#StradeNuove ma metodi vecchi

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Il 18 marzo scorso il Sindaco Raggi annunciava su “Il blog delle stelle” l’operazione #StradeNuove con questo, come al solito “modesto”, testo:

 

“L’operazione #StradeNuove è partita. Possiamo dirlo, ora che sono iniziati i primi lavori (alcuni già conclusi) per affrontare, come nessuno ha fatto prima, uno dei problemi più sentiti dai romani: le buche stradali.

Quello che vedete è solo un assaggio del programma di manutenzione ordinaria delle strade di competenza di Roma Capitale che, nel giro di un anno, vedrà l’apertura di cantieri in tutte le zone della città per una spesa totale di circa 85 milioni di euro.

Presto presenteremo nel dettaglio contenuti, costi, tempi dell’operazione e gli strumenti con cui i cittadini potranno costantemente verificare l’avanzamento dei lavori.
Per il momento, voglio sottolineare che la nostra amministrazione ha chiuso quasi tutte le gare per l’aggiudicazione dei cantieri, abbandonando per sempre il ricorso agli interventi ‘spot’ del passato, spesso affidati con procedure che in qualche caso sono finite nelle inchieste di Mafia Capitale.

I nostri sono tutti appalti assegnati con procedure a evidenza pubblica. E mettiamo a sistema le attività di manutenzione per affrontare il problema delle buche in modo strutturale. Altro che i ‘rattoppi’ a cui eravamo abituati.
Le immagini mi pare parlino da sole: questi sono lavori fatti bene, puliti, efficaci. Queste sono #StradeNuove.”

 

 

Non vogliamo qui giudicare i lavori fatti, quand’anche da più parti siano state avanzate critiche argomentate che, come al solito, non hanno visto lo straccio di una risposta circostanziata.

Ci chiediamo però il significato che il Sindaco Raggi dia all’avverbio “presto”. Passato infatti più di un mese dall’annuncio dell’operazione, non ci pare siano disponbibili da nessuna parte i dettagli dei “… contenuti, costi, tempi dell’operazione”, “… gli strumenti con cui i cittadini potranno costantemente verificare l’avanzamento dei lavori”.

Non è cosa di poco conto in quanto la situazione della città è a dir poco disastrosa, per colpe che ovviamente non ricadono sull’attuale amministrazione, e senza un minimo di indicazioni su quando ci si potranno aspettare gli interventi su questa o quella strada i cittadini non possono che prendersela con chi ha al momento il timone della baracca.

Tanto per circostanziare un po’, quand’è che chi transita quotidianamente su viale Gregorio VII, o viale Cina, o via Walter Tobagi, o piazza Vittorio, o via Aurelia può aspettarsi di smettere di imprecare per ognuna delle centinaia di buche che sollecitano gli organi meccanici della sua moto o auto oltre che il suo sistema nervoso (e la schieda dorsale per i motociclisti)?

 

Non possiamo aspettarci che il problema delle strade di Roma venga risolto con la bacchetta magica, ma vedere un piano convincente che finalmente ci siamo, che è solo questione di tempo per tornare ad un minimo di normalità, questo sì ce lo aspettiamo tutti ed anzi lo considereremmo dovuto.

Più passa il tempo aspettando i “dettagli” annunciati più però sorge il sospetto che tutta la paventata organizzazione fosse più una pia illusione che una cosa reale.

Peraltro c’è anche un altro elemento che fa seriamente dubitare dell’efficacia del presunto piano messo in campo dall’amministrazione per affrontare il problema “buche” a Roma: come fa il governo cittadino a gestire una questione così ingarbugliata e complessa nel perdurare la vacanza dell’assessore ai lavori pubblici?

Sarebbe come dichiarare di avere un piano per affrontare la questione rifiuti senza avere un assessore all’ambiente a bordo.

Tutto possibile, per carità, ma ci si consentirà di dubitare senza essere accusati di essere prevenuti? (purtroppo temiamo di no)

 

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