coia

 

Andrea Coia è il Presidente della Commissione Commercio in Comune, Commissione che ormai potrebbe a buon titolo essere ribattezzata “della Festa della Befana di piazza Navona”, visto che da settimane si riunisce solo per discutere su come riassegnare i banchi della festa agli “operatori tradizionali” (ossia Tredicine e compagnia).

Noi ne abbiamo contate quattro (o cinque?) di riunioni della commissione dedicate a questo tema, e se agli inizi il Presidente Coia si limitava ad affermare di non capire come non si potessero riassegnare le concessioni ai soliti noti, nell’ultima sessione ha rotto gli indugi ed ha preso apertamente partito per cercare di riconsegnare le bancarelle a coloro che le hanno detenute per decenni, riducendo la festa ad un suq di quart’ordine zeppo di paccottiglia e di alimentari a dir poco scadenti, senza più alcuna relazione con il Natale, la Befana o lo scenario di piazza Navona.

Cosa spinga Coia a prendere in maniera così plateale le parti di pochissimi ambulanti privilegiati lo sa solo il cielo. Parliamo infatti di pochi individui che hanno campato per decenni su concessioni che non scadevano mai, conducendo le proprie attività senza alcun rispetto per il decoro ed il prestigio che un luogo come piazza Navona avrebbe richiesto.

Inoltre costoro non sono stati privati delle loro concessioni per un destino cinico e baro, bensì sono stati loro stessi a non ritirare nel 2014 i titoli a cui avevano diritto avendo vinto il nuovo bando indetto dal Municipio.

Perché quindi preoccuparsi tanto di coloro che hanno la responsabilità principale del fallimento delle festa della Befana degli ultimi anni? Perché Coia decide di esporsi in maniera così evidente a favore di pochissimi individui, dedicandogli sedute su sedute della sua Commissione (con costo a carico dei contribuenti)? Verrebbe proprio da pensar male …

Nell’ultima commissione il Coia si è davvero superato, arrivando a chiedere di recuperare il bando del 2015 per assegnare le bancarelle mancanti. Quindi il Presidente Coia vorrebbe riesumare un bando dichiarato illegittimo nientepopodimeno che dall’ANAC (l’autorità anti-corruzione di Raffaele Cantone) e ritirato in fretta e furia dal Municipio I. E non contento di ciò vorrebbe anche ignorare il limite minimo di 90 giorni per l’indizione dei bandi, limite anch’esso stabilito dall’ANAC.

Insomma il Presidente Coia sembra aver issato la bandiera della conservazione, anzi diremmo meglio della restaurazione di uno status quo che con enorme difficoltà si era riusciti a scardinare nel 2014 (grazie anche all’inatteso contributo degli operatori tradizionali della festa che non avevano ritirato i titoli per protesta).

Questa incredibile scelta di campo comporta una pietra tombale sulle possibilità di rinnovare e risvegliare il commercio romano, facendolo uscire dalle secche di una concorrenza al ribasso, di rendite di posizione assurde e fuori tempo, il tutto condito con un livello inaccettabile di degrado.

Neanche quando un Tredicine era vicepresidente del Consiglio Comunale si era vista una simile faziosità in un rappresentante istituzionale; inoltre il fatto che un tale atteggiamento provenga da chi si professa “il cambiamento” farebbe sorridere, se non fosse che ciò rappresenta la fine della speranza che a Roma certe cose possano cambiare, almeno in questa legislatura.

E se non bastassero tutte queste argomentazioni per dimostrare che il Presidente Coia sbaglia di grosso a posizionarsi a favore di quattro privilegiati, il fatto che la sua decisione di rispolverare il bando del 2015 sia stata ben accolta dal consigliere Bordoni (ex compagno di schieramento del Tredicine di cui sopra) dovrebbe farlo riflettere su chi sta tutelando col suo atteggiamento, se la cittadinanza tutta o una ristrettissima lobby.

 

Noi siamo ragionevolmente convinti che il tentativo del Presidente Coia si infrangerà contro il muro che anche questa volta l’ANAC non potrà non erigere a garanzia del corretto funzionamento dei bandi.

Rimane lo sconforto nel constatare che a Roma il nuovo finisce per assomigliare terribilmente al vecchio che si sperava di aver archiviato. E sarebbe davvero il caso che questa volta la base grillina la finisse di proteggere l’indifendibile e pretendesse dai propri rappresentanti, o meglio “portavoce”, nuovi stili politici anziché la stantia riproposizione degli schemi di potere consolidati a Roma.

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