Retake ripulisce l’area intorno allo Stadio Flaminio. Ma il Comune?

 

Ieri mattina i volontari di Retake Roma si sono ritrovati allo stadio Flaminio per la pulizia delle aree circostanti l’impianto sportivo. Il magnifico ma decrepito stadio, progettato da Pierluigi Nervi con il figlio Antonio, giace inutilizzato da anni, emblema del degrado causato dalla sciatteria che riguarda tutti i livelli del potere burocratico.

Il Flaminio non è uno stadio qualsiasi, è un vero e proprio monumento dell’architettura razionalista, simbolo delle Olimpiadi del ’60 e luogo culto per diverse generazioni di tifosi e appassionati di musica. Incredibile che non siano riusciti a garantirne la continuità di uso, condannandolo all’incuria e all’abbandono. Una lunga serie di traversie, riassunta nella cronologia di carteinregola, ha condotto alla situazione di degrado che conosciamo: sporcizia, vandalismo ed emarginazione. L’ultimo caso, in ordine di tempo, quello del barbone trovato morto il 2 febbraio all’interno dello stadio.

Ieri si è lavorato per restituire decoro all’area circostante, grazie all’impegno congiunto di Retake e dell’Istituto per il Credito Sportivo – che ha coinvolto personaggi del calibro di Francesco Totti e Sergio Parisse – e con il patrocinio di  Roma Capitale insieme a Fondazione Musica per Roma. E’ proprio a loro che ci rivolgiamo.

Se credono veramente nell’iniziativa, se la loro adesione è convinta e non di facciata, in ossequio al principio di reciprocità, si impegnino in modo proattivo. Lo stadio Flaminio è solo il centro del raggio del degrado che si estende anche al Parco della Musica. Per tacere degli innumerevoli problemi che attanagliano il Flaminio – giardini incolti, muri pieni di scritte deturpanti, sosta selvaggia – ricordiamo che siamo a due passi dal Palazzetto di Viale Tiziano anch’esso fatiscente e rovinato. Tutta la zona dell’Auditorium è punteggiata da cartelloni dalla dubbia regolarità. Gli splendidi giardini pensili di Renzo Piano non sono visibili dalla strada, quando si percorre il viadotto di Corso Francia. E il motivo è presto detto: un fitto strato di graffiti ricopre le barriere antirumore in plexiglass.

 

Una situazione documentata in occasione della Festa del Cinema in un reportage rilanciato dal programma di Radio1 “Zapping”. Un degrado generalizzato e diffuso, che compromette gli elementi estetico formali dello scarabeo dell’auditorium. Perché il comune non interviene? Usare i volontari per farsi bello, non è bello. Chi spende tempo e risorse per il bene comune deve essere ripagato da un’amministrazione attenta e lungimirante. Musica per Roma non tiene all’immagine e al prestigio della propria struttura?

Allora, se il Palazzetto di Nervi (e Vitellozzi) non vale meno dello stadio Flaminio di Nervi, e se ci teniamo ad accogliere nel miglior modo il pubblico della musica live internazionale, che accorrerà certamente numeroso al Roma Summer Fest dell’Auditorium, perché il Comune non decide autonomamente di riqualificare la zona di Piazza Apollodoro e Viale De Coubertin?

 

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