Al Corriere l’hanno fatta davvero grossa

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Questa volta il Corriere della Sera romano non ha aspettato come al solito un annetto per tornare a premere per la riconversione del cinema Metropolitan a spazio commerciale. L’ultima volta lo aveva fatto a fine dicembre scorso, a distanza di un anno da quella precedente, e noi non avevamo mancato di rimarcare la cosa.

Il nuovo articolo confezionato, è proprio il caso di dire, dal Corriere è infarcito di furbate ed inesattezze tali che lo svarione dell’errato apostrofo sull’articolo indeterminativo appare come una mancanza trascurabile, benché inaccettabile su quello che dovrebbe essere il primo quotidiano nazionale (manco il correttore automatico usano …).

 

Corriere1

La prima furbata è nel titolo, dove si parla di “restyling” del cinema Metropolitan, o nell’incipit, dove lo si definisce “progetto di riqualificazione dell’ex cinema Metropolitan”. La realtà è che il progetto presentato dalla proprietà prevede la cancellazione del cinema per creare un grande spazio commerciale. La foglia di fico con cui si vorrebbe coprire questo intervento di riconversione è una saletta da un centinaio di posti che di cinema non avrebbe più nulla ed andrebbe a fare il paio con quella ammirabile al primo piano del negozio di Luis Vuitton in piazza in Lucina, simulacro di quello che una volta era il cinema Etoile.

Il pezzo esordisce poi con la seguente frase:

Eppure il progetto di riqualificazione dell’ex cinema Metropolitan era stato ripreso dall’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini che aveva considerato una priorità il piano di rigenerazione urbana realizzato con la collaborazione tra pubblico e privato.

Che si scriva che un progetto come quello presentato per riconvertire il cinema Metropolitan fosse una priorità per l’ex assessore Berdini fa semplicemente ridere, considerato soprattutto che l’ex assessore ci ha rimesso il posto per mantenere ferme le sue posizioni sul progetto di stadio della Roma. Le norme urbanistiche prevedono che gli interventi di ristrutturazione su immobili a destinazione culturale, com’è il caso del cinema Metropolitan, mantengano la stessa destinazione per almeno il 50% della superficie. A noi risulta che l’ex assessore Berdini a questa ipotesi sarebbe stato favorevole, mentre il progetto presentato alla cultura destina uno striminzito 12%. E su questa cosa sfidiamo il Corriere ad andare a vedere col diretto interessato chi ha ragione.

 

A proposito di percentuali, dal pezzo si evince che al Corriere devono aver anche dimenticato come fare di conto. Sulla posizione della Presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, l’articolo recita:

Alfonsi vorrebbe la destinazione del 50% delle superfici di utilizzo a fini culturali, ma la destinazione del 28% ha già avuto il nulla osta delle Sovrintendenze del ministero dei Beni culturali e dei vigili del fuoco.“.

Capiamo quindi anzitutto che anche la Alfonsi vorrebbe ci si allineasse alla normativa, lasciando il 50% a destinazione culturale, mentre riguardo al 28% che avrebbe già avuto i nulla osta necessari rileviamo esserci un errore. Poco prima nel pezzo vengono infatti dati i seguenti numeri:

Sono quindi circa 1.350 metri quadrati dedicati al negozio (altri 1.300 vanno a magazzini, uffici e bar) e 330 mq al cinema.

Dunque, la superficie totale appare essere di 2.980 metri quadrati (1,350+1.300+330) per cui la percentuale di superficie occupata dalla saletta residuale è inferiore al 12% (330/2.980).

 

L’altra furbata riguarda il presunto “ultimo miglio” che mancherebbe al progetto per andare in esecuzione. Si scrive nel pezzo:

L’iter amministrativo era arrivato all’ultimo miglio.

Peccato che subito dopo si chiarisca che una volta che l’assessore avesse dato il suo assenso al progetto …

Il passo successivo è dal Dipartimento alla Giunta, poi il progetto approvato deve fare un passaggio in Consiglio comunale e in Regione per poi tornare in Campidoglio per il via libera.

Alla faccia dell’ultimo miglio! Un passaggio in Giunta Comunale, uno in Consiglio Regionale e ben due in Assemblea Capitolina.

 

A noi sembra evidente che lo sfacciato favore del Corriere per il progetto di riconversione del cinema Metropolitan in grande spazio commerciale, favore già dimostrato in più occasioni, si sia spinto questa volta ben oltre la decenza, infarcendo l’articolo di svarioni, inesattezze e travisamenti della realtà.

Nel merito del progetto sull’ex cinema Metropolitan rimandiamo ai nostri pezzi precedenti, dove abbiamo illustrato tutte le nostre perplessità. Si potrà essere o meno d’accordo con le nostre tesi, ma quello che non è corretto fare è dare un’immagine travisata della realtà per forzare le cose verso una direzione prefissata. Nel nostro piccolo ci sforziamo continuamente di evitare tali travisamenti, distinguendo nettamente le opinioni dai fatti. Che una testata con la storia ed il prestigio del Corriere della Sera finisca per mancare in certi fondamentali fa veramente specie e dimostra ancora una volta che una stampa inadeguata è parte integrante e concausa del grande problema romano.

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  1. Signor Smith

    Non conosco i progetti di “riconversione”, e dunque mi stengo dal valutarli. Non posso fare a meno di considerare che una piccola sala cinematografica aperta è meglio di una sala cinematografica gande, ma chiusa. Ci sono delle dinamiche di “movimenti” (di persone e di capitali) che si possono bloccare, ma non modificare… un cinema di quelle dimensioni, in quel posto… non ha speranza di soparvvivere in una zona non raggiungibile con i mezzi privati e che lascerebbe i clienti degli ultimi spettacoli a piedi per la cessazione del servizio pubblico.

    • Roberto

      Per favore vada a vedere la “piccola sala cinematografica” rimasta in quello che era il cinema Etoile, in piazza in Lucina, e poi mi dica se è meglio quella presa in giro o il rispetto della normativa che prevede che venga lasciato il 50% della superficie a destinazione culturale.
      E guardi che la gestione del cinema Metropolitan, prima che la proprietà rescindesse il contratto anzitempo, andava bene, avendo individuato la nicchia (che si allarga sempre di più) dei cinema in lingua originale.
      Certo, la riconversione di tutto lo spazio ad uso commerciale farebbe guadagnare molto di più, ma è per questo che ci sono le norme urbanistiche, per evitare che la citta divenga un enorme centro commerciale senza possibilità per le persone di fare altro che non sia mangiare o fare acquisti.
      Peraltro la proprietà quando ha comprato l’immobile sapeva che era un cinema e che un’eventuale ristrutturazione avrebbe dovuto mantenere almeno il 50% a destinazione culturale. Legittimo il loro tentativo di massimizzare l’investimento puntando a quasi azzerare lo spazio culturale, ma un’amministrazione che abbia a cuore l’interesse dei cittadini e della città deve opporsi a certe forzature.
      O no?

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