioni, le sale formazione, il bar e la mensa. In quelli laterali le aree per le esposizioni temporanee, gli archivi, mentre gli uffici della presidenza e degli altri dirigenti sono ospitati in un elemento sopraelevato che inizia da via Amelia e prosegue sopra gli altri edifici.

 

Ovviamente gli impianti sono progettati per minimizzare l’impatto ambientale e contenere i consumi, gestendo il riciclo dell’acqua e tagliando il fabbisogno di energia.

A fronte di una realizzazione tanto importante, ci si sarebbe aspettati un intervento altrettanto importante da parte del Campidoglio, quanto meno per riqualificare le strade circostanti. Ma dall’Urbanistica di Roma Capitale sono giunti pochi segnali se non vaghe dichiarazioni sull’intervento dei privati per migliorare i luoghi di lavoro a Roma. La sede di Angelini, in realtà, si trova in un luogo che di direzionale ha molto poco. L’asse della Tuscolana non ospita nessun headquarter e a Roma continua a mancare un’area dalla vocazione business come c’è in tutte le grandi città europee. Milano ha i nuovi quartieri City Life, Porta Nuova, Porta Garibaldi. Parigi ha la celebre Défense. Londra oltre alla storica City, ha dato vita a Canary Wharf e così via.
A Roma, a parte l’Eur, tutto è sparpagliato e così troviamo le Ferrovie e Italo a Porta Pia, Enel a viale Regina Margherita,  Bnl a Tiburtina. Proprio intorno alla stazione Tiburtina dovrebbe nascere un nuovo centro direzionale ma occorre una forte guida pubblica che al momento non sembra esserci.

Nel frattempo, chi si trova a passeggiare tra via Nocera Umbra e via Narni, si imbatte in questa struttura che sembra arrivare da un altro pianeta. Qualche anziano del quartiere ancora la guarda con scetticismo, come se improvvisamente dovesse sparire così come è comparsa.

 

A Roma l’iniziativa urbanistica e edilizia è lasciata ai privati. Il Comune si limita a esercitare il suo veto per le questioni puramente formali, ma non ha mai un ruolo propositivo e di guida. Se nella capitale si fa ancora buona architettura è solo grazie all’iniziativa di qualcuno, ma si può star certi che senza una strada indicata dall’amministrazione, continuerà a mancare la visione collettiva di città.

 


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A Roma si fa architettura ma manca la mano pubblica – Diarioromano

 

 

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