Si è aperta l’asta per chi offre di più a certe lobby e il PD rilancia!

Invece di rispondere con proposte ragionevoli e fattibili per il commercio in tempi di COVID19, il PD capitolino presenta una proposta che aumenta solo i benefici agli esercenti promessi dal M5S. Qualcuno che pensi alla cultura c'è?

Solo due giorni fa abbiamo parlato di come a Roma a fronte di un’amministrazione capitolina incapace e pasticciona vi sia un’opposizione se possibile anche peggiore.

Ebbene giusto il giorno dopo, il PD romano ha organizzato una conferenza stampa per presentare una sua proposta di delibera.

Su cosa sarà mai stata questa proposta? Un tentativo forse per migliorare una mobilità cittadina priva di un piano organico per la fase 2? Oppure un programma per sostenere il commercio cittadino cercando di evitare che quasi 27.000 negozi di vicinato possano non riaprire, come previsto da uno studio della CNA di Roma?

Niente di tutto questo, perché la proposta di delibera presentata dal PD riguarda la possibilità per bar e ristoranti di ampliare le concessioni di suolo pubblico o di ottenerne di nuove. Una storia già sentita vero?  Questa infatti è l’ossessione che da qualche settimane si è impadronita dell’amministrazione Raggi la quale non fa che annunciare misure per aiutare bar e ristoranti ad allargarsi sulla strada per recuperare lo spazio perso a causa del distanziamento da COVID19.

 

La proposta del PD scimmiotta abbastanza quelle già anticipate dall’amministrazione Raggi ma rilancia alla grande sulle misure a favore degli esercenti:

– al 35% di ampliamento proposto dal M5S il PD risponde arrivando al 50%!?!

– alla COSAP abbonata per il 2020, proposta dal M5S, il PD risponde con esenzione estesa anche a tutto il 2021 e, udite udite, cancellazione anche della TARI!?!

– e per non farsi mancare nulla il PD propone anche la totale sburocratizzazione del processo di rilascio delle concessioni affidando il tutto ad una semplice presentazione della SCIA, che poi eventualmente ci penseranno i vigili a fare i controlli.

 

Ricordiamo ancora una volta che questi provvedimenti riguardano una percentuale minima dell’intero commercio romano, mentre della grandissima parte di esso nessuno sembra occuparsi, né la maggioranza né tantomeno il PD. Ma evidentemente questa piccola parte del commercio è capace di raggiungere in maniera molto efficace sia l’amministrazione capitolina che l’opposizione in Assemblea Capitolina, riuscendo a scatenare una competizione tra di loro per chi offre di più.

 

Come abbiamo cercato di fare con l’amministrazione capitolina, proviamo a spiegare al PD romano i problemi che la sua proposta pone.

 

A concentrarsi in maniera maniacale sulle esigenze dei soli esercizi di somministrazione si perde di vista l’esigenza primaria di assicurare il necessario distanziamento tra le persone, tutte le persone, a partire da quelle che transitano semplicemente su strade e marciapiedi. Se infatti si dovessero realizzare tutti gli ampliamenti e tutte le nuove concessioni promesse, in moltissimi luoghi del centro storico non sarà più possibile transitare rispettando il metro minimo di distanziamento dagli altri. A ben pensarci anzi, ci sarebbero da rivedere alcuni dei criteri prima adottati per rilasciare le concessioni: si è sempre lasciato, ad esempio, uno spazio di due metri a disposizione dei pedoni sui marciapiedi ma una tale misura è ora insufficiente ad evitare l’eccessiva vicinanza delle persone per cui andrebbe estesa immediatamente.

 

Un altro problema è il concedere così tante risorse (COSAP e TARI abbonate fino alla fine del 2021!?!) ad un’unica minoritaria categoria di esercenti, lasciando tutti gli altri senza lo straccio di un aiuto e così condannandone moltissimi alla chiusura. Con la sola COSAP annullata per il 2020 l’amministrazione Raggi aveva valutato minori introiti per circa 90 milioni; aggiungendoci la TARI ed estendendo la misura a tutto il 2021 vuol dire prevedere un regalo di centinaia di milioni a pochissimi fortunati, senza neanche cercare di capire chi ne avesse davvero bisogno e chi invece riuscirebbe a cavarsela anche senza.

