All about Banksy: l’arte che si fa denuncia politica

La mostra al Chiostro del Bramante termina il 9 gennaio. Oltre 250 opere per scoprire il misterioso street artist di Bristol che da 20 anni è fuori da ogni schema

Chi non conosce il lavoro di Banksy resterà sorpreso della sua poliedricità, della forza della protesta contro le diseguaglianze nel mondo. Chi già ha potuto apprezzare la sua arte, troverà in questa mostra tante conferme e diversi inediti. Vi mostriamo alcuni dei filoni principali esposti al Chiostro del Bramante.

Spesso gli artisti riescono ad essere dei visionari, prevedono ciò che accadrà perché leggono la vita con occhi profondi. Nel 2008 Banksy era allarmato per il pressante controllo video cui erano sottoposti i cittadini britannici. “One nation under guard” (una nazione sotto sorveglianza) racchiude una serie di opere che simboleggiano il più grave attacco alla libertà personale dal dopoguerra.
Telecamere ovunque, dati personali tracciati, telefonate ascoltate. Nel Regno Unito ci sono 4,2 milioni di telecamere CCTV, aveva spiegato ad un settimanale.

Chissà cosa penserà oggi degli strumenti di controllo sanitario che di fatto si trasformano in autorizzazioni alla vita sociale.

 

 

Il Natale, che abbiamo appena terminato di celebrare, è per Banksy il momento più ipocrita dell’anno per via dello spietato consumismo legato ai regali. E così il suo Cristo, anziché essere appeso alla croce con dei chiodi, appare sorretto dal borse colme di doni natalizi.

 

Ma la denuncia dell’artista sulla civiltà dei consumi che tende a soddisfare bisogni non essenziali, è presente in altre sezioni della mostra. Il carrello della spesa lo ossessiona al punto di averlo inserito in finte iscrizioni rupestri. Mentre un celebre dipinto di Wharol si trasforma in un’accusa nei confronti delle grandi catene di supermercati.

 

Tutti compriamo, ci lasciamo controllare, siamo egoisti, diventiamo insignificanti, non amati. Proprio come dei ratti. Il topo – secondo Bansky – è uno dei simboli della razza umana e per questo lo raffigura in mille forme diverse. E’ un po’ il filo conduttore del suo lavoro.

 

Anche riguardo la Brexit, l’artista aveva capito già nel 2009 come sarebbe andata a finire. Prese una foto della Camera dei Comuni di Londra e sostituì i volti dei rabbiosi deputati con quelli delle scimmie. Era il giorno in cui iniziò la discussione sulla possibile uscita dall’UE. L’opera fu venduta all’asta da Sotheby’s per 11 milioni di euro.

 

Sette anni dopo, quando la lotta sul referendum Brexit si faceva agguerrita, si schierò apertamente contro il “Leave” in questo modo.

 

 

 

Nel 2004 stampò l’equivalente di un milione di sterline in banconote false con l’effige di Lady Diana. Poi le lanciò da un elicottero sul Carnevale di Notting Hill dichiarando che il denaro fosse emesso dalla “Banksy of England”. L’evento riscosse un tale successo che l’opera fu inserita nella collezione permanente del British Museum.

 

Non poteva mancare una delle sue opere più celebri, il Flower thrower (lanciatore di fiori), realizzata a Gerusalemme nel 2003. L’uomo, in chiaro assetto da guerriglia urbana, invece di lanciare una pietra o una molotov, tiene in mano un mazzo di margherite.

 

Il suo messaggio contro la guerra si ritrova in diversi graffiti tra i quali una colomba della pace che purtroppo è costretta ad indossare un giubbotto antiproiettile e a portare un ramoscello d’ulivo piuttosto malconcio.

 

In Italia ha lasciato più di un segno. Il suo primo intervento fu a Napoli, nel 2004, quando nel murales “Madonna with a gun” ha rappresentato Maria in estasi con un’arma sopra di sé, evidenziando le contraddizioni sociali del capoluogo partenopeo.

 

La sua fama ormai lo precede. In mostra si possono visionare i momenti in cui alcune opere sono state battute all’asta per milioni di sterline. L’anonimo writer partito dalla periferia di Bristol è diventato un’icona per ricchi collezionisti e questo potrebbe sembrare in contraddizione con i suoi messaggi di eguaglianza e lotta alla povertà. Ma Bansky parla con i suoi disegni grazie ai quali ha fatto riflettere milioni di persone. Se il suo obiettivo era sensibilizzare l’uomo della strada sulla guerra, sulla manipolazione dei media, sulla brutalità della polizia, sulla politica ci è riuscito.

 


 

 

La mostra resterà visibile al pubblico fino a domenica 9 gennaio 2022.
Chiostro del Bramante, Arco della Pace
Biglietto unico: 15 euro
(ingresso con Green Pass e documento di identità)

 

 

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