Trasparenza degli atti: dal FOIA del Ministro Madia alla fojetta dell’assesso#RA Marzano

 

Flavia Marzano1
Flavia Marzano

 

 

In questi giorni il dibattito politico in Campidoglio si è arricchito di un nuovo capitolo. Tra il concordato ATAC, lo sgombero di Via Curtatone, il bilancio consolidato da approvare entro il 30 settembre con l’ennesimo cambio di assessore, è comparsa la nuova delibera sulla trasparenza (Regolamento per il diritto di accesso ai documenti, ai dati e alle informazioni).

Anticipato da la Repubblica, ha suscitato una vivace discussione. Cerchiamo di capire perché.

Anche in Italia dopo molti anni – soprattutto se confrontato con l’esperienza ultradecennale dei paesi anglosassoni – siamo passati dall’accesso agli atti amministrativi concesso solo ai diretti interessati per fini di tutela dei propri diritti, all’accesso civico per il controllo diffuso – attraverso le informazioni – delle istituzioni e la partecipazione al dibattito pubblico. Un pilastro per la trasparenza della pubblica amministrazione, denominato FOIA – Freedom Of Information Act (Legge sulla libertà di informazione).

La proposta di delibera capitolina che dovrebbe attuarlo investe una questione fondante del movimento politico che governa Roma dall’anno passato: la trasparenza, uno dei vessilli dei 5 Stelle.

Tralascio alcune importanti questioni giuridiche che sarebbe qui lungo e, forse, noioso trattare e che ne minano, molto probabilmente, la legittimità in relazione alle norme di legge da cui discende (D. Lgs. 33/2013), alla Circolare del Ministero (n. 2/2017) e alle Linee guida dell’ANAC (del. 1309/2016).

Mi concentro, invece, sugli articoli 39 e 40 che hanno sollevato allarme e sconcerto, a mio avviso decisamente fondati.

Il primo di essi riguarda l’accesso alle informazioni da parte di organi di informazione e degli altri soggetti diffusi della società civile. La differenza tra la circolare governativa e la proposta delibera compare già nel titolo: per il Ministro Madia è “Rapporti con media e organizzazioni della società civile” per Roma Capitale è “Rapporti con i media e social network”. Palazzo Vidoni spiega “[…] occorre tener conto della particolare rilevanza, ai fini della promozione di un dibattito pubblico informato, delle domande di accesso provenienti da giornalisti e organi di stampa o da organizzazioni non governative, cioè da soggetti riconducibili alla categoria dei “social watchdogs” […]. Nel caso in cui la richiesta di accesso provenga da soggetti riconducibili a tale categoria (cioè da media e organizzazioni, ndr) si raccomanda alle amministrazioni di verificare con la massima cura la veridicità e la attualità dei dati e dei documenti rilasciati, per evitare che il dibattito pubblico si fondi su informazioni non affidabili o non aggiornate”. Quindi, non solo nessun ostacolo o discrezionalità nel fornire dati e informazioni richieste, ma anzi uno scrupolo ancora maggiore rispetto a quello già necessario per le richieste di qualsiasi altra persona.

Il Campidoglio, dopo aver usato al comma 1 più o meno le stesse parole, aggiunge, però, un secondo comma nel quale dispone: “I Dirigenti chiamati all’attuazione […] tengono in considerazione il rilievo pubblico, il potenziale uso strumentale ed il danno all’immagine che le risposte dell’Amministrazione possono generare attraverso la loro pubblicazione sui social network, sui blog o sulle piattaforme web realizzate per la promozione e la difesa del diritto di accesso all’informazione”, rovesciando completamente lo spirito della norma e attribuendo un ingiustificato e molto ambiguo potere discrezionale agli Uffici nel decidere se e cosa fornire alle richieste di accesso. Ci sono due alternative: o non si sanno più scrivere le delibere oppure qualcuno potrebbe essere portato a pensare che la comunicazione ci sarà soltanto se i 5 Stelle fanno bella figura…

Tra l’altro, tale previsione contrasta con la scelta fatta da Governo e Parlamento, anche su insistenza delle associazioni che si sono battute perché ci fosse il FOIA in Italia: ridurre il più possibile e solo a fattispecie chiare e ben identificate (ad esempio la sicurezza nazionale) i casi di rifiuto da parte dell’Amministrazione di fornire le informazioni.

