Alfonso Sabella racconta le occasioni perse per la città di Roma

L'intervista al magistrato, nell'ambito del festival “Docu-menti", ha fornito elementi utili a giudicare l'amm.ne attuale e a indicare la strada ai futuri candidati a sindaco di Roma

Recuperiamo una serata del festival “Docu-menti. Visioni sul mondo”, organizzato dal comitato di quartiere Don Minzoni, quella del 14 settembre dove il nostro Filippo Guardascione ha intervistato Alfonso Sabella.

 

 

Lo facciamo, seppur in ritardo, perché alcune delle cose che disse Sabella pensiamo siano oggi di grande attualità sia per valutare l’operato dell’amministrazione Raggi, sia per fornire al dibattito sul prossimo sindaco di Roma qualche elemento utile al di là del carosello di nomi a cui stiamo assistendo.

 

Il dottor Sabella in quella chiacchierata è partito dal concetto di “emergenza programmata”, quella che ha trovato nell’amministrazione capitolina nel dicembre 2014 quando l’allora sindaco Marino lo nominò assessore alla legalità. Si tratta dell’emergenza continua con cui lavoravano gli uffici comunali, quella per cui l’emergenza freddo veniva sempre affrontata “improvvisamente” a dicembre anziché prevederla ad aprile, quella grazie alla quale si superavano tutte le procedure ordinarie, si evitavano quanto più possibile i bandi ricorrendo agli affidamenti diretti.

Mafia a Roma non ne ho trovata” ha detto Sabella, “ma corruzione sì, senza fine”.

Ha quindi ricordato la riforma degli impianti pubblicitari della Leonori, quella approvata dall’Assemblea Capitolina nel 2014 e poi riposta in un cassetto dall’amministrazione Raggi.

Ha raccontato della centrale unica di committenza, un progetto a cui aveva lavorato molto per snellire le procedure di gara per l’amministrazione capitolina. “Se oggi si devono comprare 15 sedie per i 15 presidenti di Municipio vanno fatte 15 gare” ha spiegato Sabella, “con tutto quello che comporta il preparare le gare, coinvolgere tutte le persone necessarie, rischiare 15 ricorsi al TAR, rischiare episodi di corruzione in ogni gare, ecc.“. Alla fine era riuscito a convincere tutti nell’amministrazione della bontà di centralizzare le procedure di gara, ma con l’interruzione improvvisa della consiliatura tutto si è bloccato.

Un’altra iniziativa che aveva proposto era uno studio dei processi amministrativi, prendendo spunto da quanto fatto dal sindaco Bloomberg a New York, perché è nella complicazione dei processi che si annida e prospera la corruzione. Ma anche quell’idea venne bloccata dalle dimissioni dei consiglieri PD per via notarile.

 

Nei suoi ragionamenti Sabella si è sempre mantenuto distaccato ed obiettivo rispetto alle dinamiche partitiche romane, ma sollecitato dal nostro Filippo ha ammesso che con l’attuale amm.ne Raggi si è fermata l’azione di ripristino della legalità che dopo lo scandalo di Mafia Capitale loro, e lui in prima persona, avevano intrapreso. Tutti i lavori che aveva preparato sono stati infatti messi in una cassa finita in chissà quale deposito: centrale unica di committenza, regolamento di polizia urbana, regolamento per l’utilizzo dei detenuti affidati ai servizi sociali, per citarne alcuni.

Ma Sabella ha voluto anche dare un messaggio di speranza. In confronto all’impegno richiesto per mettere le mani nel malaffare romano, gli arresti di Bagarella e Brusca sono stati una passeggiata di salute, ha detto il magistrato in tono di boutade. Ma ha continuato chiarendo che a suo avviso a Roma le cose si possono risolvere e pur con tutte le riserve politiche che si possono avere sull’operato del sindaco Marino, la strada del risanamento era quella che loro avevamo imboccato. L’avevano fatto puntando alla semplificazione e trasparenza amministrative cominciando ad ottenere un efficientamento complessivo della macchina comunale.

Non si capacita il dottor Sabella del perché appena se ne andarono tutto il lavoro che avevano impostato è stato preso e buttato in un cassetto.

 

Roma è una città che ancora ce la può fare ma occorre una grandissima partecipazione dei cittadini.” ha detto Sabella, ricordando che un regolamento che aveva pronto era quello sulla partecipazione civica, per approfittare e dare dignità alle innumerevoli risorse che già oggi si prendono cura di tante parti della città; anche quel regolamento è finito dimenticato in qualche cassetto.

 

 

Alla luce delle parole di Alfonso Sabella non si può non concludere che gli oltre quattro anni dell’amministrazione Raggi sono stati essenzialmente persi sul fronte dell’efficentamento della macchina amministrativa. D’altronde gli innumerevoli problemi che l’attuale amministrazione ha avuto con i bandi più disparati dimostrano proprio che le ricette indicate da Sabella erano quelle giuste e che è stato quantomeno stupido non portarle avanti.

 

I racconti di Sabella devono poi essere tenuti in grande considerazione da chiunque intenda candidarsi alla poltrona di sindaco di Roma alle elezioni del prossimo anno. Diremmo anzi che la lettura del libro che Sabella ha scritto a seguito della sua esperienza amministrativa, “La capitale infetta”, sia un passaggio fondamentale per qualsiasi candidato.

 

Peccato che, come ha spiegato lui stesso nella serata del 14 settembre, Alfonso Sabella non veda l’ora di tornare nei ranghi della magistratura, cosa che avverrà proprio nell’ottobre di quest’anno dopo i cinque anni che ha dovuto far passare dalla fine della sua esperienza amministrativa. La sua esperienza sarebbe infatti stata preziosissima a chiunque volesse affrontare i problemi di Roma alla radice. L’auspicio è che chi succederà al sindaco Raggi non commetterà lo stesso errore di ignorare il patrimonio di esperienza e competenza accumulate da Sabella e vorrà riprendere i progetti da lui avviati portandoli velocemente a realizzazione.

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