Ancora un senza fissa dimora morto nel centro di Roma

Il disagio sociale in molte parti di Roma, incluso il centro cittadino, è un'emergenza di cui si parla troppo poco. C'è molto da rivedere delle misure in campo e va fatto al più presto

 

Quante volte camminando ci accorgiamo della presenza di qualcuno che dorme in terra interamente coperto e passiamo oltre distrattamente.

 

Giovedì sera questa cosa è accaduta a piazza dei Cinquecento ad un passante il quale però, chissà perché, non ha fatto finta di niente e ha voluto verificare lo stato della persona sotto le coperte, trovandola purtroppo priva di vita. La vittima era un uomo sulla trentina, dalle sembianze nordafricane e conosciuto come senza fissa dimora tra la stazione Termini e altre zone dell’Esquilino; la probabile causa della morte il freddo.

 

Si continua quindi a morire abbandonati in strada a Roma, in pieno centro cittadino, dimostrando così l’evidente inefficacia dei servizi sociali. Una decina di giorni fa era morto un altro senza fissa dimora in zona Garbatella, segno ulteriore che va fatto qualcosa, e presto.

 

L’assurdità di questo genere di tragedie è stata fatta anche rilevare ieri presso la Camera dei Deputati dall’on. Madia, la quale ha anche fatto notare che l’ultima morte in strada a Roma è avvenuta proprio nella giornata internazionale dei diritti umani.

 

Nel suo intervento la Madia ha chiesto al presidente dell’aula un minuto di silenzio per ricordare “… questo giovane uomo la cui vita è stata stroncata non da un cinico destino, ma da una responsabilità collettiva delle istituzioni che io credo quest’aula oggi debba rappresentare.

 

Molto apprezzabile l’intervento dell’on. Madia anche perché quando parla di responsabilità delle istituzioni non può che riferirsi al Comune di Roma e Municipio I che oggi sono guidati da esponenti del suo stesso partito nelle persone rispettivamente di Roberto Gualtieri e Lorenza Bonaccorsi.

Pur essendo prematuro attribuire responsabilità dirette a costoro per la tragedia di giovedì scorso, sarebbe stato opportuno che anche da parte loro fosse venuta una manifestazione di cordoglio per qualcosa di molto grave avvenuta nel territorio da loro amministrato.

Ciò è particolarmente vero per la presidente Bonaccorsi in quanto nella costruzione della sua giunta ha deciso di tenere a sé la delega sulle Politiche Sociali e, che ne sia consapevole o meno, ciò significa dover affrontare direttamente moltissime situazioni di degrado umano a tutte le ore del giorno e soprattutto della notte.

 

Da segnalare la nota diffusa dall’assessora alle politiche sociali e salute del Comune di Roma, Barbara Funari:

Abbiamo appreso con dolore della morte del giovane, avvenuta nei pressi della stazione Termini; purtroppo sono ancora tanti a vivere nella nostra città senza una casa e senza cure, alcuni di loro affetti anche da patologie croniche o da disturbi psichiatrici.
Bisogna impegnarci per un grande lavoro sociale e sanitario che possa rispondere a questi bisogni. Per troppo tempo a Roma si sono tagliati i luoghi per l’accoglienza, senza individuare percorsi di presa in carico concreta e integrata di chi vive nella povertà più estrema. Stiamo correndo contro il tempo, lavorando anche in stretta sinergia con i Municipi e con l’assessore Tobia Zevi per la ricerca di spazi comunali nuovi da mettere a disposizione, per aumentare i posti per offrire riparo dal freddo, così da intercettare anche tante situazioni di fragilità che necessitano di urgenti cure mediche”.

 

Corretto affrontare al più presto l’emergenza freddo, ma è anche importante mettere mano alle procedure utilizzate dalle diverse strutture comunali e municipali per gli interventi nelle situazioni di fragilità. Da anni, molti cittadini lamentano mancanza di collaborazione tra i vari uffici, inefficienze colossali, gestione spesso solo burocratica delle situazioni, con i casi più gravi che così finiscono in tragedia.

Lo scorso luglio avevamo dato conto dello sfogo di una cittadina del rione Esquilino, a seguito della morte di un senza fissa dimora che lei e altri residenti del rione conoscevano e in qualche modo seguivano.

Qualche giorno dopo eravamo tornati sul tema registrando il silenzio di tomba sulla tragedia da parte di tutti i responsabili cittadini, sia comunali che municipali, e parlando di nuovo dell’impegno di alcuni abitanti del rione nel cercare di aiutare un altro senza fissa dimora con evidenti problemi di salute.

 

L’auspicio è che le nuove amministrazioni comunale e municipale vogliano ripartire da basi rinnovate per affrontare il problema del disagio sociale a Roma. Vanno senz’altro riviste le procedure, per ottenere miglioramenti a parità di risorse impiegate, e vanno coinvolti i cittadini che conoscono a fondo la realtà dei luoghi in cui vivono.

Prima lo si fa e prima potremo sperare di non dover più assistere alla morte di qualcuno per abbandono sulle strade di Roma.

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