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Veniamo ora all’art. 40 che disciplina l’accesso degli amministratori (consiglieri e assessori capitolini e municipali). Ricalca più o meno l’art. 20 del vigente regolamento (delibera di Consiglio comunale 203/2003), ma con due commi aggiunti, in uno (comma 2) si dispone: “Le richieste di accesso degli Amministratori non possono essere generiche, emulative e di ingiustificato aggravio per gli uffici”. E nell’altro (comma 3) è scritto: “Il diritto di accesso degli Amministratori non può interferire con il buon funzionamento dell’Amministrazione né dar luogo ad elaborazioni delle informazioni finalizzate alla formazione di nuovi documenti”. Con tali novità si restringe chiaramente le possibilità di accesso di consiglieri e assessori e, soprattutto, si concede anche qui una discrezionalità al di fuori della legge e dell’equilibrata dialettica tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione. E si è anche fuori dal recinto dell’art. 43 del TUEL. Non esiste una norma simile neanche tra i regolamenti di Camera e Senato, ma lì – si potrebbe pensare maliziosamente – i 5 Stelle sono opposizione…

Dalla lettura si evince, a mio avviso, quanto la preoccupazione manifestata abbia più di qualche giustificazione.

E davvero fuori luogo è apparso l’atteggiamento supponente dell’Assesso#RA Flavia Marzano, sugli scudi con una ottusa difesa del provvedimento. Evidentemente a corto di risultati tangibili del suo Assessorato si è lanciata su facebook con uno spericolato post nel quale definisce la notizia de la Repubblica “una vera e propria fake news” e, citando solo parzialmente (pro domo sua) l’articolo 39, posta la foto dell’articolo con su scritto a caratteri rossi “BUFALA”. Non scoraggiata, poi, dalle critiche giunte da più parti, ha continuato su Twitter tra l’infastidito e il beffardo concludendo per coloro che le richiedevano di mostrare il testo con l’italica scusante: Ma è agosto… (segnalo sommessamente che l’Assesso#RA ha la delega sia all’innovazione che alla comunicazione, e quindi la mancata pubblicazione di un’informazione sul sito istituzionali è sotto la sua diretta responsabilità. E comunque ad agosto sul sito sono apparse numerose informazioni, non tutte fondamentali…).

Un raro esempio di innovazione! Due giorni dopo (passato il fine settimana di riposo) riscopre il file .pdf della proposta e, finalmente, lo mette a disposizione, forse perché ormai il documento – arrivato ai Municipi per richiedere il loro parere – ha cominciato a circolare per conto suo…

Sono convinto lo troveremo pure negli utilissimi Punti Roma Facile…

Dobbiamo concludere che, probabilmente, l’italiano per l’ineffabile assesso#RA ha una valenza diversa dalle comuni regole. Difficile dimenticare, infatti, una rara perla di un anno fa allorquando, dopo che per settimane Virginia Raggi e Paola Muraro avevano negato di aver ricevuto avvisi di garanzia salvo poi ammettere l’esistenza di un’indagine in corso sull’Assessora all’Ambiente, ebbe ad affermare: “Non hanno mentito, tacere è diverso”!

Tra l’altro l’Assesso#RA e i suoi collaboratori, stretti dalla pubblicazione del testo da parte di altri, sono arrivati a rispondere a civilissime critiche costruttive con “ci vedremo al TAR”! Un esempio di trasparenza e partecipazione. E hanno poi fatto un incontro “spintaneo” solo con l’associazione della stampa (ma il FOIA non è uno strumento per tutti i cittadini? O solo per i giornalisti?) annunciando che cambieranno il regolamento… che intanto proprio in questi giorni è all’attenzione dei Municipi, chiamati, dunque, a esprimersi su un regolamento che gli stessi estensori (mah!) dichiarano di voler cambiare…

Insomma, nulla di nuovo rispetto agli ultimi 14 mesi. I 5 stelle non sopportano critiche o confronti, fanno comunicazione a senso unico e concepiscono l’informazione soltanto come propaganda, nell’esperienza romana più opaca che si ricordi.

Partecipazione e trasparenza, simboli e totem che valgono per il movimento solo quando è all’opposizione, salvo cancellarli quando si trova al governo della cosa pubblica.

Non disperiamo, tuttavia, che nell’approvazione finale l’Assemblea Capitolina o magari la stessa assesso#RA possano avere un sussulto di trasparenza. E’ improbabile ma “senza la speranza è impossibile trovare l’insperato”…

 

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