 

Infine la promessa completa sburocratizzazione del processo di rilascio delle concessioni non potrà che portare all’esplosione completa dell’abusivismo. Già oggi infatti stime prudenziali parlano di una percentuale di abusivismo in materia di OSP superiore al 50%, con moltissimi locali che occupano il suolo pubblico senza alcun titolo da anni a causa di una normativa che favorisce gli abusi. Dare il messaggio che ci sia quasi un diritto divino ad espandere il proprio esercizio su strada non potrà che portare a centinaia, forse migliaia di abusi che la Polizia Locale non potrà in alcun modo controllare.

L’aggravante di una tale situazione è che in tempi di COVID19 gli abusi in materia di OSP potranno facilmente comportare veri e propri blocchi per il transito pedonale con innumerevoli rischi di contagio non solo per gli avventori dei locali ma anche per chi volesse solo transitare su una strada o su un marciapiede.

Un altro aspetto che pare la proposta del PD non abbia minimamente considerato è l’enorme aggravio che subiranno i lavori degli uffici tecnici e commercio dei municipi, soprattutto quelli del Municipio I dove è localizzata la stragrande maggioranza delle OSP. Senza quindi prevedere un consistente aumento degli organici di tali uffici le prevedibili migliaia di pratiche che verranno presentate dagli esercenti non potranno essere lavorate e così sarà per gli eventuali processi sanzionatori avviati dalla Polizia Locale.

 

È chiara insomma la natura puramente propagandistica della proposta presentata dal PD, priva di una qualsiasi considerazione dell’interesse pubblico e della necessità di assicurare condizioni di sicurezza per tutti i cittadini. Si tratta di norme chiaramente tese a lisciare il pelo alla potente categoria dei bar e ristoranti del centro storico e il cui unico risultato sarebbe la deregolamentazione più totale con l’impossibilità di assicurare l’indispensabile distanziamento tra le persone.

Non stupisce, da ultimo, che alla presentazione di questa “proposta capolavoro” abbia partecipato la presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, colei che con il fare omissorio della sua amministrazione ha consentito al Comune di sottrarre alcune competenze in materia di OSP ai municipi e che è corresponsabile dell’abusivismo diffuso in tutto il centro storico di Roma.

 

Una forza politica responsabile e che avesse a cuore gli interessi di tutti i cittadini, degli esercenti (tutti!) così come del resto della popolazione, avrebbe elaborato una proposta che mettesse al primo posto la sicurezza delle persone, siano essi gli avventori o i lavoratori dei locali così come i pedoni in transito o le persone che vivono negli stabili dove i locali sono situati, prevedendo l’estensione su strada laddove possibile ma escludendola dove essa metterebbe in pericolo le persone. Nel contempo si potrebbe incentivare l’apertura di nuove attività, o lo spostamento di quelle senza possibilità di espansione, verso luoghi della città dove vi sono gli spazi necessari a garantire la sicurezza di tutti, prevenendo i problemi che un riaccendersi della movida potrebbe causare.

L’amministrazione non sembra ancora esserci arrivata, ma possibile che neanche quelli del PD si rendono conto che in tempi di COVID19 le strade traboccanti di gente della movida trasteverina non sarebbero più sostenibili?

Bisognerà aspettare qualche provvedimento restrittivo del Prefetto per evitare l’esplodere dei contagi a Roma a causa della movida?

 

 

P.s.: ma qualche forza politica che voglia provare a pensare a qualcosa per il mondo della cultura a Roma esiste? Tutti a spintonarsi per regalare decine e centinaia di milioni a quelli che in qualche modo riusciranno a ripartire (e siamo contenti per loro, sia chiaro) mentre non c’è nessuno che provi ad immaginare come poter far ripartire le tantissime componenti di quella che era l’offerta culturale a Roma, che già non brillava grazie a quella sorta di ectoplasma che ci ritroviamo come assessore alla cultura.

Peraltro se è lo stesso ministro della cultura Franceschini che si appassiona più ai tavolini che a musei e attività culturali …

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