Un curioso almanacco che invece di celebrare i santi, ricorda i matti. Molti di questi, considerati folli al loro tempo, erano in realtà geni assoluti. Il ricavato andrà ad un centro per il disagio

E se i nostri giorni non fossero scanditi dal ricordo della morte dei Santi? Se accanto  a nomi illustrissimi della chiesa affiancassimo anche le vite straordinarie e assurde dei “matti”?
Alla base di queste domande vi è un progetto editoriale davvero interessante che vogliamo segnalarvi in questa ultima domenica di ottobre.

Parliamo di “Almamatto. Un matto al giorno. 365 tipi strani (+1) che hanno cambiato il mondo” (Baldini+Castoldi) di Giampietro Savuto.

In questo particolare calendario, non c’è in pratica un giorno che non sia legato a un matto, più o meno geniale, in parte riabilitato e in parte no. Un volume unico nel suo genere.

 

Nel dizionario Treccani nelle prime descrizioni di “matto” troviamo gli aggettivi di “stupido” e “stolto” nell’uso antico, mentre in quello moderno “persona che non possiede, o non possiede interamente, l’uso della ragione…”. Per quale motivo allora dovrebbe incuriosirci un calendario di persone fuori da ogni contesto logico?

Come ha sottolineato la Fondazione Lighea il calendario altro non vuole essere che un’arma per riflettere sulla malattia mentale “per combattere lo stigma” e per agire affinché il cambiamento sia concreto e immediato. Ribadisce il presidente della fondazione: “I matti ci incuriosiscono, ci costringono a riflettere, ci cambiano lo sguardo, ci mettono davanti ai nostri fantasmi, non ci lasciano mai indifferenti”.

E per forza di cose siamo costretti a dar credito alle parole di uno psicoterapeuta di lungo corso. Dobbiamo fidarci di chi di matti ne ha incontrati davvero tanti e tutti i giorni. Una frequentazione che gli ha permesso, come continua a sottolineare, di prendere coscienza di alcuni coni d’ombra della sua vita che prima gli erano ignoti.

Tutti i proventi delle vendite di Almamatto saranno destinati a una raccolta fondi per realizzare, a Milano, un Centro di Crisi di Lighea Eos Impresa Sociale. La nascita di un Centro di Crisi costituisce un tassello importante per creare uno spazio in cui i pazienti, in stato di disagio mentale soprattutto acuto, trovino protezione e ascolto, intraprendendo un percorso terapeutico che permetta loro di alleviare e mettere ai margini quegli impulsi distruttivi e autodistruttivi.

La struttura avrà 20 posti letto e cercherà di porsi come alternativa ad un vero e proprio ospedale con un concetto di terapia che non si fermi al solo approccio farmacologico, il centro infatti garantirà diversi servizi: ambulatorio, day hospital, centro diurno, comunità e residenzialità assistita.

Nel momento in cui la “follia” comunica soprattutto l’incomprensibilità di quell’essere altro, il Centro Crisi si pone come un avamposto dove proprio quell’estraneo possa esprimersi realmente trovando la giusta protezione.

 

Torniamo allora al calendario. Tra i tanti “matti” del giorno non mancano celebrità e personaggi storici, come Colombo o Galileo Galilei, uomini e donne considerati dalla storia come superiori, illuminati e geniali ma relegati nella loro contemporaneità a etichette poco elogiative, visti, difatti, come inetti, folli, non in grado di vivere appieno nella loro società. In Almamatto, accanto al matto del giorno è stato poi inserito anche quello del mese (il giorno 11 di ciascun mese), ovvero un personaggio dedicato al mondo letterario ideato dalla penna di grandi scrittori.

La follia, in questo divertente volume, rappresenta la leva su cui si sono innescati i più grandi cambiamenti del mondo. Addentrarsi nelle vite di questi protagonisti non significa soltanto capire il portato della loro sofferenza ma toccare con mano come, alla fine, il comune denominatore era  “l’amore variamente declinato: come mancanza di amore, insufficienza di amore, richiesta di amore, eccesso di amore, desiderio di amore”.

 

Ma se tutto questo non bastasse a incuriosire e accattivare il lettore, l’autore si spinge oltre: di fianco ad alcune storie si può godere di un piccolo setting terapeutico, ovvero un lettino stilizzato, in cui l’autore ricostruisce un’ipotetica seduta terapeutica con il soggetto “folle”, arrivando ad esprimere delle considerazioni finali, cliniche, sulla devianza dell’immaginario del paziente.

L’importanza del lettino viene chiarita nella premessa:

Il lettino racconta…

Noi non ci «curiamo», noi siamo cura.

Il lettino dello psicoterapeuta, reale o simbolico, è il luogo della cura, uno spazio altro, un altrove, in cui è possibile dare voce all’ansia, all’angoscia, all’inquietudine costitutiva dell’essere umano, far emergere sentimenti ed emozioni, amore e odio, gioia e dolore, desiderio e rassegnazione, speranza e delusione, slancio vitale e inerzia mortifera…
Il lettino ha visto sdraiarsi tante persone sofferenti, espressione di un’umanità ferita. Ha loro offerto un luogo dove riflettere, fantasticare, avere la possibilità di ripensarsi, di sognare, a volte trovare pace. Il lettino non giudica, non formula diagnosi, dona l’occasione di acquisire maggiore consapevolezza di sé, ma anche la possibilità di abbandonarsi alla regressione. Soprattutto aiuta a capire che la vita è per tutti rischio, che l’inquietudine è comune a tutti gli umani, che il disagio psichico è spesso indice non di mancanza, ma di maggiore intensità di sentimenti e di emozioni, di una sensibilità più fine e quindi più facilmente ferita. Chi ne soffre è come un individuo privo di pelle che qualsiasi tocco fa dolorosamente sanguinare. Il lettino diventa allora morbida culla protettiva, da cui alzarsi con maggiori difese, ma anche chi la pelle ce l’ha può trarre profitto da un viaggio avventuroso alla ricerca della propria identità più autentica.

 

Dunque, in parte o del tutto, ognuno di noi è chiamato a ricercare la propria identità più autentica e leggere il matto del giorno in cui potersi rispecchiare non è altro che l’inizio di un percorso.
Invitando tutti a sostenere l’iniziativa della creazione del Centro di Crisi vi lasciamo al matto di oggi: 31 ottobre Harry Houdini, illusionista (1874 – 1926). Mago per vocazione…
Buona lettura!

“La follia è incantesimo maligno, delirante gioco di assoluto, attrazione per il vuoto, vertigine dell’abbandono totale, della perdita di sé. L’unico modo per sfuggire alla sua seduzione mortifera consiste nella capacità di accoglierla e di imparare a conviverci come si fa con i sogni”.

 

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Una risposta

  1. Buongiorno, mi chiamo Gea Zema nel 2019 ho scritto e pubblicato “un matto al giorno” per la PSE. Mi chiedo come risolvere questo problema con il libro che proponi e che ha il titolo del mio.

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